Atletico, senti Compagnone: «Siamo un super gruppo, ho grande fiducia»

«Voglio aiutare la squadra, finalmente sono in un ambiente sano», così Compagnone, bomber dell’Atletico, dopo la doppietta da tre punti

Due vittorie nelle prime tre partite e doppietta decisiva all’ultimo secondo: questa la partenza stagionale dell’Atletico Casini Spedalino di Riccardo Compagnone & co. Il bomber è reduce da un’annata travagliata, tra infortuni e pochi gol segnati, ma in maglia arancio-blu le cose sembrano iniziate in modo decisamente migliore. Compagnone ha deciso di raccontarsi ai nostri microfoni non solo per parlare della stagione in corso, ma anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

DOPPIETTA ALLO SCADERE E PRIMI TRE PUNTI, RACCONTACI LE TUE SENSAZIONI

«È stata una vittoria incredibile. Andare sotto uno a zero e ribaltarla con un gol al 93′ non succede spesso, ma è sempre una grandissima gioia, soprattutto per noi attaccanti. Ovviamente sarebbe stato più semplice andare in vantaggio e gestirla, ma è anche il bello del calcio. Come ho vissuto il confronto col grande ex Ciaccio? Sinceramente non ci ho nemmeno pensato. Antonio lo conosco, è un bravissimo ragazzo e penso che gli abbia fatto piacere ritrovare i vecchi compagni. Per me era una partita come le altre. Ovviamente, visto l’epilogo, posso dirti che sono contento perché la dirigenza ha sempre creduto molto in me e ripagare questa fiducia mi sembra il minimo».

PERCHÉ HAI SCELTO L’ATLETICO E QUALI SONO GLI OBBIETTIVI STAIONALI? SIA PERSONALI CHE DI SQUADRA

«Essendo neopromossi l’obbiettivo è sempre la salvezza, però onestamente io credo in qualcosa di più. Non voglio sbilanciarmi ovviamente, ma vedo una squadra compatta e vogliosa. Secondo me potremo toglierci tante soddisfazioni. In queste categorie è il gruppo a fare la differenza, non i grandi nomi. Ne ho avuto la conferma l’anno scorso a Quarrata. Io punto sempre al massimo, gioco per vincere a prescindere da tutto, poi vedremo man mano dove potremo arrivare. L’impegno in Coppa Toscana col Tempio Chiazzano è già un bel banco di prova, sarebbe bello fare strada nella fase ad eliminazione diretta. Ho scelto l’Atletico perché mi hanno trasmesso grande fiducia fin da subito. L’anno scorso è stato particolarmente turbolento sotto numerosi punti di vista e volevo una realtà in cui calarmi a pieno. Quando non ti trovi bene con squadra e società è sempre difficile esprimersi al meglio. Qui mi sono sentito voluto fin da subito, e questo per un calciatore fa tutta la differenza del mondo. Conoscevo il gruppo e i ragazzi, sapevo che avrei trovato un ambiente sano e con persone di valore dentro. Non volevo più esser visto solo come un numero».

Compagnone in campo alla Coppa Vannino 2024

PUOI RACCONTARCI MEGLIO COS’È SUCCESSO L’ANNO SCORSO?

« È stata un’annata storta fin da subito, ogni tanto succede purtroppo. Avevo appena vinto il campionato con Monsummano e segnavo almeno 20 gol da otto stagioni consecutive. Andai al Quarrata perché mi sembrava la squadra più attrezzata per vincere la Prima categoria, ma sinceramente fu una scelta sbagliatissima. A questi livelli il gruppo è tutto e da noi non fu mai unito. Con l’allenatore (Francesco Fabbri, ndr) non riuscii mai a stabilire alcun tipo di legame. C’erano continuamente scontri, sia con me che con altri compagni. Alla fine i risultati hanno parlato chiaro: se chiudi ottava e a -25 dalla capolista significa che il metodo usato non è quello giusto. Il gioco espresso non era neanche male, ma c’era zero feeling. In queste categorie non puoi pretendere che il calcio sia la tua vita, tutti i giocatori hanno anche un lavoro e una famiglia a cui pensare. Il calcio, soprattutto per noi, deve essere anche un divertimento, altrimenti non vai da nessuna parte».

ANCHE AI GIOVANI VIA NOVA LE COSE NON SONO ANDATE BENE, COME MAI?

«A gennaio decisi di cambiare aria perché la situazione a Quarrata era diventata insostenibile. Purtroppo, poco dopo la firma col Via Nova, mi infortunai e dovetti saltare diverse partite. Appena rientrato presi un rosso – il primo in carriera- e fui squalificato per quattro gare. Quando le annate nascono storte c’è ben poco da fare. Mi dispiaceva molto per la situazione, anche perché mister Patrizio Pazzini lo conosco da quando sono nato e ci sono ancora in ottimi rapporti. Purtroppo però la squadra è sembrata contraria fin da subito all’acquisto mio e di Citera. Siamo sempre stati visti come un corpo estraneo e non siamo riusciti a legare col resto del gruppo. Non mi sento però di farne una colpa a nessuno, era una situazione difficile ed è andata così».

Compagnone in azione nel playout dello scorso maggio perso dal Via Nova

RACCONTACI QUALCOSA DEL TUO ULTIMO ANNO A MONSUMMANO, DECISAMENTE PIÙ FELICE SOTTO VARI PUNTI DI VISTA

«Fu una grande stagione: segnai 22 gol e vincemmo il campionato. Feci anche tante gare da capitano, il che mi rendeva veramente orgoglioso. A fine anno fu mia la scelta di separarmi dal club. Il Monsummano mi aveva offerto la fascia a tempo pieno e un ruolo centrale nel progetto, ma dovettero fare diversi tagli al budget e l’offerta del Quarrata era irrinunciabile. Lavorando a Firenze mi tornava anche molto comodo a livello logistico. Magari è un po’ brutto a dirlo, ma sinceramente tra Prima e Promozione cambia poco. Nella mia visione non aspiro a diventare un calciatore professionista, ormai è troppo tardi. Mi è sembrato giusto soffermarmi anche sull’aspetto economico. Avendo una famiglia da mantenere bisogna pensare anche a quello e non solo a sé stessi».

L’attaccante con la divisa del Monsummano nella stagione 22/23
Gabriele Cecchi
Gabriele Cecchi
Nato nel 2001, laureato in Scienze della Comunicazione. Da sempre grande appassionato di sport e scrittura. Una domenica senza calcio non merita di essere vissuta.

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