I pensieri di Gabriele Cerri, tra il rimpianto per la sconfitta col Cascina e un futuro tutto da scrivere: «In Promozione solo alla Lampo»
Gabriele Cerri, capitano della Lampo, si racconta tra presente, passato e futuro, tornando a parlare di quella fatidica finale play off contro il Cascina. Dopo un ottima stagione alla Lampo, il sempreverde attaccante classe ’85 si sta guardando intorno, per trovare la degna conclusione alla sua carriera calcistica. Non può mancare, allora, il ricordo di un mister per lui fondamentale, Agostiniani, che tra poco sarà chiamato a giocare la sua personale rivincita con la storia.
A 37 ANNI E NON SENTIRLI
Allora Gabriele, iniziamo dalla stagione appena conclusa, come valuti il percorso della Lampo?
«Secondo me è stata un’annata positiva -apre Cerri-, se pur con molte difficoltà, a partire da quelle legate al campo sportivo. Praticamente ai “Giardinetti” ci giocavamo solamente la domenica, per il resto gli allenamenti sono stati svolti in varie location, alcune non proprio comodissime. Abbiamo avuto sempre la valigia in mano, le condizioni non erano delle migliori. Se a questo si somma una rosa abbastanza corta e una squadra giovane si riesce a giustificare un po’ di inciampi iniziali che abbiamo avuto. Però alla luce di tutto questo secondo me il risultato finale è assolutamente in linea con il progetto del presidente Giannoni. In condizioni precarie il lavoro svolto dalla società, dai giocatori e dal mister è stato ottimo. Anche noi calciatori ci siamo adattati, abbiamo stretto i denti e faticato durante tutto l’anno. Penso che l’impegno si sia visto e sia stato ripagato».
A 37 anni sei ancora un caposaldo della Lampo, qual è il segreto della tua longevità?
«Segreti non ce ne sono, il calcio è la mia grande passione per cui anche a quest’età riesco a trovare la voglia di sacrificarmi per i miei compagni. La felicità che ho nel giocare a pallone, nonostante le tante stagioni passate, penso sia la cosa più importante. Mi sento ancora un ragazzino con la palla fra i piedi. Ovviamente non è tutto rosa e fiori: quando c’è un infortunio i 37 anni si fanno sentire eccome, perché ovviamente i tempi di recupero si allungano. Quest’anno ho avuto qualche problemino di troppo, ma è una cosa che avevo messo in preventivo. Anche se subisci uno stop, la volontà che metti nel ritornare in forma è determinante. Personalmente ho dato sempre il massimo e questo penso mi abbia permesso di arrivare a quest’età ed essere comunque utile per i miei compagni. In più faccio allenamenti privati con mio figlio Tommaso…e devo dire che mi mette sempre a dura prova!»
LA FINALE COL CASCINA E LA 2° CHANCE PER AGO
Tocchiamo un tasto dolente: la finale play off disputata con la Lampo di Agostiniani contro il Cascina nel 2019, che ricordi hai di quella sfida?
«Se mi chiedessero qual è la partita che vorrei rigiocare in tutta la mia carriera risponderei senza dubbio quella con il Cascina. È stato il classico match che se avessimo rigiocato 100 volte, avremmo vinto in tutte le occasioni. Fu una partita stregata, mi ricordo che prendemmo 3 pali, il pallone proprio non voleva entrare. Tra l’altro quell’anno avemmo molta sfortuna anche in campionato, in cui fino all’ultimo lottammo con la Pontremolese. Tutto si decise alla penultima giornata, in cui noi perdemmo ingenuamente con il Villa Basilica già aritmeticamente salvo. Quel passo falso ci costò il titolo, perché poi, anche vincendo l’ultima, fu la Pontremolese a laurearsi campione. Un po’ come è successo al Quarrata quest’anno, che fino alle ultime battute ha conteso la vittoria finale al Ponte Buggianese. Spero per mister Agostiniani che questa possa essere la volta buona».
Che consiglio daresti ad Agostinaini che adesso sta per disputare nuovamente una finale play off?
«Consigli ad Agostiniani gliene posso dare ben pochi, dato che lui è l’allenatore più vincente in attività in Promozione. Non posso neanche trovargli dei difetti, perché è una grande persona e un grandissimo mister. L’unica cosa che gli dico sempre è quella di non stare troppo a traccheggiare col pallone, e di buttarlo subito su verso gli attaccanti. Il Quarrata per sua fortuna ha delle punte molto forti -spiega Cerri-, per cui gli ripeto di pensare meno al fraseggio da dietro e di concentrarsi maggiormente sul gioco offensivo, anche con palloni lunghi. Su questo, però, è d’accordo anche lui».
PASSATO E FUTURO
Dovendo tirare le somme, qual è la squadra che ti ha impressionato di più in quest’annata di Promozione?
«È stato un campionato estremamente equilibrato e bello da seguire. Secondo me alla fine ha vinto la squadra effettivamente più forte, il Ponte Buggianese era ben attrezzato. Senza dubbio, però, il Quarrata ha fatto qualcosa di incredibile, anche perché non dobbiamo scordarci che gran parte del gruppo fino a due anni fa si trovava in fondo alla classifica. Grazie anche all’apporto di Agostiniani hanno dato filo da torcere al Ponte fino alla fine. In più mi sarebbe piaciuto vedere la Larcianese di Cerasa fin da subito, dato che dal suo arrivo è cambiato tutto, e i viola sono diventati un’autentica corazzata. Queste sono le tre squadre che ai nastri di partenza mi incuriosivano maggiormente, e infatti sono le tre che si sono meglio comportate».
Invece per quanto riguarda la prossima stagione hai già deciso il tuo futuro?
«Ci siamo presi del tempo con il presidente Giannoni. Sto valutando qualche situazione in giro, ma sono stato chiaro: in Promozione giocherei solo alla Lampo. Non potrei mai cambiare squadra e trasferirmi in una rivale, quindi se si tratta di restare in questa categoria rimango ancora alla Lampo. Infatti i miei pensieri non sono incentrati su questo, ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto finire la carriera tornando a giocare con i miei amici. Io sono nato a Borgo a Buggiano -conclude Cerri-, e sono cresciuto lì calcisticamente parlando. Se dovessi lasciare i colori biancazzurri probabilmente lo farei per tornare lì, in un ambiente familiare in cui mettere il divertimento e la spensieratezza al primo posto».



