Con Paolo Nucci dentro Pechino 2022 – Episodio 2

Il diario di Paolo Nucci dalle Olimpiadi invernali di Pechino 2022. Gli incontri particolari che colorano la routine

Prosegue alla grande l’ottava esperienza a cinque cerchi del fotografo valdinievolino Paolo Nucci, a Pechino 2022 per immortalare le gesta degli atleti giapponesi (e non solo) per il giornale Nikkan Sports. «In questi giorni giapponesi sono andati abbastanza bene. Il giornale è contento del lavoro – ci riporta Paolo – stanno pubblicando le foto quindi direi tutto regolare. Di italiani – prosegue – ho visto lo snowboard a squadre miste, dove la Moioli e Visintin hanno vinto l’argento. Mi sarebbe piaciuto vedere la Goggia ma non sono riuscito per altri impegni» aggiunge l’obiettivo di Lamporecchio e storico illustratore del Tirreno.

Michela Moioli e Omar Visintin sul secondo gradino del podio

INCONTRI-COMBINAZIONE

Tuttavia la scena di questo secondo episodio del diario è tutta dei piacevoli incontri casuali di cui Nucci è stato protagonista. Il primo nasce da una “beffa”. «Sono andato a seguire lo slalom speciale a Yanqing, ma è stato quasi un viaggio a vuoto. Ero lì per seguire un giapponese – spiega – che però è uscito dopo poche porte di prima manche. Mi ero messo quasi alla fine del tracciato, quindi l’ho visto mentre rientrava mesto mesto – ironizza -. Ho fatto la levataccia alle quattro e mezzo, tre ore di autobus, tre ovovie per salire e poi niente». Tutto questo nella suggestiva cornice di Xiaohaituo, la stazione sciistica situata nel villaggio Xidazhuangke e costruita ad hoc per i Giochi.

«Però almeno sull’ovovia ho avuto un incrocio particolare. Sono salito assieme ad uno che sembrava dello staff, eravamo solo noi due perché in di più non si può. C’ho scambiato due parole in inglese e poi ho scoperto che è italiano. Era Heinz Peter Platter – rivela Paolo raccontandocene il pedigree – ex sciatore professionista della nazionale ai tempi di Gustavo Thoeni. Tre anni fa fu ingaggiato tra gli allenatori della nazionale cinese di slalom, per arrivare a quest’Olimpiade. Poi siccome i suoi atleti non si sono qualificati per le finali, aera lì in veste di servizio d’ordine» indossando la tipica tuta biancorossa dello staff.

L’ex campione ed allenatore di sci alpino Heinz Peter Platter

Ma non è l’unico episodio del genere. «Qualche giorno fa ero ad una gara di snowboard, in fondo all’arrivo nella nostra postazione. Accanto avevo un omone e dopo qualche ora lì al freddo abbiamo parlato un po’, sempre in inglese. Si chiama Matthias Schrader, è tedesco, di Monaco e lavora per Associated Press (AP, nda), un’agenzia americana tra le più importanti al mondo. Quando gli ho detto da dove vengo – arriva al clou del curioso aneddoto – mi ha subito raccontato che è stato in vacanza vicino a Pistoia. Ha detto che era venuto a trovare un amico con la casa a Porciano, che è una frazione di Lamporecchio dove abito io. Ritrovarsi a Pechino accanto ad un fotografo tedesco che è stato in vacanza a due passi da casa mia, una combinazione incredibile – commenta ancora stupefatto il nostro “inviato” speciale -. Quest’estate ci ritorna, gli ho detto di venire a trovarmi».

I GIOVANI VOLONTARI

Paolo c’aveva già fatto presente delle condizioni in cui versano le sue mani, screpolate dal freddo e bisognose di idratazione. «Sono riuscito finalmente a trovare un tubettino di crema – commenta soddisfatto – me lo ha regalato una volontaria. Ecco i volontari sono la nota positiva che ho avuto modo di scoprire. Ragazzi intorno ai vent’anni che sono gli unici a parlare inglese e con grande disponibilità tengono un po’ le fila della situazione. La maggior parte di loro studiano a Pechino, ma vengono da tutta la Cina e non solo. Fanno da tramite tra noi che abbiamo bisogno di indicazioni e gli adulti che non sanno l’inglese».

Al centro stampa di Zhangjiakou c’è addirittura una ragazza che parla italiano. «La cosa buffa è che per farsi riconoscere sia dal vivo che su we chat (l’equivalente di w.app), i volontari si danno nomi occidentali. Studiando italiano all’università, questa ragazza di Pechino ha scelto di chiamarsi Valeria. Mi ha aiutato molto – sottolinea – facendomi capire come perfezionare il collegamento della macchina alle prese lan installate negli impianti. In questo modo ho potuto inviare le foto direttamente dalla macchina, saltando il passaggio del computer – visto che con temperature sottozero la batteria va in blocco – e risparmiando un sacco di tempo».

Paolo assieme a “Valeria”

Insomma, dopo un impatto col contesto abbastanza forte e asciutto, Paolo ha avuto modo anche di coltivare quella socialità a cui giustamente attribuiamo un ruolo essenziale nelle nostre vite. E che in un evento come un’Olimpiade, ricco e ampio crocevia di storie e culture, sarebbe davvero un peccato dover trascurare del tutto.

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Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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