La guardia del Pistoia Basket parla dei suoi obiettivi e di quelli della Gtg: «Voglio migliorare come uomo squadra»
Contro Cantù è stato l’uomo in più con una prestazione da 30 punti in 31 minuti, 5/7 al tiro da tre punti, 27 di valutazione e soprattutto il canestro che ha permesso al Pistoia Basket di raccogliere la prima vittoria nella seconda fase del campionato. Zach Copeland, dopo prestazioni altalenanti contro le formazioni del Girone Giallo, si è caricato sulle spalle la Giorgio Tesi Group in quel di Desio e adesso che i playoff si avvicinano, non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro. Anzi, la guardia biancorossa – nominato Pistolero della giornata di A2 – lavora per alzare ulteriormente il livello del suo gioco contro difese come quelle di Vanoli Cremona e Treviglio che cercheranno di tarparne le ali e che lo hanno messo in difficoltà nei match d’andata.
Zach, su quale aspetto ti stai concentrando in maniera particolare durante le sedute settimanali?
«A me piace sfidare il diretto avversario in uno contro uno. Fin da piccolo, ho sempre ammirato quei giocatori in grado di battere l’uomo e arrivare fino al ferro. Adesso le formazioni rivali mi conoscono meglio rispetto all’inizio e non a caso vengo spesso raddoppiato. A questo punto devo imparare a passare la palla al compagno libero e che è più pronto per tirare. Voglio migliorare come uomo squadra».
Pistoia ti ha accolto a stagione in corso, seppur dopo poche partite dall’inizio del campionato. Come analizzi il tuo percorso e quali sono le prospettive in vista dei playoff?
«Ci ho messo due/tre settimane per ambientarmi e per prendere confidenza con gli schemi di coach Nicola Brienza. Qua a Pistoia mi trovo davvero bene e sono soddisfatto di come stanno andando le cose. Penso che le recenti sconfitte ci siano servite da lezione in vista dei playoff. Abbiamo imparato molto e credo che faremo strada dopo la conclusione del Girone Giallo».
Prima dell’Italia hai conosciuto altri paesi europei. Che ricordi hai?
«Un aneddoto che mi viene in mente è legato alla Finlandia: là faceva davvero freddo. Per quanto riguarda invece il trasferimento in Europa, qua si gioca un basket più fisico rispetto a quello statunitense. Voglio dire che in America ti fischiano molti più falli, anche se il numero dei contatti è minore. Mi sono dovuto abituare a questo aspetto».
Ma come mai hai scelto proprio il basket da bambino?
«Dovevo scegliere fra la pallacanestro e il baseball. Giocavo a entrambi gli sport e forse la mia famiglia avrebbe preferito che continuassi con baseball. Ma con il basket mi è sembrato di avere più prospettive, dato che alle partite venivano molti più osservatori di quanti non ce ne fossero nel baseball».



