Coach Dalmonte: «Pistoia ha tutto per riaprire la serie con Cantù»

Luca Dalmonte, ex tecnico della Fortitudo, ha analizzato la semifinale tra Pistoia e Cantù: «PalaCarrara sarà elemento trainante»

Dal 2020 quasi ininterrottamente sulla panchina della Fortitudo Bologna, con una breve parentesi in Germania con gli Skyliners Frankfurt, Luca Dalmonte ha lasciato il capoluogo emiliano nel maggio scorso. Terminata la fase a orologio, la società ha infatti deciso di sollevarlo dall’incarico nonostante un play-off da giocare appena 5 giorni dopo.

Senza una squadra da guidare in questa post-season, il tecnico ne ha approfittato per seguire da fuori il finale di stagione presenziando sugli spalti del PalaDesio per Gara 2 tra Cantù e Pistoia. Per un uomo con il suo amore per il basket un’occasione ulteriore per assistere ed apprezzare da vicino una combattuta serie play-off. Vista la sua presenza per il secondo atto della semifinale tra GTG e Acqua San Bernardo, abbiamo dunque chiesto all’esperto tecnico di Imola, peraltro ex Cantù, una sua analisi sulla serie a poco più di 24 ore da Gara 3.

«PALACARRARA DETERMINANTE»

Affrontata due volte nel corso della regular season, Dalmonte ha prima di tutto elogiato il lavoro fatto dai biancorossi in questi ultimi due anni, evidenziando le chiavi potenzialmente decisive per Gara 3.

«La stagione di Pistoia è stata davvero molto positiva e fa il paio con quanto visto l’anno scorso. Anche in quell’occasione la squadra raggiunse le semifinali play-off cedendo soltanto in Gara 5 contro Verona. Un progetto di livello confermato dai risultati attuali. – ha detto -. La chiave fondamentale in questo momento credo sia pensare esclusivamente ai prossimi 40′. Sono certo che la squadra riuscirà a resettare dopo le due sconfitte di Cantù e il fattore PalaCarrara sarà un elemento trainante e determinante».

GIOCARE DI SQUADRA

Pistoia ha tutte le possibilità per riaprire la serie ma avrà bisogno della sua migliore versione, mettendo in mostra le caratteristiche che l’hanno contraddistinta per tutta la stagione. «I biancorossi hanno nel proprio DNA di squadra una eccellente consapevolezza e portano grande aggressività sul parquet – ha proseguito Dalmonte -. Ogni palla a due per loro è una storia nuova, lo si è visto nell’ottima stagione disputata. La serie chiaramente la vede in svantaggio nel punteggio ma Pistoia ha le carte in regola per riaprirla».

Per affrontare la formazione di Sacchetti, con le sue individualità e la sua fisicità, ai ragazzi di Brienza servirà stringersi attorno al gruppo e lottare di squadra. «Cantù punta molto sul gioco individuale mentre Pistoia ha un approccio più di squadra – ha detto -. Sicuramente la squadra di Sacchetti è molto forte e parte da favorita. Aveva già una grande squadra dall’estate e adesso si è persino rinforzata, difatti autoproclamandosi come squadra da battere. A mio avviso però Pistoia ha tutte le credenziali per vincere Gara 3 e rilanciarsi in questa semifinale».

Rispetto alla seconda sfida, la GTG dovrà ritrovarsi come squadra e sarà necessario un grosso contributo da parte di tutti. Alla beffa di Gara 1 si è sommata una seconda sfida molto dura in cui Cantù ha guidato dal secondo quarto in poi ma con una Pistoia comunque mai rassegnata.

«Nei primi 80′ ho visto una Pistoia complessivamente molto buona come prestazione di squadra ma che forse non ha sempre avuto da alcuni singoli quanto avuto di consueto nella stagione – ha sottolineato -. In termini pugilistici potremmo dire che Pistoia ai punti avrebbe vinto Gara 1, poi sappiamo che sport sia il basket e come tutto possa cambiare in pochi istanti. In Gara 2 è probabilmente mancato l’apporto di alcuni singoli il cui contributo è solitamente più impattante. Gara 3 è assolutamente alla portata se Pistoia pensa di squadra e riesce sfrutta le sue qualità».

LE QUALITÀ DI PISTOIA

Quest’anno la forza di Pistoia risiede nella sua inconfondibile intensità e aggressività. Due qualità che tanto hanno fruttato questa stagione come lo stesso Dalmonte ha potuto vedere da vicino sedendo sulla panchina della Fortitudo. Mettere mano alle proprie caratteristiche principali in un roster così ben amalgamato sarà la chiave fondamentale per allungare la semifinale.

«Pistoia si contraddistingue in campo per l’incredibile aggressività dei suoi esterni alla quale si unisce lo straordinario atletismo di alcuni giocatori, penso per esempio a Wheatle – ha precisato Dalmonte -. Si vede che nella squadra i ruoli sono ben distribuiti. Saccaggi e Della Rosa sono gestori di possessi che pensano molto di squadra, i lunghi Magro, Del Chiaro e Benetti sono giocatori di alto livello in grado di incidere anche partendo dalla panchina. A loro si aggiungono Copeland e Varnado, ovviamente le due armi offensive principali».

«Spesso il vantaggio per Pistoia è dato dalla presenza di Wheatle che per fisicità e atletismo è in grado di mettere in difficoltà gli esterni avversari – ha aggiunto il tecnico, rimarcando difatti quanto detto dallo stesso Sacchetti anche prima di Gara 1 -. Ciò però chiaramente diventa più complicato contro una squadra come Cantù il cui tenore fisico è elevato. Penso ad esempio ad un accoppiamento difensivo tra Bucarelli e un play, vi è una differenza fisica netta da poter sfruttare».

L’EVENTUALE GARA 5

Appunto inoltre sulla notizia delle ultime ore, con l’eventuale Gara 5, inizialmente prevista a Cantù, spostata in campo neutro dopo la squalifica del PalaDesio. Una bella senza fattore campo aprirebbe gli scenari più disparati.

«Pistoia ovviamente deve pensare adesso a riaprire la serie e allungarla fino a Gara 5 per avere la chance di centrare la finale. Se questo dovesse accadere, ovviamente andare a sfidare Cantù in campo neutro avrebbe grosso peso. Penso Pistoia potrebbe trarne un leggero vantaggio mentale in quanto ospite dell’eventuale bella».

BASKET UNICO FUTURO

Festeggiati quest’anno 40 anni di carriera, il classe ’63 Luca Dalmonte ha ancora la voglia di un ragazzino. «Sono ancora molto giovane», ammette. Gli inizi a Rimini nel 1983 da assistente prima e vice poi, tanta Fortitudo negli anni ’90 poi il triennio ad Avellino a cavallo del nuovo secolo. Tra le esperienze successive spiccano i ben 6 anni da vice della Nazionale italiana, sotto le gestioni di Pianigiani e Messina, e l’esperienza al Fenerbahce ancora da tecnico in seconda del coach senese. Poi ancora Roma, Verona e di nuovo Fortitudo, fino appunto al maggio scorso.

Dopo aver girato lo Stivale e non solo, Dalmonte non ha perso l’ambizione e la volontà di quando ha iniziato, anzi. L’unica idea in testa resta il basket, da sempre il pensiero principale della sua vita.

«Vorrei allenare per i prossimi 30-35 anni – ha raccontato -. Chiaro che la vita può riservare sempre nuove prospettive o desideri ma questa è una cosa di cui sono certo. Voglio allenare ancora tantissimi anni. Provo enorme felicità a gestire una squadra e poterle dare una identità a livello tecnico. Non ho la presunzione né l’ambizione di rincorrere le vetrine, voglio allenare come piace a me. Il basket è la mia vita, amo questo mestiere e vorrei continuare ad esprimermi in questo sport con le mie modalità», ha concluso.

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