Il presidente federale Gianni Petrucci e uno che ha condiviso con lui l’estate greca del 2004, Charlie Recalcati sono di parere opposto riguardo il futuro del basket
Hanno condiviso l’ultimo guizzo vincente di Azzurra, in quell’indimenticabile estate greca del 2004 quando l’Italbasket di Charlie Recalcati (e capitan Galanda) conquistò l’argento olimpico in un’edizione da record per lo sport italiano capeggiato da Gianni Petrucci, allora presidente del Coni.
Oggi nel dibattito sul basket “al tempo del Coronavirus” e soprattutto sul basket “dopo il Coronavirus”, il Charlie Nazionale e il presidente federale sono su fronti opposti.
Lavorare per ripartire, esorta Petrucci che si dice stizzito per “i messaggi di alcuni club in sofferenza che vogliono fermarsi sperando nella clemenza futura”. “Pensare alla salute, per il campionato ci vediamo a settembre” la posizione di Recalcati.
Diversi sono i loro ruoli certo, ma molto diverse sono anche le loro posizioni. A cui giorno dopo giorno qualcuno si aggrega, altri si sganciano.
PATETICI
“L’intenzione nostra, sentendo anche i presidenti delle Leghe, è quella di riprendere i campionati per dimostrare che la vita può continuare” ha dichiarato Gianni Petrucci, alla storica firma bolognese del “Carlino”, Massimo Selleri. “Dovremo attendere gli esiti di quello che ci diranno gli scienziati e il governo italiano, però, la nostra volontà è quella di concludere la stagione e si stanno studiando diversi sistemi. Il neopresidente della Lega Basket si è messo al lavoro e sta parlando giornalmente con le società per cui questa è la strada che insieme intraprenderemo.” Proprio dalle video-assemble di Legabasket, è altresì rimbalzata l’opinione univoca dei club di riprendere solo se ci sarà l’opportunità di giocare a porte aperte. Orizzonte al momento assai lontano, ahinoi.
“Siamo stati immodestamente primi in tutto- continua Petrucci e questo perché ci siamo mossi seguendo il buon senso. Siamo stati i primi ad aprire la questione economica, sapendo che soprattutto le società professionistiche sono quelle più in difficoltà, poi abbiamo applicato il principio che la vita anche una di una sola persona vale più di tutto un campionato”. Parole che non possono non far pensare alle 4 squadre, Pistoia, Trieste, Sassari e Roma, che in verità hanno giocato sabato 7 prima della sospensione della Legabasket del secondo turno consecutivo. Ma anche a Montecatini che, in serie B, domenica 8 ha giocato a Capo d’Orlando. Perchè in quel drammatico finesettimana, non solo il calcio ha fatto una pessima figura, andando avanti mentre il presidente del consiglio “chiudeva” l’Italia per emergenza sanitaria. E poi il finale con quelle frasi che stanno facendo discutere. “In modo un po’ patetico- ha chiuso il numero uno della Federazione Pallacanestro- alcune realtà, che si trovano in posizione di sofferenza o dal punto di vista della classifica o da quello economico, mandano messaggi di sospensione immediata pensando che poi si riparta con il criterio del volersi bene o di una certa clemenza. Al contrario stiamo studiando dei sistemi per cui nessuno avrà un vantaggio da questa situazione, purtroppo imprevedibile dovuta a questa pandemia”.
STAGIONE CANCELLATA
Di diverso avviso Charlie Recalcati è in questo momento una voce fuoricampo, libera da lacci e lacciuoli al basket giocato e agli interessi che come in ogni settore lavorativo ci sono dietro. “Anche quando allenavo- ha dichiarato a Damiano Montanari del Corriere dello Sport- ho sempre insegnato alle mie squadre che il basket è sì una cosa importante, ma non è il centro del mondo. L’incolumità e la salute delle persone sono prioritarie, anche rispetto agli interessi economici in gioco. Per questo ho apprezzato i Paesi che hanno bloccato tutta l’attività. Ora pensiamo alla salute: al campionato penseremo a settembre”.
Le priorità sono altre, dice l’ex coach azzurro. L’unica che ha il basket, per Recalcati, è prendere semmai una decisione netta perchè “sarebbe di grande aiuto per riprogrammare i prossimi due o tre anni pensando di aiutare le parti deboli del movimento”.
Insomma chi è “in sofferenza” per dirla alla Petrucci, come in ogni settore, è il primo a dover essere salvaguardato. “Non penso solo alle società, danneggiate grandemente dall’assenza degli incassi al botteghino- continua- e dal possibile mancato pagamento degli sponsor, a loro volta in difficoltà, ma a tutte le componenti del movimento, fino agli istruttori del minibasket. Lo scudetto? Quest’anno lo scudetto non deve essere assegnato. Nessuna promozione, nessuna retrocessione La stagione va cancellata come se non si fosse giocata. E’ comprensibile che qualcuno non sia d’accordo. Ma di fronte allo stato generale e di salute della nazione e dello sport è un sacrificio che si può chiedere”.
MEO
A chiudere il cerchio è come spesso accade Meo Sacchetti. Per il ruolo che ha di ct federale, ma anche per quell’esperienza impastata di saggezza semplice e mai semplicistica, che gli appartiene. Da Cremona, nel pieno della Lombardia colpita al cuore, commenta così la lettera arrivatagli dalla stessa Fip a tagliarsi lo stipendio in quanto ct azzurro e quinti dipendente federale. “Tagliarsi l’ingaggio vista l’emergenza coronavirus? – ha dichiarato a “Il Giorno”- ci mancherebbe altro che non prendessi in considerazione questa possibilità. Ho ricevuto quella lettera, ne parleremo, senza alcun dubbio. Qui all’ospedale cittadino sono arrivati anche militari americani a dare una mano. In questo momento la cosa più importante non è certamente lo stipendio ma la salute”. Così parlò Meo. Bene, bravo, bis.



