Casalguidi a cinque stelle, Benesperi: «Spensieratezza la parola chiave»

Un Casalguidi straripante travolge la Larcianese, Benesperi piazza il colpo dell’ex: «L’anno scorso ho aperto gli occhi. Nel calcio ci vogliono pazienza e divertimento»

«What a beauty» direbbero gli inglesi. Ed effettivamente il capolavoro del Casalguidi che, durante il turno infrasettimanale valido per la sesta giornata di campionato, ha strapazzato 5-2 la ben più quotata Larcianese merita di essere celebrato a dovere. I canarini, nonostante le importanti assenze di Paccagnini, Tesi, Mallardo, Robusto e Campionini, hanno infatti rifilato una pesante manita ai viola di Cerasa…già, Cerasa…prima di lui, sulla panchina del “Cei”, sedeva proprio l’attuale tecnico gialloblù: Marco Benesperi. Se parlare di vendetta è forse eccessivo, è senza dubbio una bella storia da raccontare quella del mister pistoiese, tornato proprio quest’anno in Promozione dopo una parentesi coi più “piccoli”.

TEMPO AL TEMPO

3 dicembre 2021: vieni esonerato dalla Larcianese. 18 ottobre 2023: con una squadra sulla carta meno quotata batti 5-2 i viola. Mister, cosa significa per te?

«Mi viene spontaneo pensare una cosa – apre Benesperi -: il calcio, come la vita, è una ruota che gira. Ci sono momenti più e meno belli, ma fa parte di un percorso. Col passare degli anni impari a saperli gestire entrambi, senza esaltarti quando vinci né buttarti giù se le cose vanno male. Il ruolo dell’allenatore a mio modo di vedere è forse il più complesso in questo sport, perché spesso e volentieri si tende ad attribuirgli tutte le colpe, talvolta anche in maniera eccessiva. Questo mi ha portato a non vivere in maniera drammatica l’esonero di due anni fa, proprio perché è una componente del gioco. Poi ovviamente, se mi chiede se sono felice, non posso dirti di no. Essendo il paese molto vicino alla squadra, vedere i sorrisi sui volti dei tifosi è una soddisfazione doppia».

Per adesso il Casalguidi è al secondo posto a meno uno dalla vetta: sono cambiate le ambizioni?

«No. L’obiettivo a lungo termine resta la salvezza, anche perché è ancora troppo presto per trarre conclusioni affrettate. Ci sono altre squadre che, come noi, non partivano coi favori del pronostico e invece adesso si ritrovano momentaneamente ai piani alti, così come ci sono delle formazioni attrezzatissime che hanno incontrato più d’una difficoltà. Da qui – spiega l’allenatore pistoiese – si vede tutta la competitività di un torneo equilibratissimo come lo è la Promozione. Sono però altrettanto convinto che, alla lunga, i valori delle compagini costruite per vincere verranno fuori. Non scordiamoci tra l’altro che la salvezza sarebbe la seconda consecutiva per il club gialloblù, andrebbe a coronare nuovamente un traguardo importante. Tutti, però, sappiamo di dover lavorare al 100% per poterci toglier determinate soddisfazioni».

IL MATRIMONIO STA FUNZIONANDO

Mister, una volta dicesti che riuscivi a tirare fuori il meglio da contesti in cui magari non si parte per vincere. Questi primi mesi a Casalguidi ne sono la testimonianza?

«Quello che secondo me in generale manca nel calcio è la pazienza. Nelle società che hanno l’obiettivo di salvarsi, però, quest’ultima è un ingrediente fondamentale. Cosa diversa quando invece ci sono tante aspettative: se si deve vincere il campionato la questione cambia, finendo col vedere problemi anche dopo un solo pareggio. Considerando poi come noi viviamo lo sport, e cioè come una questione di vita o di morte, capisci bene che non ne nasce un quadro tanto roseo. Ecco perché approcciarsi alle partite con un po’ più di spensieratezza non è una cosa da condannare. A Casalguidi ho trovato un mix perfetto – prosegue il tecnico -: attenzione e impegno massimo per ciò che facciamo, ci mancherebbe, ma anche un po’ di sana spregiudicatezza. In campo ciò si tramuta nel dribbling o nel tiro da fuori area anziché il passaggio semplice, sono tutti segnali che l’atmosfera attorno alla squadra è positiva».

Il club ha una filosofia ben precisa, l’amalgama con le tue idee, però, sta funzionando alla grande…

«Per ora i risultati ci stanno dando ragione, è vero, ma la strada è ancora lunga. Il primo argomento che affrontammo col diesse Carraresi in estate fu proprio quello relativo alla linea da seguire per l’allestimento della rosa. Entrambi volevamo provare ad aumentare il tasso qualitativo della squadra, in modo da proporre un calcio di un certo tipo. Anche questo è un aspetto che troppe volte viene frainteso o non considerato – puntualizza Benesperi -. Personalmente ho due bambini piccoli che la domenica mi aspettano a casa, se devo lasciarli per andare al campo voglio farlo col sorriso. Quest’ultimo scaturisce dal divertimento che si prova durante i novanta minuti: ergo, giocar bene è più di un semplice canovaccio tattico. Anche perché, essendo in Promozione, penso che nessuno di noi arriverà in Serie A, di conseguenza divertirci in ciò che facciamo non guasta. I miei ragazzi hanno sposato a pieno questa idea, unendola al carattere indomito e battagliero instillato da Gambadori prima di me».

«IL VERO SPIRITO DI QUESTO SPORT»

Questa spensieratezza di cui parli è forse legata alla tua precedente esperienza con la Pistoiese Juniores?

«Hai colto nel segno. I ragazzi con cui ho avuto a che fare lo scorso anno mi hanno fatto aprire gli occhi. Io ho insegnato a loro e loro hanno insegnato a me: ho capito che per ottenere dei risultati non si può prescindere dal divertimento in campo. È capitato a volte di perdere all’ultimo minuto delle partite che per la troppa foga, non accontentandosi del pari, provavamo a vincere riversandosi in massa nella metà campo avversaria. Allenare i giovani ti fa comprendere quale sia il vero spirito dietro a questo sport – sottolinea il trainer gialloblù -, vedere la fame nei loro occhi mi ha fatto crescere dal punto di vista umano e professionale».

Com’è cambiato, a proposito, il lavoro nel quotidiano passando dai giovani ai “grandi”?

«Rispetto all’anno scorso con la Juniores sono tornato a condurre gli allenamenti di sera, adattandomi quindi a situazioni diverse. In questi casi vale il motto “breve ma intenso”, proprio perché i ragazzi che vengono ad allenarsi dopo una giornata di lavoro devono essere approcciati in maniera differente. Facciamo sedute brillanti, in cui privilegiamo il contatto con la palla provando varie situazioni di gioco che poi riproduciamo la domenica in partita. A questo proposito devo fare un plauso ai miei giocatori, che fin qui si sono dimostrati disponibilissimi nel mettere in pratica le mie indicazioni. Avere a che fare con un gruppo del genere rende tutto più facile».

Parole al miele per i tuoi calciatori, non immagino allora come ti sarai complimentato con loro finita la gara con la Larcianese…

«In realtà io mi sono autoimposto di non entrare nello spogliatoio a fine partita, qualunque sia il risultato. Spesso i ragazzi mi chiedono di andare a bere qualcosa con loro al Circolo Milleluci, ma ribadisco sempre che per queste cose ci sarà un tempo debito, e cioè a fine anno. Il messaggio che voglio dare è che, va bene essere contenti, ma dobbiamo rimanere sempre sul pezzo perché alle porte c’è un’altra sfida altrettanto importante. Loro però fanno bene a celebrare la vittoria, tant’è che anche io e gli altri dirigenti gli abbiamo dato un piccolo sostentamento economico apposta per potersi divertire. Personalmente quando sono tornato a casa ho festeggiato con mia moglie – chiude Benesperi -, ero molto felice perché, come mi hanno fatto notare, cinque gol a Casalguidi non si vedono spesso».

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