Da Agliana a Pistoia, Baiano: «Con Iorio solo qualche chiamata, serviva più chiarezza»

Baiano a 360 gradi: «Rumors sullo spostamento a Pistoia? Ci hanno destabilizzato. Stagione ad Agliana difficile, ma ora ho più fame di prima»

Quasi un intero campionato alla guida dell’Aglianese e un cammino tortuoso affrontato sempre con orgoglio e trasparenza: l’anno vissuto da Francesco “Ciccio” Baiano non è stato certamente dei più facili. Tra tutte le decine di nomi circolati negli ultimi tempi, sponda Pistoiese, quasi nessuno ha però menzionato quello dell’ormai ex tecnico neroverde, passato in sordina dopo il termine della stagione. Come era ormai chiaro, infatti, il suo percorso professionale non proseguirà nella nostra provincia. Per sapere cos’è successo in queste settimane, cosa gli riserva adesso il futuro e come valuta, a posteriori, l’annata vissuta all’ombra del “Bellucci”, abbiamo allora deciso di contattare Baiano per un’intervista esclusiva. 

PORTA CHIUSA, MA ORA…

Mister, partiamo dal discorso Pistoiese: cos’è successo una volta finita la stagione e creata la nuova Olandesina?
«Concluso il campionato non ho più saputo nulla, quindi è normale intuire che non sarò io l’allenatore della nuova Pistoiese. Ho fatto solamente qualche telefonata con Sergio Iorio – rivela Baiano -, con cui ho avuto il piacere di diventare amico. Con lui abbiamo parlato di tante cose senza però scendere nello specifico…ero tra i possibili candidati per la panchina ma a questo punto immagino abbiamo optato per qualcun altro. Se mi meritavo un trattamento diverso? Onestamente mi aspettavo un po’ più di chiarezza. Quella sì. Per carità, è vero che un grande cambiamento come questo porta via tempo ed energie, però a parte Iorio nessuno degli altri dirigenti mi ha contattato».

Se ne avessi avuto l’opportunità, avresti accettato un eventuale incarico come allenatore della nuova Pistoiese?

«Sicuramente sì – ammette l’ormai ex allenatore neroverde -, anche perché ritengo Iorio una persona credibile e con tanta voglia di fare. La mia disponibilità era totale, però, nonostante le scelte della dirigenza siano andate in un’altra direzione, la stima reciproca non cambia». 

Chiusa quindi questa parentesi, cosa c’è nel tuo futuro adesso?

«Al momento sono in contatto con due club. Vedremo cosa accadrà, anche perché i matrimoni si fanno in coppia. Devo dire che entrambe le squadre che mi hanno cercato sono ambiziose e preparate, dal canto mio, invece, posso garantire di essere più affamato che mai – sottolinea il mister -, con tanta voglia di rimettermi in pista dopo un’annata travagliata. Preferenze per un girone rispetto ad un altro? No, onestamente di questo mi importa il giusto. Ovviamente il girone D è quello più familiare, conoscendo tanti giocatori e tante realtà, però sono aperto a tutto».

UN’ANNATA TRIBOLATA

Facciamo un passo indietro tornando al campionato recentemente concluso con l’Aglianese. Che stagione è stata?

«Indubbiamente complicata – ammette il tecnico campano -. La nuova dirigenza, dopo essersi insediata in estate, aveva espresso la volontà di fare un cammino importante, il problema è che c’erano tante altre squadre con la medesima ambizione. Queste ultime, però, avevano dalla loro più esperienza, e ciò ha influito anche nella scelta dei giocatori in fase di allestimento della rosa. All’inizio, infatti, a mio avviso era stata posta un’eccessiva attenzione sui nomi in entrata: la realtà, però, è che non ti bastano quelli per vincere. Nel calcio anche se hai tanti soldi non è detto che questi ti portino a primeggiare. La scelta dei calciatori è fondamentale, così come quella delle quote, elementi importantissimi troppo spesso sottovalutati. Sono fermamente convinto che siano i giovani a farti fare il salto di qualità, proprio perché sono sempre più rari da scovare».

Non scordiamoci che, tra l’altro, il tuo ritorno in neroverde seguì all’esonero di Maraia: che situazione trovasti allora?

«Non semplice. Quando c’è un cambio di guida tecnica, infatti, vuol dire che le cose non vanno bene. Evidentemente erano state fatte delle scelte sbagliate – spiega Baiano -, senza contare che l’assillo di dover vincere non è mai una buona cosa. Quando ti accorgi che però l’obiettivo inizialmente prefissato non è raggiungibile, riassestarsi in corso d’opera diventa complesso. A tal proposito, anche dopo il restyling invernale e il filotto di vittorie ottenuto ad inizio 2024, sapevo che le difficoltà del girone d’andata si sarebbero ripalesate. L’immeritato pareggio interno col Lentigione e il ko di Ravenna, poi, sono stati la chiave di volta…da lì in avanti, con la salvezza già in tasca, la squadra ha di fatto mollato a livello mentale inanellando una serie di risultanti negativi che ci hanno tagliato le gambe». 

Col senno di poi, pensi che le voci riguardanti il passaggio da Agliana a Pistoia possano aver destabilizzato la squadra? 

«Assolutamente sì. Lungi da me cercare alibi, però c’è stato un periodo in cui effettivamente si parlava solo di quello. Era passato tutto in secondo piano, sembrava non importasse più a nessuno della partita della domenica, era molto più facile concentrarsi su quest’aspetto extra-campo. C’è poi da considerare che a dicembre i direttori sportivi Traini e Salvatori andarono via, quindi anche comunicare con la squadra nei momenti negativi era diventato maggiormente difficile, ritrovandomi praticamente da solo. Già era di per sé complicato motivare il gruppo, mancando anche qualcuno che venisse nello spogliatoio a fare una strigliata generale le cose si sono ulteriormente messe in salita. Capisco che l’obiettivo della dirigenza fosse quello di andare a Pistoia – chiude l’allenatore -, però parallelamente noi dovevamo finire il campionato».

Mister, concludiamo con un tuo desiderio. Fatti un augurio per il prossimo anno…a giugno 2025 ti guarderai indietro e?

«Mi piacerebbe vedere la mia prossima squadra promossa dalla D alla C. Se proprio devo sognare, ovviamente la vittoria di un campionato è il massimo che desidererei. Per ottenere un simile traguardo, però, si deve venire a comporre un puzzle perfetto…se anche solo un pezzettino manca, il quadro completo non è di fatto componibile. Spero che nella prossima piazza in cui andrò ciò sia realizzabile».  

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