Blu Volley, Irene Morotti e quel pensiero fisso chiamato promozione

Non si schioda di testa la centrale della Blu Volley il pensiero di una promozione che ogni anno la illude fino a fine campionato

Tu chiamale se vuoi ossessioni. Irene Morotti si è un po’ rotta di arrivare tutte le volte a fine stagione e rimanere con un pugno di mosche in mano. «Ho fatto i play-off nel 2017, nel 2019, nel 2021 e nel 2022, ma la promozione in B2 non l’ho mai raggiunta. Mi potranno girare un po’ le scatole?». Apre senza vergogna e senza timori questa chiacchierata la centrale classe 1993 della Blu Volley Quarrata. Un ottimo inizio di stagione per lei – spesso MVP nei match quarratini, devastante in ogni fondamentale – e per la sua sua squadra, al comando del girone B di serie C.

Un girone d’andata fantastico per la Blu Volley, ma ve lo aspettavate?

«Sinceramente ci aspettavamo di essere una squadra di alta classifica, ma non di fare così bene specialmente nelle ultime partite che bene o male si sono rivelate tutti scontri diretti come Montelupo, Signa e Fucecchio. Non ci aspettavamo di vincere nettamente contro tutte, ma siamo sicure che questo sia frutto degli allenamenti e dell’impegno che stiamo mettendo in palestra. Non ce n’è una che salti l’allenamento per cose futili, cerchiamo di essere sempre tutte a disposizione dell’allenatore e questo si vede. C’è stato bisogno anche di chi ha giocato meno finora e si è vista una risposta anche da loro».

L’unica pecca la sconfitta contro Punto Sport: non ti andò molto giù a fine gara eh…?

«Quella di Poggio a Caiano fu una gara molto pesante per la sconfitta e per il contorno che c’è stato a fine gara. Al di là dell’arbitraggio quella sconfitta lì ci è servita come bagno di umiltà. Arrivare in fondo alla stagione senza aver mai perso ti porta ad avere dei limiti in caso di difficoltà quando il gioco inizia a farsi duro. Finire il girone d’andata con zero sconfitte ci avrebbe fatto prendere quello di ritorno un po’ sottogamba e questo ci ha aiutato sicuramente a volare basso».

Com’è che nasce questo gruppo Blu Volley che trasforma subito anche chi arriva come parte integrante?

«Credo sia l’ambiente Quarrata che ti porta ad avere questo senso di appartenenza, di familiarità. Prima di giocare qui tante ragazze che conoscevo ci avevano già giocato e tutte ne parlavano bene allo stesso modo. Vieni accolta talmente bene che nasce spontaneo un senso di fiducia, il sentirsi accettati. Se poi ci metti anche il fatto che caratterialmente siamo tutte alla mano, vivaci e spontanee si spiegano tante cose. La pallavolo poi non ci scordiamo che è uno sport, lo sport è un divertimento e quindi va vissuto con il sorriso. Inoltre non si sente la differenza di età perché anche una ragazza del 2003 come la Bucciantini si trova bene con me o la Matilde Bartolini che abbiamo 10 anni di più. Insomma, non si sente la differenza generazionale!».

Proprio con Gaia, l’altra centrale, hai avuto un rapporto molto stretto dato che le stai facendo da “chioccia”.

«Mi sento portata a stare dietro a chi è più piccolo di me anche per il lavoro che faccio come insegnante di educazione fisica. Vedo in lei un segno di riconoscenza ed è bello vedere che stai lasciando qualcosa di positivo in un’altra persona. É una ragazza che si mette pienamente a disposizione di tutti, si impegna tantissimo e ti ascolta. Ecco perché insegnarle qualcosa è stato molto stimolante».

Dove credi di essere migliorata e dove pensi di poter migliorare?

«Modestia a parte credo che il mio carattere mi aiuti molto. Ho ancora dei momenti in cui devo mantenere la calma e controllare l’adrenalina – vedi nel finale contro Punto Sport – ma alla fine fa parte di me. Un miglioramento? Ho una lettura di gioco migliore e intuisco già dove può andare la palla e come si può concludere una determinata azione che per un centrale è una cosa fondamentale».

Dopo la gara contro il Dream Volley volevi smettere: per voi fu un ko pesante. Quanta voglia di rivalsa c’è nell’Irene di questo girone d’andata?

«Tantissima. Non dico che è un pensiero fisso, ma quasi perché c’è voglia di arrivare a quell’obiettivo che è la promozione e che cerco di tenere alto, nonostante la mia “veneranda” età. A Pisa ero convintissima di lasciare sia perché avevo paura di non farcela con il lavoro e lo studio, ma anche perché arrivi in fondo all’ennesima sconfitta e capisci che forse è destino che debba finire sempre così. Però è stato da traino il gruppo: a fine gara nonostante i tanti pianti ci siamo detti che non era il caso di mandare tutto all’aria, ma dovevamo riprovarci».

Un giudizio infine sul girone e sulle rivali degli altri raggruppamenti.

«Non conoscevamo Signa: sono tutte neopromosse e giovani, una bella sorpresa, così come Montelupo. Ancora ci sono delle squadre che non sono venute ancora fuori: penso ad Agliana che in questi mesi è cresciuta tanto. Anche Castelfiorentino per il livello di gioco che ha può fare molto di più. Sarà importante per noi fare più punti possibili perché la migliore prima giocherà i 2 match in casa nel triangolare play-off. Gli altri gironi? In quello fiorentino sta dominando il Carpe Diem con un coach valido come Panicucci mentre nel C tra Dream Volley e Versilia può accadere ancora di tutto».

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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