L’ex consigliere e giocatore biancorosso dice la sua sulla vittoria data a tavolino a Pistoia: «Non è una decisione che mi soddisfa. Non vedo alcun tentativo di commettere una scorrettezza da parte di Milano»
«Il “caso Nunnally“? Se fossi Milano storcerei il naso. Ma se proprio vogliamo dirla tutta, neppure se fossi Reggio Emilia o Torino sarei contento». Giacomo Galanda si esprime così alla Nazione su quello che è il tema di discussione più caldo del momento: la vittoria a tavolino in favore di Pistoia contro Milano.
Uscito dal CdA del Pistoia Basket dopo pochi mesi dal suo insediamento per divergenze di vedute, che hanno toccato il proprio apice nelle convulse settimane che hanno portato al passaggio al 6+6 , l’ex dirigente biancorosso (e con un passato da giocatore in entrambe le società coinvolte) riassume la vicenda facendone soprattutto un problema di comunicazione. «Per logica mi viene da difendere Milano, nel senso che la vedo come l’ultimo anello di una catena che parte dalla Federazione che ha fatto scendere in campo Nunnally e Avellino che non ha comunicato la squalifica – sottolinea l’attuale dirigente federale – Questo caso rappresenta un’anomalia e da sportivo e da uno che non sa mentire, non mi sento di condannare Milano».
Anche perché, secondo Gek, «l’A|X Armani Exchange avrebbe potuto schierare tranquillamente un altro al posto di Nunnally e il risultato non sarebbe cambiato. Quale occasione migliore se non quella di Pistoia per far scontare la squalifica al giocatore? Dalla parte dello sportivo, l’errore è stato quello di far scendere in campo un atleta squalificato. Ma dalla parte di Milano non ci vedo l’intenzionalità di commettere una scorrettezza».
E Pistoia in tutto questo che ruolo gioca? «La società ha correttamente fatto la sua segnalazione, seppur fuori tempo massimo. E da tifoso sono contento per questi due punti importantissimi, ma non come sportivo. Da consigliere dico che c’è un regolamento e che deve essere rispettato, ma siccome non so raccontare le bugie, non posso dire che si tratti di una decisione che mi soddisfa».



