Civitelli, dal campo alla panchina: ora vuole fare grande la sua Meridien

Marco Civitelli si racconta, ha appena esordito ma parla già da mister navigato. Umiltà e tanto lavoro: con lui la Meridien può rinascere

Fare il grande salto dal calcio giocato a quello visto dalla panchina, esordire contro la capolista e vincere un derby pesantissimo. La domenica di Marco Civitelli è stata decisamente una di quelle che si ricorderà a lungo. L’ex difensore bianconero, subentrato a mister Panati, nello scorso week end si è seduto per la prima volta sulla panchina di quella Meridien che per lui significa casa. E la partita non era delle più banali: davanti c’era il Quarrata dell’espertissimo Agostiniani, primo in classifica. Ma Civitelli, come quando era in campo, ha giocato d’anticipo facendo dileguare in 21 minuti tutti i dubbi che si potevano avere sul suo conto. 21 minuti sono quelli serviti ai bianconeri per trovare il primo goal della nuova era targata Civitelli, è il tempo impiegato a capire che questa squadra non va affatto sottovalutata.

PAROLA D’ORDINE: UMILTÁ

Marco, ci racconti le emozioni della tua prima volta in panchina? «Pur essendo all’esordio personale, e nonostante fosse un derby importante -apre Civitelli-, non ho provato particolari emozioni. Ovviamente mi ha aiutato il fatto di conoscere benissimo l’ambiente e i ragazzi. Avevamo preparato bene la partita, con serietà ed umiltà. Questo è un aspetto su cui batto molto e che cerco di trasmettere alla squadra. Ad inizio anno eravamo partiti con un po’ di superficialità, che nel calcio non va mai bene. E infatti siamo stati puniti perdendo qualche punto di troppo. Ovviamente la fiducia in noi stessi non deve mai mancare ed è un aspetto fondamentale, ma questa non deve tramutarsi in leggerezza. È il momento di essere umili e lavorare tanto».

Come si prepara la partita contro la prima in classifica? «Paradossalmente queste sfide sono le più facili. Giocare contro la squadra più forte del campionato ti porta inevitabilmente ad alzare la concentrazione. Gli stimoli ti vengono da solo. Sai già che la formazione avversaria è di un livello altissimo e che al primo passo falso potresti essere punito. In questi casi, infatti, l’allenatore deve battere principalmente sull’aspetto tecnico e tattico. Diventa fondamentale allenarsi nel modo corretto durante la settimana e non lasciare niente al caso. Quando approcci a questo genere di partite devi rimanere umile, consapevole delle tue possibilità e di quelle dell’avversario».

DAL CAMPO ALLA PANCHINA

Quando è nata l’idea di diventare allenatore? «Arrivato a fine carriera inevitabilmente inizi a pensare a cosa farai dopo. Non volevo interrompere il mio rapporto con il mondo del calcio, e quindi fare l’allenatore era l’unico modo. Avevo già iniziato a seguire il corso per ottenere il patentino con cui poter allenare fino in Serie D, ma poi ho dovuto interromperlo. Essendo un impegno molto dispendioso, e dovendomi occupare della prima squadra, l’ho dovuto momentaneamente stoppare. Ma a fine campionato riprenderò sicuramente. Sarà importante perché ovviamente mi manca ancora tanta strada per raggiungere i mostri sacri del nostro campionato come Agostiniani, Petroni, Sarti o Cerasa».

Com’è avvenuta la chiamata per divenire allenatore della prima squadra? «L’anno scorso è stato il mio ultimo anno di calcio giocato, al termine del quale avevo parlato con mister Panati, che mi aveva voluto come suo vice. Nella mia testa era già ben delineata l’idea di diventare allenatore, per cui accettai molto volentieri. Quest’anno, dopo l’esonero di Panati, la società cercava un profilo che conoscesse la rosa e che fosse pronto fin da subito. Ci siamo confrontati e mi hanno offerto questa opportunità sapendo del mio legame con il gruppo, che ha inizio nel 2014 quando la Meridien partì dalla Terza Categoria. Io feci un bel salto perché all’epoca giocavo in Prima Categoria, ma accettai anche perché così potevo stare maggiormente accanto a mia moglie la domenica. Da lì abbiamo fatto tutta la scalata arrivando in Promozione».

Alla luce di questo tuo legame con la squadra, quanto è importante avere una società forte alle spalle? «La società è importantissima. Non ci fa mancare niente e ci fa sentire tutti importanti. Non abbiamo la storia di squadre blasonate come Quarrata o Larcianese, ma stiamo crescendo a vista d’occhio e puntiamo a diventare grandi. La nostra società è stabile e forte, abbiamo alle spalle il patron Leandro Fabiani che ha grandi ambizioni. Io e la mia squadra non potremmo chiedere di più. Giochiamo in uno stadio fantastico come quello di Lamporecchio, ci siamo rinforzati anche nell’ultima sessione di mercato…abbiamo il dovere di scendere in campo e sudare la maglietta ogni domenica».

LA SIMBIOSI CON IL GRUPPO

Il tuo rapporto con la squadra, ora che sei allenatore, è cambiato? «Con la squadra c’è sempre stato un rispetto tale che ha facilitato il mio approdo in panchina. Conosco il valore morale dei ragazzi che alleno proprio perché fino a poco tempo fa ero anche io dalla loro parte. Appena nominato nuovo mister ho parlato con la squadra e mi sono subito sentito a mio agio. Ovviamente cambia il rapporto che hai con il gruppo -spiega Civitelli-, ma essendo tutte persone serie questo aspetto non ha pesato minimamente. Probabilmente aver appeso gli scarpini al chiodo pochissimo tempo fa mi permette di capire e leggere le diverse situazioni. So come ci si sente dopo una sconfitta o dopo una vittoria, e questo può influire positivamente sul rapporto che ho con i ragazzi».

A parità di vittoria, meglio da giocatore o da allenatore? «Assolutamente da giocatore. Secondo me quando giochi ti godi di più le belle prestazioni come quella di domenica contro il Quarrata. Dopo una partita del genere stacchi mentalmente e ti riconnetti quando si ritorna ad allenarsi. Da allenatore no, è tutto diverso. Io lo sono ancora da poco, ma posso dirti che domenica, dopo la partita, avevo già in mente quella successiva. La gioia è durata molto poco, poi è subentrata subito la necessità di proiettarsi alla prossima partita. È un’emozione diversa, personalmente mi sento particolarmente soddisfatto quando in campo riescono gli schemi e le tattiche che abbiamo provato in settimana. È una certificazione della bontà del nostro lavoro».

E DOMENICA C’È IL PONTE…

Battuto il Quarrata, adesso affronterete il Ponte Buggianese, come la vedi? «Secondo me Ponte e Quarrata sono le due squadre che si giocheranno il campionato fino all’ultima partita. Essendo una neo-promossa dobbiamo affrontare tutte le sfide come fossero finali. Quella con il Ponte Buggianese sarà un match ancora più tosto rispetto a quello contro il Quarrata. Magari i giallorossi ci hanno un po’ sottovalutato, ma dopo la nostra vittoria il Ponte non farà lo stesso e ci metterà in difficoltà fin da subito. Anche noi ci giochiamo tanto in questa seconda parte di stagione, per cui la concentrazione dovrà essere al massimo. Le prossime cinque o sei partite sono a dir poco fondamentali. Abbiamo l’opportunità di agganciarci al roster delle capoliste. Se invece andassero male ci ritroveremmo ancora invischiati nella lotta salvezza. Ci vorrà equilibrio e attenzione -conclude Civitelli-, ma non ho dubbi che riusciremo a toglierci delle soddisfazioni».

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