Dalla C alla Prima Categoria: la storia di Jionathan Campagna

Campagna è arrivato a Quarrata per rimettersi in gioco dopo il brutto infortunio: «Voglio ritrovare spensieratezza e serenità»

La Prima Categoria solitamente accoglie un mix di promesse non mantenute, aspiranti calciatori e navigati mestieranti. Cosa ci fa dunque un ragazzo di poco più di vent’anni che fino a pochi mesi prima assaporava il professionismo? La storia di Jionathan Campagna non si ferma al classico infortunio che rimette tutto in discussione, ma va ben oltre. È una storia che parla di emozioni, scelte difficili e soprattutto di passione verso il gioco del calcio, da sempre filo conduttore nella vita di Jionathan. L’attaccante di origini fiorentine, da poche settimane in forza al Quarrata, nel girone D di Prima Categoria, si è raccontato ai nostri microfoni, soffermandosi anche sulla sua attuale squadra e sui recenti risultati.

La tua storia è un unicum a questi livelli: passi dalla serie c alla prima categoria in pochi mesi, con in mezzo un grosso infortunio. innanzitutto come stai?

«Negli ultimi mesi ho lavorato molto individualmente, concentrandomi soprattutto sul ginocchio infortunato. Ho avuto tanto fastidio anche durante la riabilitazione e temevo il peggio. Ad oggi posso dirti che la situazione procede bene, forse addirittura meglio di quanto potessi pensare pochi mesi fa. Ero fermo da più di un anno e durante i primi allenamenti con la squadra avevo un po’ paura di forzare, anche perché le ricadute sono terribili. So però di non poter vivere con la paura di rifarmi male. Pur non esagerando cerco sempre di spingere fino al mio massimo, così da recuperare quanto prima il ritmo partita».

Cosa ti ha portato a rimetterti in gioco a questi livelli? E perché proprio il Quarrata?

«Sarò onesto: l’infortunio è stato una mazzata. Stavo andando bene fino a quel momento e mi è crollato il mondo addosso. A poco più di vent’anni ero pienamente dentro al calcio vero e volevo restarci. In quel periodo parlai spesso coi dottori e non ero convinto di ricominciare subito. Non posso entrare nello specifico, ma ho ricevuto tante proposte sia dalla Serie D che dall’Eccellenza, ma non me la sono sentita e le ho declinate tutte. In quei mesi ho capito per la prima volta che c’è una vita al di fuori del calcio e non avevo in mente di ricominciare. La storia di come sono finito al Quarrata? È particolare, ma tutto ciò che sto per dirti è successo veramente. Negli ultimi mesi mi sono spostato in zona perché ho iniziato a lavorare e programmavo una convivenza con la mia ragazza, ma nel mentre volevo comunque tenermi allenato. Il diesse Menna è venuto a sapere della mia presenza ad un torneo di calcio a 7 a Ramini e mi ha contattato subito. Io ci ho pensato un po’, ma alla fine ho deciso di saltare su questo treno in corsa. A Quarrata sono molto affezionato e l’idea di rimettermi in gioco in un campionato con molte meno pressioni mi dà grande tranquillità. L’ambiente di lavoro, i compagni e lo staff sono stupendi. Tutta l’organizzazione è di altissimo livello, e non lo dico tanto per dire».

Hai disputato campionati giovanili di alto livello, quali sono i tuoi ricordi di quegli anni? Sei andato via da casa molto presto…

«Si, già a 14 anni sono andato a vivere da solo in un’altra città ed è una scelta che rifarei. Quell’esperienza mi ha aiutato a crescere, sia come uomo che come giocatore. L’ho sempre vissuta come un’avventura, forse anche grazie alla spensieratezza dell’epoca. Ho avuto la fortuna di giocare in due realtà solidissime a livello giovanile: Spal e Cesena. I bianconeri in particolare, eccezion fatta per big come Juventus, Inter e Milan, non hanno da invidiare niente a nessuno. Basta vedere quanti talenti hanno fatto uscire negli ultimi anni. Fare un percorso del genere ti aiuta molto quando provi il grande salto verso il calcio dei grandi. Lavorare quotidianamente con persone preparate e giovani di alto livello è un grande stimolo per chi ha ambizione».

E delle esperienze in prima squadra invece cosa puoi dirci? A questi livelli nessuno ha il tuo curriculum, men che meno alla tua età…

«La mia prima vera esperienza con i grandi, giocando ed essendo a tutti gli effetti parte della squadra, l’ho avuta col Ravenna. Sono stato lì solo sei mesi, ma mi ha insegnato tantissimo. Alla Spal mi alternavo tra primavera e prima squadra, ma non avevo mai debuttato. L’anno più bello l’ho però vissuto a Sassari con la Torres. Calcisticamente è stato duro, anche perché quando entri nel mondo del professionismo ti metti in gioco al 100%, però i compagni e l’ambiente erano favolosi. Poi sono anche passato per Certaldo e Tuttocuoio, ma ci si è messo di mezzo l’infortunio e le cose, come sai, si sono complicate. Le più grandi differenze tra Serie C, D e Prima Categoria? Sembrerà banale, ma ovviamente l’aspetto tecnico. Trovi giocatori molto capaci anche in Prima, ma in C e D la palla va a mille all’ora, sempre. Completamente diverso invece è il tipo d’intensità. A ridosso del professionismo trovi una cattiveria agonistica, passami il termine, “più organizzata“. Il pressing è fatto in modo preciso e corale, mentre nelle categorie più basse spicca l’agonismo del singolo più di quello collettivo. Anche il ritmo col pallone tra i piedi è molto più lento, ma quello può dipendere anche dai terreni di gioco, non sempre ottimali».

Veniamo all’ultimo capitolo: il Quarrata. Hai già debuttato e sei stato decisivo, secondo te qual è l’obiettivo alla portata di questa squadra?

«Ho debuttato e sono molto felice di come ha risposto il mio corpo. Contro l’Albacarraia ho fatto pochi minuti, mentre col Prato Nord ho avuto modo di incidere, causando l’autogol del pareggio e segnando il rigore della vittoria. Personalmente, visto il recente passato, non ho un obiettivo preciso. L’unica cosa a cui penso è aiutare la squadra e ritrovare la miglior forma fisica. Per quanto riguarda le ambizioni della squadra preferisco non sbilanciarmi. Può sembrare un’affermazione scontata, ma vogliamo pensare domenica per domenica. Noi ci siamo rinforzati molto, ma così faranno anche gli altri, anche perché il mercato invernale è alle porte. Posso però dirti che ho una grandissima fiducia in questa società. Sono arrivato da poco ma ho visto delle potenzialità enormi: tutti, partendo dal segretario fino al capitano, danno l’anima per il Quarrata».

Gabriele Cecchi
Gabriele Cecchi
Nato nel 2001, laureato in Scienze della Comunicazione. Da sempre grande appassionato di sport e scrittura. Una domenica senza calcio non merita di essere vissuta.

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