Bottegone Volley, Barbiero: «Assurdo non essere promossi. Giochiamoci i playoff»

A tu per tu con Michele Barbiero, coach del Volley Bottegone che dopo il primo posto nel girone vuole sognare ancora più in grande

Quando si pensa a Michele Barbiero è impossibile non fare un collegamento a livello di assonanza con lo chef Bruno Barbieri. Difficile coniugare cucina e pallavolo, ma fino a un certo punto. Infatti la perfidia e la perfezione che lo chef pluristellato mette nel giudicare i piatti a Masterchef si può ritrovare anche nel coach di Bottegone. Infatti parlando con Michele si nota facilmente la sua perfezione e l’attenzione ai dettagli che raramente si può ritrovare in un coach che allena in serie D.

Da 4 anni al Bottegone, dopo esperienze al Mazzoni e nell’Uisp a Prato, Michele ha preso la qualifica di Primo Grado ed è in procinto di guadagnarsi il Secondo verso giugno. Come tanti arriva ad allenare dopo anni passati sui parquet nelle vesti di giocatore.

«Allenare e giocare? Non ci possono essere due cose talmente agli antipodi come queste» ammette Michele. «Tra fare una cosa e insegnarla c’è nel mezzo il mare. “Ricevi così, metti le mani così, attacca in questo modo” è facile farlo, ma cercare di inculcarlo negli altri tante volte è un’impresa».

Se vogliamo però affrontare l’argomento impresa è impossibile non parlare del Bottegone, la formazione pistoiese che ha vinto il proprio girone per il secondo anno di seguito dopo un gran cammino. Se infatti lo scorso anno ciò bastò per salire dalla Prima Divisione alla Serie D, quest’anno non è ancora sufficiente.

Michele, partiamo dalla cosa più inusuale: chi vince il campionato non è promosso.

«Si parte subito con le note negative eh (se la ride, ndr). Comunque più che inusuale è assurda. Era comprensibile nelle scorse stagioni dove le squadre erano in numero inferiore, ma quest’anno non è ammissibile che una squadra vincitrice di un campionato rischia di vedersi vanificare tutto ai play-off in tre gare. Un regolamento astruso dato che in serie D erano presenti tre gironi e in C saranno ammesse proprio tre squadre…».

Al di là di questo c’è da sottolineare il vostro campionato straordinario per il secondo anno di fila. Come la vive Bottegone questa ghiotta opportunità?

«In maniera emozionante. Personaggi a me legati come Athos Querci, il mio fido Giuseppe Marinozzi (che tante volte mi cura i liberi e il posto 4) e soprattutto il mio “fratellino” Luigi Speciale si stanno godendo questa soddisfazione e questa opportunità giorno dopo giorno. Per noi la promozione dalla Prima Divisione alla D era abbastanza cercata dato che avevamo già fatto bene nella stagione interrotta per Covid. Lo scorso anno bastò qualche innesto di qualità e arrivò il salto in serie D».

Quest’anno invece?

«Il nostro progetto era di fare un campionato di media-bassa classifica. Con la partenza di alcune pedine abbiamo rimpiazzato soltanto le partenti, ingaggiando Spadoni, Petrini, Sardelli e adattando Pellitteri – da anni libero – a banda come avevamo già fatto con Gioffredi. Insieme a 2 ragazze del settore giovanile dell’Aglianese come Vettori e Biancalani – cresciute durante l’anno in maniera esponenziale – abbiamo cercato di sopperire ad alcune lacune come forza, muro e altezza con la ricezione e la difesa nel quale pretendo molto».

Solo lì pretendi molto?

«Touchè, sono un perfezionista. Fin dalla battuta chiedo tantissimo alla mia squadra. Il servizio infatti è l’unico gesto non di squadra che se fatto bene può fare la differenza. Tutto parte da lì e ritrovarsi subito in una situazione positiva di break vuol dire tantissimo. Avrei preferito lavorarci di più a gennaio nella sosta, ma tra difficoltà, assenze e infortuni ho dovuto fare un lavoro diverso».

Hai citato i momenti di difficoltà: come ne siete usciti?

«Se ti riferisci alle due sconfitte, sono arrivate in maniera diametralmente opposta. Contro System avevo avuto una settimana pesante sia per alcune atlete febbricitanti che per infortuni: di più non potevo chiedere. In casa con Porcari invece è subentrata un po’ di paura e con scelte molto comode abbiamo reso la vita facile alle lucchesi. Quando giochiamo male in difesa è molto dura per noi, specialmente quando la palla va in posto 4 dove non abbiamo l’altezza per fare male».

La D poi non è la Prima Divisione

«Assolutamente! Le prime due gare erano state ben interpretate poi alla terza in casa di Sorms eravamo sotto 2-0. Lì ho affrontato tutte le ragazze dicendo loro: “Benvenute in serie D!”. Era l’atteggiamento che era sbagliato, non l’avversario insormontabile. Infatti siamo riscese in campo e vinto 3-2».

Arriviamo ad oggi: conosci le vostre avversarie nel triangolare?

«Ritengo la favorita la Pallavolo Valdelsa, squadra ben costruita, fisica e forte a livello di colpi d’attacco. Massa forse è un gradino sotto a noi, ma basta poco per ribaltare tutto. A livello di competitività il nostro girone secondo me era un gradino sotto gli altri, ma ora si livella tutto».

Ma questi play-off hanno solo un lato negativo o qualcosa c’è che ti stuzzica?

«Sono più i lati negativi purtroppo. Il fatto che non ci conosciamo e mettiamo alle spalle i nostri difetti e i momenti di difficoltà può essere un fattore positivo, ma se stecchi il triangolare rischi di finire in un girone a 5 squadre. Ne passeranno sì due, ma te la giocheresti nel mese più caldo dove un infortunio o qualsiasi evento negativo può costarti carissimo. Ripeto, in questo modo vengono quasi vanificate 22 partite di campionato».

Infine ti hanno sempre esaltato la rosa del girone: è veramente la più forte?

«Assolutamente no. Senza sminuire nessuna, ma la nostra fortuna è stata quella di inserire in un gruppo di ragazze esperte e già collaudato alcune ragazzi giovani che si sono rimboccate le maniche e hanno lavorato tantissimo. Le esaltazioni dagli esterni? Ho preso ragazze dalla Prima e dalla Seconda Divisione, integrando sì giocatrici d’esperienza, ma solo a livello difensivo o con elementi fermi da alcuni anni. Il lavoro dietro è stato immenso ed è già un gran traguardo importante aver terminato prime nel girone».

Quindi basta così per questo Bottegone?

«Stai scherzando? Ora vogliamo toglierci uno sfizio maggiore, vedere di che pasta siamo fatte e capire fino a dove può spingersi questo gruppo».

LA CLASSIFICA DEL GIRONE B

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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