Basket, Andrea Cempini si ritira: il quinto marcatore della storia abbandona il parquet

Andrea Cempini, quinto miglior marcatore della storia della pallacanestro italiana, ha deciso di lasciare il basket giocato. La nostra Virginia Bagni lo ha intervistato per noi

Il bello di questo lavoro (ma più dello sport in generale) è che a volte riesci a vivere anche di emozioni che non sono tue. Così è stato quando mi sono ritrovata a parlare con Andrea Cempini, cestista classe 1970, che ha deciso proprio qualche giorno fa di dare l’addio al basket giocato, dopo una carriera che lo ha visto dominare tirando a canestro.

Non a caso, con la bellezza di 15.419 punti messi a segno in totale, è il quinto marcatore della storia della pallacanestro italiana, dietro a giocatori del calibro di Mario Boni e Giuseppe Frascolla (tanto per dire). Negli anni sono tante le canotte indossate dal giocatore originario di Pisa, tra cui spicca tra tutte quella della Virtus Bologna con cui ha militato nella massima serie.

Andrea, andiamo agli albori. Com’è cominciato tutto?

Quando ho iniziato a giocare a basket, all’età di 14 anni, ero solamente un ragazzino alto che non sapeva nemmeno palleggiare. Qualche anno più tardi un signore di nome Ettore Messina mi vide e mi volle portare con sé alla Virtus Bologna. Non appena arrivato, mi misero in palestra a lavorare sui fondamentali, in particolare su quello al tiro. E così, un tiro dopo l’altro, è cominciata la mia carriera.

Come si diventa il quinto marcatore di sempre della storia della pallacanestro italiana?

Dietro c’è un percorso lunghissimo che mi ha portato in lungo e in largo a giocare praticamente in ogni categoria (dalla Serie A alla C), ma sempre facendo quello che sapevo fare meglio: fare canestro. Essere il quinto marcatore di sempre è un traguardo inimmaginabile, impossibile da raggiungere oggigiorno. È bellissimo, è una soddisfazione personale che rimarrà per sempre scritta negli annali della pallacanestro italiana. Devo ringraziare a proposito i ragazzi di Playbasket e tutti i giornalisti che hanno tenuto le statistiche che, di volta in volta, mi hanno spinto a voler fare ancora di più.

C’è un momento particolare, in questi 33 anni, che ricordi con più piacere di altri?

Durante il mio percorso ho potuto vivere tante gioie così come tanti dolori, come in un matrimonio. È stato bellissimo il primo giorno quando sono arrivato a Bologna nel 1986 da coach Messina e dal suo staff (a cui devo veramente tutto), e da lì in poi i ricordi piacevoli si accavallano l’uno sull’altro: l’esordio in serie A contro la Benetton, l’esordio nella Coppa delle Coppe nel 1991 (vinta, proprio al termine di quella stagione, dalla Virtus contro il Real Madrid) quando fui buttato in campo e realizzai subito 10 punti, facendo 5 su 5. E poi tutti i campionati vinti nelle varie categorie, tra cui in particolare i due consecutivi con Castelmaggiore (compiendo in tre anni la scalata da Serie B a Serie A). Insomma, per me è impossibile indicartene uno soltanto.

Ci sono stati momenti in cui hai pensato di mollare?

Nell’arco di questa lunga carriera, come immaginerai, purtroppo ho dovuto convivere anche con dei brutti infortuni e nel mio momento forse più promettente sono stato frenato da due interventi alle ginocchia che mi hanno “costretto” ad essere più un giocatore da Serie B che da Serie A. Ma questo fa parte del gioco, sono contento di quello che ho fatto e se potessi rifarei tutto dall’inizio.

Qual è il segreto che ti ha portato ad essere quello che sei oggi?

Non ho mai accettato di essere il numero due, volevo sempre essere il primo anche quando giocavo in Serie A, anche se quello è un ruolo che nel nostro campionato spetta spesso agli americani. Ma era più forte di me, io non riuscivo proprio a stare in panchina e quindi questo mi ha portato a fare alcune scelte piuttosto che altre. Come ti ho detto, però, non ho rimpianti.

Una filosofia che ti ha portato a giocare fino all’età di 49 anni…

Ho visto tutti i miei amici piano piano abbandonare, mentre io continuavo a giocare, a tirare, a martellare il canestro. Tante volte mi sono sentito chiedere quando avrei smesso, ma ognuna di quelle volte rispondevo che avrei continuato a giocare per sempre, che sarei “morto” all’interno di un campo da basket, perché quella era la mia vita e non volevo fare altro. La pallacanestro mi ha sempre dato la forza per vivere e per andare avanti. Credevo di avere un fisico che mi permettesse di giocare all’infinito, ma ultimamente mi sono reso conto che non è così. O meglio: la mia testa mi continua a dire che posso giocare, ma le mie gambe e le mie braccia forse cominciano ad accusare qualche colpo.

E quindi la decisione, definitiva, di appendere le scarpe al chiodo.

A Pescia negli ultimi anni ho fatto da padre, da allenatore, da capitano, da dirigente… ho fatto un po’ tutto. Presto mi sono reso conto però che le cose intorno a me stavano cambiando, soprattutto stava cambiando il modo di pensare e il modo di fare, nella pallacanestro in generale, che non rispecchiava più i miei valori. Il rispetto delle regole, della società e del compagno oggigiorno è molto diverso da quello a cui sono stato abituato io, cresciuto nella scuola di Ettore Messina. Venuti a mancare questi valori, quindi, il 15 dicembre 2018 ho deciso di dire basta. Decisione che ho confermato proprio qualche giorno fa, ormai non ho più niente da chiedere a questo meraviglioso sport.

A cosa ti dedicherai adesso?

È cominciata una nuova fase della mia vita: adesso mi dedico ad altro, ho una mia attività e porterò avanti quella dedicandomici al 100%. Non credo che tornerò da protagonista all’interno di un campo da basket, la mia testa adesso è concentrata su altre cose. La macchina si è fermata e sta bene, ha fatto tutti i kilometri che doveva fare ed è soddisfatta così.

Virginia Bagni
Virginia Bagni
Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione all'Università di Firenze, è cresciuta con il biberon in una mano e il pallone nell'altra. Amante dello sport in tutte le sue sfaccettature, pratica da sempre la pallavolo ma nutre anche una passione viscerale per la palla a spicchi.

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