Chi è Luka Brajkovic: il primo cestista austriaco della storia di Pistoia

Le origini e il precoce debutto in Austria, gli anni a Davidson e il ritorno in Europa: la storia e il profilo tecnico del nuovo centro biancorosso

Nemmeno due settimane dalla conclusione della stagione sportiva e il Pistoia Basket del nuovo corso targato Ron Rowan ha annunciato il primo volto del roster 2024/25. Nella giornata di mercoledì 29 maggio, il club biancorosso ha infatti ufficializzato l’ingaggio di Luka Brajkovic. Il centro austriaco diventa così il primo acquisto della nuova proprietà americana nonché il primo cestista austriaco della storia della società.

Un arrivo storico anche per il timing. Il suo annuncio si candida infatti ad essere uno tra quelli – se non quello – avvenuti con maggior anticipo nella storia della società di via Fermi, ancor prima di conoscere il nome del prossimo coach. In attesa di vederlo sul parquet del PalaCarrara con la casacca di Estra, conosciamo più da vicino il lungo visto l’ultima stagione in Grecia con il Kolossos Rodou.

LE ORIGINI A FELDKIRCH

Luka Brajkovic nasce – da genitori di origine serba – il 26 giugno 1999 a Feldkirch, cittadina di poco meno di 35mila abitanti facente parte del Vorarlberg, uno dei nove stati federati (Land) dell’Austria. Situata all’uscita della valle dell’Ill nella pianura del Reno alpino, la città si trova nel vertice più occidentale della nazione, ad una manciata di km dai confini con Liechtenstein e Svizzera. Nel paese bagnato dal fiume Ill, all’apparenza particolarmente vivo e ricco di servizi, Brajkovic vive la sua infanzia e la prima adolescenza, periodo in cui ovviamente si avvicina anche al basket nonostante il Vorarlberg sia una “roccaforte della pallamano”. A Feldkirch però, così come a Dornbirn, il basket ha preso piede già dagli anni ’90.

È alla Gymnasium Schillerstraße – scuola superiore della città di Feldkirch – che un giovanissimo Brajkovic inizia a confrontarsi con la palla a spicchi. Nel 2015, appena 16 anni compiuti, si trasferisce ai Dornbirn Lions – squadra dell’omonima città austriaca del Vorarlberg – debuttando con la prima squadra in 2. Basketball-Bundesliga, la seconda divisione austriaca. Una realtà unica a questi livelli in Austria con ben 700 spettatori di media a gara, numeri da sogno anche per il massimo campionato nazionale. Le cifre al termine del suo primo anno completo, specialmente per un ragazzo di quell’età, sono subito notevoli: 14.1 punti a partita, 8.9 rimbalzi, 1.9 assist e 2.2 stoppate a partita che ne fecero il miglior shot-blocker dell’intera lega nella stagione 2016/17.

IL PRECOCE DEBUTTO A DORNBIRN

In Austria il suo nome inizia a salire alla ribalta delle cronache tanto che il Der Standard – un quotidiano austriaco con sede a Vienna – lo definisce “il prossimo grande talento del basket austriaco” appena dopo la sua prima stagione nella seconda divisone nazionale. I paragoni iniziano a sprecarsi a partire dal più immediato per nazionalità e somiglianze fisiche e tecniche.

«Se sogno di seguire le orme di Jakob Pöltl? Punto al massimo ma sono ancora estremamente lontano da quel livello. Credo sia comunque giusto fissare i proprio obiettivi molto in alto così da avere sempre qualcosa per cui lavorare duramente. Posso dire che entrambi ci muoviamo bene nonostante la stazza e che non siamo giocatori egoisti ma ci piace passare la palla», disse allo Standard. Classe 1995, 213cm per 108kg, scelto come nona scelta assoluta al Draft NBA 2016 dai Toronto Raptors, Pöltl è stato il primo austriaco in assoluto a giocare in NBA. Due anni in Canada, cinque anni ai San Antonio Spurs e il ritorno a Toronto per la stagione 23/24 per il punto fermo della nazionale austriaca fin dal 2015.

Pur conscio di non poter raggiungere i cm di Pöltl (Brajkovic si è “fermato” a 208), l’austriaco ha saputo essere paziente e nonostante i tanti interessi fin dalla giovanissima età, si è preso il proprio tempo per crescere fisicamente e cestisticamente. «Non mi sento ancora fisicamente pronto – disse il centro al tempo circa 206 cm per 91kg – devo guadagnare almeno 5-6 chili di muscoli in più ma non ho fretta. Se dalla prossima stagione giocassi al college ci arriverei persino un anno primo rispetto a Pöltl (si trasferì agli Utah Utes nel 2014 a 19 anni). È difficile per un ragazzo così giovane ottenere tanti minuti in campo. Potrei prima fare un anno in Bundesliga, un trasferimento in Germania sarebbe più problematico». Il perché? Avesse guadagnato soldi giocando in patria, Brajkovic non avrebbe potuto ottenere una borsa di studio a causa delle rigide regole dei college statunitensi perdendo così la chance di compiere il grande salto oltreoceano, suo vero grande obiettivo. A Dornbirn infatti, nonostante giocasse per un club di seconda divisione, Brajkovic si faceva pagare in buoni spendibili al “Messepark”, il più grande centro commerciale del Vorarlberg, situato proprio a Dornbirn.

Tanti gli osservatori già presenti sugli spalti dei Lions (vedi i coach di college USA quali San Diego e Georgia Tech) ma la sua volontà di restare è netta e sposata anche dal direttore sportivo Markus Mittelberger. «Un giocatore così lo si vede una volta ogni 10 anni. Luka ha giocato una stagione incredibile ma è proprio adesso che deve compiere i passi giusti per far sì che la sua sia una carriera di successo». Dello stesso avviso anche il tecnico spagnolo Inaki Merino, allenatore del Dornbirn. Un coach davvero speciale per Brajkovic, che puntava su di lui tanto da lavorarci molto anche con allenamenti individuali specifici. «Senza di lui non saprei dove sarei adesso. Ha grande competenza e buoni contatti», lo elogiò Brajkovic. Cosa da non poco visto per il suo modo di approcciarsi alle nuove avventure. «Quando sono particolarmente interessato a un’università negli Stati Uniti, chiedo anche agli ex giocatori le loro esperienze». Chissà se anche prima di arrivare a Pistoia, abbia fatto uno squillo a qualche ex biancorosso, o se semplicemente abbia chiesto all’ormai ex compagno in Grecia Daniel Utomi, a Pistoia nell’annata 2021/22.

Oltre ai college, non mancano gli ammiccamenti da numerosi top club tedeschi e spagnoli ma Brajkovic opta per proseguire ai Lions anche nella stagione 2017/18 puntando dritto verso gli USA e il sogno NBA. «I Lions mi hanno dato questa opportunità per il mio sviluppo l’anno scorso e quindi voglio continuare qua per un altro anno – disse al portale online austriaco di notizie sportive Laola1 rifiutando implicitamente ma appunto solo momentaneamente uno sbarco negli USA -. Qua ho un ambiente che mi supporta quotidianamente. Il club, l’allenatore, la mia famiglia. Tutti vogliono che io arrivi preparato per il grande passo verso un college statunitense. Voglio migliorare ancora il mio gioco e qui ai Lions posso riuscirci in un ambiente familiare».

L’EUROPEO U18 A TALLIN

Nel giugno 2017 comunque, Brajkovic visita il Davidson College. Un viaggio rivelatosi decisivo per la sua scelta futura visto che l’università della Carolina del Nord sarebbe divenuta casa sua per ben 4 anni a partire da quello successivo. La super stagione col club è inoltre premiata a luglio dello stesso anno, con la chiamata della Nazionale austriaca per la partecipazione agli Europei FIBA U18 di Divisone B disputati a Tallin, in Estonia. Per Brajkovic si tratta del secondo torneo con la Nazionale dopo gli Europei FIBA U16 di Divisione B del 2015.

L’Austria chiude al quinto posto su sei il Girone C in cui è inserita, ottenendo una sola vittoria in 5 gare e piazzandosi al 16° posto dopo due successi ai play-off. Nonostante le difficoltà di squadra, Brajkovic si impone come uno dei talenti più interessanti del torneo realizzando 18.6 punti, 10.6 rimbalzi, and 0.9 assist di media a partita. Quarto per media punti, secondo per rimbalzi e terzo per stoppate. La vetrina internazionale lo pone sotto gli occhi dei tanti ed attenti addetti ai lavori presenti ma, come detto poc’anzi, Brajkovic decide di proseguire un altro anno la sua avventura a Dornbirn.

Al secondo anno in 2. Basketball-Bundesliga, i suoi numeri migliorano ulteriormente: 17.5 punti, 7.8 rimbalzi e 2.1 assist di media a gara. A balzare all’occhio osservando le statistiche – dopo un primo anno da centro unicamente “vecchio stampo” tutto gioco in post basso – è senz’altro la percentuale di triple e in primis i tentativi da oltre l’arco. Dopo un primo anno da tre bombe tentate in 22 presenze, nel successivo i tiri dai 6,75 salgono a 49 in 18 presenze, con una realizzazione del 28.6% (14/49).

LA SCELTA DEL DAVIDSON COLLEGE

La visita al Davidson College dell’estate precedente dà i suoi frutti l’anno successivo. Nonostante Brajkovic avesse ricevuto offerte anche da Stanford, Purdue, Saint Mary’s e Penn State, la scelta ricade sull’università privata della Carolina del Nord. Un peso specifico fondamentale nella scelta lo ha sicuramente avuto l’influente coach Bob McKillop, allenatore degli Wildcats dal lontano 1989 fino al 2022, anno in cui ha annunciato il ritiro con una percentuale del 100% di studenti diplomati. Deus ex machina del programma per 33 anni, McKillop ha scritto la storia della squadra di basket maschile del college.

È Bob McKillop in persona a chiamarlo e soprattutto a volare in Austria ben due volte per conoscerlo da vicino prima di offrigli l’opportunità di giocare a Davidson. Un’università già conosciuta anche dallo stesso Brajkovic perché ad aver vestito la canotta rossonera dal 2006 al 2009 vi era stato un certo Stephen Curry, 4 volte campione NBA nonché uno dei cestisti più forti e influenti della storia di questo sport. «Hanno dimostrato di volermi davvero – ha spiegato il nuovo giocatore di Pistoia -. Sono venuti a conoscermi in Austria ed è lì che ho capito che sarebbe stata la scelta giusta. Altre università hanno mandato gli assistenti, coach McKillop invece è venuto di persona».

L’impatto con la nuova avventura negli Stati Uniti non è certo delle più semplici per il 19enne austriaco. Ancora acerbo fisicamente più che tecnicamente, Brajkovic è subito gettato nella mischia da lungo titolare, in concomitanza con la partenza di Payton Aldridge, destinazione Vanoli Cremona. Dopo aver cercato invano di allenare Jakob Pöltl, coach McKillop ha così finalmente il suo centro austriaco, con caratteristiche diverse, ma considerato allo stesso modo «un diamante grezzo, col potenziale di diventare uno dei migliori giocatori della conference», come scritto da A10 Talk, portale americano sul basket della Atlantic Conference.

IL PRIMO ANNO DI UNIVERSITÀ

L’anno da freshman – stagione 2018/19 – inizia così subito col botto. Delle 34 presenze totali, 33 sono nello starting five. Alla fine dell’anno sono 11.1 i punti di media, con ottime percentuali dal campo, 6 i rimbalzi. Nella stagione da 24 vittorie e 10 sconfitte di Davidson, Brajkovic va per 21 volte in doppia cifra di punti facendo registrare 5 doppie doppie, con due super prestazioni da 19 punti e 14 rimbalzi sul campo di Wake Forest e una da 18 punti e 12 rimbalzi sul parquet di Fordham. Nonostante qualche difficoltà iniziale, l’ambientamento a Davidson è rapido e facilitato da un ambiente quasi unico tra tutti i college degli USA.

«Devo dire la verità, mi sono ambientato alla grande – disse al termine della prima stagione in un’intervista al Charlotte Observer -. É normale accada qui a Davidson. Lo staff tecnico mi ha aiutato tantissimo e il passaggio dal basket europeo è stato abbastanza liscio. In estate abbiamo lavorato tanto e ciò mi ha estremamente aiutato. Arrivando dall’Europa, il basket americano può essere difficile ma non è stato il mio caso. Mi sono trovato bene immediatamente nonostante qui siamo molto faticoso giocare, specialmente quando devi difendere sui blocchi. Ci sono squadre che costruiscono azioni anche con tre blocchi sulla palla».

«A livello di gioco sicuramente non è stato facile all’inizio abituarsi al ritmo molto più alto rispetto all’Austria – ha spiegato parlando ai canali ufficiali del college -. Ho dovuto abituarmi a correre tanto e velocemente. Inizialmente è stato davvero spossante ma i compagni mi hanno aiutato molto in questo. Siamo un gruppo eccellente. Dove migliorare in vista del prossimo anno? Sicuramente qualche passo avanti devo farlo ancora a livello fisico poi nella velocità dei piedi e nel tiro, sia da tre punti che ai liberi».

Del suo primo anno al college, Brajkovic ha parlato anche al portale austriaco Der Standard, raccontando ulteriori particolari sui primi tempi della sua nuova esperienza lontano da casa: una doppia vita da studente e atleta. «La mattina si inizia molto presto, ci sono diverse lezioni e il pomeriggio facciamo diverse sessioni di allenamento. È stressante ma allo stesso tempo incredibilmente eccitante – ha raccontato -. Nel campus tutti conoscono e amano i giocatori della squadra di basket ma per me sono più amici che tifosi. Davidson è un’università abbastanza piccola, è come una grande famiglia».

«Come va con la pallacanestro? Mi sto trovando molto bene, gioco dall’inizio ogni gara e ho così la possibilità di mettermi in mostra con tanti minuti in campo. Rispetto all’Austria è un altro mondo. Qui a Davidson si gioca uno dei basket più veloci tra tutte le università americane. Quando sono arrivato il mio movimento di tiro era troppo lento, devo lavorarci molto perché i difensori qua sono molto più veloci. L’allenatore mi sta anche aiutando a tirare da lontano».

UN AMBIENTE UNICO

La particolarità del gruppo tanto elogiato da Brajkovic risiede principalmente nella sua eterogeneità culturale e linguistica. Una peculiarità tutta marchio di fabbrica di coach Bob McKillop, da sempre un amante dei cestisti “stranieri”. Era il 1981, l’allenatore statunitense era in carica alla Lutheran High School nel quartiere di South Denver quando ricevette una chiamata da Morgan Wotten, leggendario coach della DeMatha High di Hyattsville. Il motivo della telefonata? Un giovane italiano di 215cm impossibilitato a giocare a DeMatha per una politica scolastica che proibiva di inserire studenti residenti 35 miglia fuori Hyattsville.

McKillop non esitò e accolse l’allora 17enne Augusto Binelli, divenuto star della squadra per i successivi due anni, prima di tornare in Italia e legare il suo nome alla Virtus Bologna, diventando nel 1986 anche il secondo cestista italiano scelto al Draft NBA, dopo soltanto Dino Meneghin nel 1970. Binelli non riuscì mai a giocare in NBA ma il lavoro fatto da McKillop con lui permise al coach americano di essere invitato ad insegnare a numerose clinic in tutta Europa. Il tecnico iniziò a farsi tante amicizie nel nostro continente, rivelatesi fruttuose per i reclutamenti nei suoi anni a Davidson. Le sue connessioni internazionali sono rimaste vive e floride negli anni fino ai suoi ultimi anni di coaching.

Dopo 31 stagioni McKillop ha allenato 39 giocatori stranieri provenienti da 23 Paesi differenti. Sei di essi sono nel roster 2019/20 ed uno è appunto Luka Brajkovic. Un melting pot di culture e lingue differenti davvero utile all’accrescimento personale di ognuno dei giocatori. Una composizione pressoché unica che si ritrova nella sola Gonzaga (con cui Pistoia ha peraltro ormai stretto un rapporto speciale). «Qui a nessuno importa quale sia il tuo colore di pelle, la tua religione, la tua ricchezza o nazionalità. Tutti sono accolti come fratelli e ogni anno è sempre più così».

Quando Brajkovic è arrivato a Davidson nell’estate del 2017, era soltanto la sua seconda volta negli Stati Uniti. Ad aspettarlo, un campus ricco di persone provenienti da ogni lato del mondo. «È divertente avere intorno persone che provengono da tutto il pianeta – ha raccontato – . Tutti ci rispettiamo a vicenda. Ci sono tante diverse abitudini e culture, ciò rende le cose molto più interessanti. Non mi sarebbe piaciuto giocare in una squadra in cui sarei stato l’unico giocatore straniero ma volevo incontrare studenti con tanti diversi background, proprio come il mio. Sono anche contento di giocare finalmente con ragazzi della mia età, in Austria avevo compagni molto più grandi, alcuni avevano 35 anni e c’è chi aveva anche già i figli. Qui gioco con miei coetanei che hanno gli stessi interessi. Mi sono trovato molto bene con Dusan Kovacevic. I miei genitori sono serbi, così possiamo parlare la stessa lingua e ciò ha aiutato. Avere altri giocatori europei in squadra sicuramente aiuta molto».

L’ESPLOSIONE NELL’ANNO DA SENIOR

Le prestazioni di Brajkovic fanno rumore anche nella sua terra natia, tanto che nell’estate del 2019 arriva addirittura la prima chiamata dalla Nazionale, ma per il debutto ci sarà da aspettare ancora un po’. L’anno da sopohomore – stagione 2019/20 – conferma quanto di buono visto nella stagione di esordio al college. Brajkovic si attesta sulla doppia cifra di punti e i 5 rimbalzi in media, partendo per tutte e 30 le gare nel quintetto iniziale. Sono 17 le volte in doppia cifra, tre le doppie doppie, a dimostrazione di grande continuità di rendimento. Netto il miglioramento anche da oltre l’arco, con percentuali molto vicine al 40% sebbene il numero di tiri presi non sia elevato (8/21).

Passi avanti ottenuti anche per il duro lavoro estivo nella sua Feldkirch, dove ha avuto come coach e compagno di allenamento speciali il padre Sladjan e il fratello Filip, cestista classe 2001 attualmente proprio a Dornbirn. «Suo padre e suo fratello gli hanno dato una grossa spinta e ciò ha fatto la differenza – ha detto a proposito coach Bob McKillop -. Hanno corso e corso assieme a lui… Credo che questo abbia influito su di lui mentalmente. Da quando è tornato a scuola l’ho visto molto più sicuro di sé e migliorato nella capacità di stare sul pezzo e concentrato in allenamento. Credo vedremo grandi cambiamenti in lui quest’anno come risultato del tanto allenamento estivo».

Doveva lavorare molto sulla propria resistenza fisica Brajkovic, le cui difficoltà maggiori sul parquet continuavano ad essere più ad un livello fisico che tecnico. «Ho fatto un po’ fatica lo scorso anno quanto gli avversari mi raddoppiavano in post – ha ammesso il classe 1999 -. Lo staff tecnico ha lavorato duramente per aiutarmi a capire in anticipo quando arriva il raddoppio e come reagire a tale situazione tattica», spiega al Charlotte Observer.

L’anno da Junior le sue cifre restano all’incirca le medesime, attestandosi come centro di grande affidamento e rendimento sicuro: 10.9 punti, 6 rimbalzi e 1.8 assist di media a gara. Da notare anche il miglioramento in fatto di resistenza, frutto del lavoro estivo, visibili in numeri nei 26.8 minuti di media a gara, suo record al college fino a quel momento.

L’esplosione definitiva del suo gioco arriva nell’ultimo anno da Senior, la stagione 2021/22. I minuti ora sfiorano i 30 a gara e così si alzano anche le altre statistiche. Sono 14.4 i punti, 7.1 i rimbalzi, 2,5 gli assist con una percentuale dall’area che sfiora il 65% e di ben il 40% da oltre l’arco con 36 triple a segno su 88 tentativi. Gli Wildcats chiudono la stagione con un record di 25-5 e conquistano il titolo di regular season della A-10 – l’Atlantic 10 Conference – per la seconda volta nella loro storia.

Al termine della stagione, Brajkovic è eletto Atlantic 10 Conference Men’s Basketball Player of the Year – difatti MVP della conference, il quarto studente di Davidson a riuscirci – così come a vincere il premio di miglior allenatore è proprio coach Bob McKillop. Il centro austriaco è inoltre inserito nell’All-Conference First Team. Un’annata da incorniciare per Brajkovic, definitamente pronto per tornare in Europa da protagonista dopo una crescita esponenziale, anno dopo anno, a Davidson.

IL RITORNO IN EUROPA: SPAGNA E GRECIA

Undrafted, è la Spagna la meta scelta da Brajkovic per il suo anno da “rookie” in Europa. Tra virgolette, vista la sua precedente esperienza in madre patria. Dopo aver calcato i parquet della seconda divisone austriaca e dei college statunitensi, per lui arriva però la prima avventura fra i grandi in un massimo campionato nazionale, in particolare la Liga ACB. Ad accogliere il lungo è il Club Baloncesto Breogán. Una società dalla buona ambizione con sede a Lugo, in Galizia, allenata da Veljko Mršić, ex cestista croato visto anche a Varese. Nel roster, ricco di giocatori balcanici, vi sono anche due statunitensi visti in Italia, Scott Bamforth (Sassari e Pesaro) e Ethan Happ (Cremona e Sassari), quest’ultimo fatto rifiatare sotto le plance proprio da Brajkovic.

Pronti via arriva la vittoria nella Coppa di Galizia, una competizione regionale in cui il Breogán si impone su Obradoiro in finale. Prima di iniziare il campionato, per Brajkovic arriva anche il debutto europeo. La formazione galiziana partecipa infatti anche alla Champions League, partendo dalla fase di qualificazione, ma esce subito per mano dell’FMP Belgrado, dove pochi mesi dopo sarebbe approdato Charlie Moore.

In campionato le cose vanno decisamente meglio. La squadra trova una discreta continuità di risultati alternando vittorie e sconfitte con la medesima frequenza, almeno fino a metà aprile, quando un ultimo mese di sole sconfitte – ben 7 in fila – fa sì che i play-off sfumino. Il Breogán chiude al 10° posto con 14 vittorie su 34, di cui una sicuramente memorabile e peraltro nettissima contro il Real Madrid (96-72) nella quale Brajkovic contribuisce con 8 punti e 3 rimbalzi in 15 minuti. Per il classe 1999 la 2022/23 è una stagione da apprendista alle spalle dei più esperti compagni, fatta di appena 9 minuti di media in cui segna 3.2 punti e raccoglie 1.7 rimbalzi. Il passaggio dal college al campionato spagnolo, senza dubbio uno dei più prestigiosi e difficili di tutta Europa, non è semplice ma le sue prestazioni in crescendo sono notate anche in un altro campionato di alto livello.

Non solo, il 23 febbraio del 2023, a premiare le sue prestazioni è la nazionale austriaca di pallacanestro. Dopo la prima chiamata nel 2019, Brajkovic debutta in nazionale contro la Polonia nel secondo turno di pre-qualificazione (Gruppo E) per il campionato europeo di basket 2025, firmando ben 10 punti nella sconfitta della sua nazionale. Tre giorni dopo arriva anche la seconda presenza contro la Croazia. Un’altra sconfitta nella quale però il suo rendimento è super: una doppia doppia da 14 punti con 5/5 dall’area e 4/4 ai liberi accompagnata da 10 rimbalzi.

Nell’agosto del 2023 Brajkovic accetta l’offerta del Kolossos Rodou, club militante nell’A1 Ethniki, il massimo campionato greco dove trova come compagno di squadra anche l’ex Pistoia Daniel Utomi. Come in Spagna, anche qui Brajkovic si trova di fronte due delle squadre che da anni dominano l’Eurolega. Al termine di una stagione regolare dal bilancio in perfetta parità (11 vittorie e 11 sconfitte), il Kolossos Rodou – giunto al settimo posto – affronta e cade 2-0 contro il Panathīnaïkos poi uscito sconfitto solo in finale per mano dell’Olympiakos.

Rispetto ai 9 minuti e poco più dell’anno precedente, il minutaggio di Brajkovic schizza alle stelle. Nell’annata 23/24, il centro gioca oltre 26 minuti di media sfiorando i 14 punti per gara, ai quali unisce 6.4 rimbalzi. Pedina insostituibile nello scacchiere di coach Curro Segura, Brajkovic chiude con una media vicinissima al 65% di realizzazione dal campo, siglando 6 doppie doppie con un high di 26 punti contro Lavrio e di 14 rimbalzi contro l’Aris Midea Thessaloniki. Convocato per l’All Star Game greco del 2023 organizzato simbolicamente nella città di Karditsa – colpita da un’alluvione che devastò l’area esterna della città a settembre -, Brajkovic – scelto nella squadra di Thomas Walkup dell’Olympiakos – realizza una prestazione pazzesca segnando 25 punti e firmando 7 triple tentate su 7 tentativi, dimostrando di essere in grado di segnare anche da lontano.

All’alba dei 25 anni, per Brajkovic è la stagione della consacrazione definitiva in Europa. L’Italia e Pistoia la tappa dove confermarsi il “Colosso di Rodi” visto nella splendida isola greca, provando ad alzare ulteriormente il proprio livello.

PROFILO FISICO E ATLETICO

Luka Brajkovic è un centro classico di 208 cm per 113kg. Un pivot “vecchio stampo” il cui gioco non punta su atletismo e rapidità di corsa quanto sull’assiduo utilizzo del suo massiccio fisico e la sua presenza sotto canestro. La sua stazza in ogni caso non lo rende un giocatore lento, visto il tanto lavoro fatto fin dal primo anno di college sulla rapidità di piedi. Abituato al più compassato gioco austriaco, Brajkovic si è allenato tanto sulla propria velocità e resistenza nel velocissimo basket collegiale, diventando col tempo un lungo in grado di correre anche discretamente bene il campo senza palla.

I tanti cm lo rendono giocatore efficace tanto a rimbalzo quanto nelle stoppate, dove può sfruttare le sue lunghissime leve. Grazie a queste caratteristiche è in grado di concludere l’azione anche afferrando il ferro, spesso in bimane, seppur senza elevarsi con scintillante esplosione delle gambe. I kg lo aiutano nella tonnara sotto canestro contro avversari di taglia anche maggiore, dove riesce a farsi largo sfruttando la propria forza fisica, così come nel reggere alla grande l’impatto durante una conclusione.

PROFILO TECNICO E TATTICO

La sua spiccata fisicità, rende Brajkovic un centro dal gioco prettamente interno al perimetro. L’austriaco eccelle nel gioco in post up, dove riceve la maggior parte dei possessi offensivi. Quando si trova in questa situazione, specialmente in profondità, fermarlo diventa compito arduo. È infatti un pivot dotato di una mano dalla notevole sensibilità, nonché da una grande intelligenza cestistica che lo rendono efficace nella lettura del gioco e delle situazioni, riuscendo spesso anche ad anticipare gli avversari sfruttando le tante soluzioni spalle a canestro a disposizione nel suo arsenale.

La mano morbida gli permette di essere pericoloso anche dal mid-range e molto più raramente da oltre l’arco. Sono infatti appena 13 le triple tentate nella passata stagione – quattro le realizzate – nonostante le medie in carriera lascino pensare ad un lungo in grado di punire anche dai 6,75. Sicuramente si tratta di un fondamentale in cui Brajkovic ha grossi margini di miglioramento. «Senza dubbio uno dei punti cardine su cui sto lavorando è il tiro da tre – disse -. Ci ho davvero puntato la mia attenzione. Avere qualcuno che gravita solo in mezzo all’area peggio la nostra fase offensiva e in allenamento riesco a segnare anche da lontano. Anche il coach mi ha detto di prendermi la conclusione se sono aperto». Allo stesso tempo, le sue caratteristiche ricalcano perfettamente il prototipo di cestista descritto dal nuovo presidente Ron Rowan nella conferenza stampa di presentazione della stagione.

In carriera si è trovato bene quando accanto ad esterni bravi nel giocare il pick and roll, schema dal quale può guadagnare tanti vantaggi. Avere esterni con punti nelle mani come compagni l’ha inoltre sempre aiutato a trovare le giuste spaziature in attacco, trovandosi più libero per concludere o, se raddoppiato, per scaricare ai piccoli sul perimetro, cosa che gli ha permesso di affinare le qualità di passatore. Questo è accaduto per esempio negli anni di college a Davidson, una squadra in cui si fondono numerosi sistemi di gioco differenti e dove ha perfezionato anche il gioco senza palla.

«Coach McKillop ha modificato leggermente il sistema per farmi rendere al meglio – ha raccontato Brajkovic durante gli anni universitari -. Allo stesso modo però mi ha obbligato a liberarmi di alcune cattive abitudini che mi portavo dietro. In Europa la velocità non è così elevata, così ho dovuto abituarmi a correre su e giù per il campo. Ci ho messo un po’ di tempo ma ci sono riuscito». «É un giocatore davvero forte – aveva detto di lui coach Bob McKillop -. È molto astuto. Ha ottima mano, è un piacere allenarlo ed è un grandissimo compagno di squadra. Nel suo anno da freshman lo abbiamo pungolato e lui ha risposto da campione quando ha dovuto affrontare una velocità ed un atletismo che non aveva mai visto».

La sua intelligenza cestistica gli permette di scansionare il parquet e optare per la decisione migliore. Se può, cerca di andare fino in fondo al ferro, altrimenti può tirare sopra il proprio difensore o scaricare per gli esterni. Ovviamente anche Brajkovic può incappare in una stoppata subita ma la sua abilità mette a dura prova qualsiasi difensore. «Se lasciato in 1vs1 in post basso – si legge sul portale statunitense Mid Major Madness – il suo difensore potrebbe essere trascinato in una stanza delle torture dove subire la forza e la bravura col perno di Brajkovic fino al ferro».

Passando alla difesa, riesce ad essere maggiormente efficace nelle situazioni in cui deve solo contenere o prendere spazio, cosa in cui è agevolato dalle lunghe leve. Molto efficace a rimbalzo dove oltre a far valere la stazza ha anche un buon senso della posizione, risultando efficace sui due lati del campo. In carriera ha dimostrato inoltre di essere un discreto tiratore di liberi.

CURIOSITÀ E CARATTERE

Fin dai tempi di Dornbirn il suo numero di maglia prediletto, Luka Brajkovic sarà con ogni probabilità il prossimo numero 35 del Pistoia Basket. Un numero indossato anche a Davidson dove in occasione di un match casalingo contro la St. Joseph’s University, l’austriaco ha avuto anche l’occasione di conoscere e scambiare due chiacchiere con il più famoso alunno della storia dell’università: Steph Curry, capitano e quattro volte campione NBA con i Golden State Warriors. «È un bravo ragazzo», ha detto di lui Brajkovic.

Fin dai tempi del college Brajkovic ha manifestato una forte ambizione ed una chiara volontà di raggiungere i suoi obiettivi. «Non ho tempo per festeggiare», ha detto a proposito della vita serale nel campus universitario quando puntava con decisione a partecipare al “March Madness”. Un cestista sicuro dei propri mezzi fin dalla giovanissima età. «Se mi muovo correttamente sono piuttosto sicuro che segnerò. Sono fiducioso qualunque sia il mio avversario», si raccontava.

Convinto delle proprie qualità ma non per questo poco umile. Una persona anzi dipinta come solare, gentile e semplice. Coach McKillop ne parlava come di «un ragazzo che vorresti fosse parte della tua famiglia». «A Davidson gli allenatori si sono accorti di quanto per lui sia naturale giocare a pallacanestro e come, sotto il suo comportamento gentile e il suo sorriso smagliante, si nasconda qualcuno con il potenziale di essere una assoluta forza della natura del pitturato», scrive ancora il Mid Major Madness. Un cestista il cui unico rituale è quello di avere una pettinatura sempre perfetta, «più che altro perché non mi vadano in faccia mentre gioco» e dai gusti cinematografici ricercati (il suo film preferito è “Goodfellas” di Martin Scorsese – “Quei bravi ragazzi” – visto a suo dire centinaia di volte).

Un’ambizione rimarcata anche nelle sue primissime parole in biancorosso nelle quali ha ammesso «di aver accettato subito la proposta di Pistoia dopo aver parlato con Ron Rowan e Marco Sambugaro» poiché convinto da «un progetto molto ambizioso, come lo sono io». Brajkovic si è detto anche ansioso di conoscere i suoi nuovi tifosi, conscio di quanto siano calorosi e innamorati del basket. Tifosi pronti ad accogliere a braccia aperte il giovane centro, primo austriaco della storia del club.

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