Approccio sbagliato, poi reazione da squadra: vittoria pesante e segnali importanti in una trasferta senza il pieno sostegno del tifo
Lo abbiamo ripetuto più volte. Vincere, in questo momento della stagione, è ciò che conta più di tutto e la Pistoiese lo ha fatto anche domenica. Tre punti pesanti, fondamentali per restare agganciati al vertice e continuare a tenere viva la rincorsa al Desenzano. In una giornata complicata, sporca, di quelle che rischiano di scivolarti via, gli arancioni hanno trovato il modo per rimettere in piedi la partita e portarla dalla propria parte. Ed è proprio questo il segnale più importante.
Perché se il risultato premia, è altrettanto vero che il primo tempo della squadra di Lucarelli è stato tra i più opachi della stagione. Poco ritmo, poche idee, approccio sbagliato. Il Sant’Angelo ha avuto più fame, più intensità, più presenza. Una Pistoiese lontana parente di quella vista nelle ultime settimane, incapace di prendere in mano la gara e troppo spesso costretta a rincorrere. Eppure, dentro una partita nata male, arriva la risposta che fa la differenza. Nella ripresa cambia l’atteggiamento, cambia l’energia, cambia soprattutto la testa. È qui che si misura la maturità di una squadra che vuole restare dentro il carrarmato fino alla fine: saper riconoscere l’errore e reagire. Senza alibi, senza cercare scuse. La Pistoiese lo ha fatto e questo pesa quasi quanto i tre punti.
Tra le note più interessanti della giornata c’è senza dubbio la prova di Di Nolfo. Tornato dopo mesi difficili, segnati dalla rottura del crociato, e arrivato dal Renate nel mercato di gennaio, l’attaccante ha subito fatto intravedere il suo valore. Non è solo una questione tecnica, ma di presenza, di letture, di capacità di incidere nei momenti che contano. È un giocatore di categoria superiore, e lo si percepisce da come si muove, da come interpreta le situazioni. Un giocatore che può diventare davvero un’arma in più decisiva per questo finale di stagione. Ma il segnale più importante, ancora una volta, è quello del gruppo: chiunque venga chiamato in causa risponde presente. Ed è proprio questa la forza di una Pistoiese che, anche nelle difficoltà, continua a trovare risorse nuove e soluzioni diverse.
E poi c’è il tema, sempre più attuale, del pubblico. Un argomento mai affrontato fino ad ora, ma a questo punto del campionato è doveroso menzionare. Ancora una volta, decisioni difficili da comprendere hanno limitato la presenza dei tifosi arancioni. La Questura di Lodi ha imposto la vendita dei tagliandi ai residenti nella Provincia di Pistoia esclusivamente per il settore ospiti, con una capienza di appena 112 posti più tre riservati a persone con disabilità. Numeri che raccontano da soli il paradosso: una squadra in piena lotta per il vertice costretta a fare a meno di gran parte del proprio seguito, o almeno in parte (oggi presenti una cinquantina di tifosi arancioni).
È una tendenza ormai frequente nel calcio italiano, ma che continua a lasciare perplessi. Oggi, rispetto a trent’anni fa, le misure di sicurezza sono nettamente superiori, gli stadi sono più controllati, le normative più stringenti. Eppure, a pagare il prezzo più alto sono sempre i tifosi, privati della possibilità di sostenere la propria squadra nei momenti decisivi. La Pistoiese, intanto, va avanti. Con qualche ombra, ma con una sola certezza: la corsa è ancora aperta. E dentro questo finale di stagione, ogni reazione può valere quanto una vittoria.




