Dall’Ncaa a La T Gema: l’incredibile viaggio di Mattia Acunzo

Acunzo, che ha giocato sei anni negli Stati Uniti, ha parlato anche dell’ultima sofferta vittoria: «Dobbiamo sempre dare il massimo»

Sono passati alcuni giorni dal brivido del finale con Ravenna, un piccolo incidente di percorso che comunque non ha causato danni. Meglio allora non pensare a quello che poteva essere: La T Tecnica Gema Montecatini ha vinto e questo è l’importante. Ora la formazione seconda in classifica del girone B deve voltare pagina e ripartire verso la nuova trasferta in quel di Fabriano e lì di brividi ce ne potranno essere molti di più visto il valore dei marchigiani. Se il finale di domenica ha lasciato una qualche lezione va imparata all’istante e messa in pratica a partire dal prossimo match.

«SIAMO UN GRUPPO FANTASTICO»

«Sicuramente ci sono stati lati positivi e lati negativi – racconta l’intervistato di questa settimana, l’ala grande classe 2000 Mattia Acunzo –. Di positivo ci portiamo in casa i due punti, sono sempre utili e non importa come vengono presi. Per il resto siamo assolutamente consapevoli che dobbiamo lavorare di più in settimana e fare di più in partita. Alla fine il discorso è il solito di inizio stagione: noi siamo una squadra nuova ed è normale avere ancora da migliorare a questo punto del campionato, siamo ancora lontani dal nostro massimo. Sicuramente non andiamo fieri del quarto quarto che abbiamo giocato ma alla fine siamo riusciti a rispondere nel momento decisivo, questo è ciò che conta». Tra le varie critiche che sono state mosse, con una certa incuranza di quello che è stato il risultato finale, si è parlato di una La T Gema alla quale manca la concentrazione necessaria per stare ai piani alti.

La situazione in classifica non è molto d’accordo e nemmeno Acunzo, il quale concorda sulla necessità di alzare il livello qualitativo de La T Tecnica: «Noi gruppo squadra vogliamo sempre dare il meglio, la società ha dichiarato un obiettivo e noi stiamo lavorando da inizio anno focalizzati su di esso. Sicuramente non dobbiamo essere contenti per come è arrivato il risultato, però il risultato è arrivato e quindi non possiamo non essere contenti. Ogni partita in questo campionato è tosta e difficile, quindi noi andremo a Fabriano consapevoli di quello che ci aspetta. Come ogni domenica ci stiamo preparando per una partita di attenzione, anche perché conosciamo il valore ed il potenziale di un’avversaria che nel proprio campo è difficile da battere. Io sono del sud Italia e quindi sono scaramantico, però dico che il nostro gruppo di giocatori è fantastico, siamo vicini l’uno con l’altro e vogliamo darci una mano tra di noi per raggiungere quello che è l’obiettivo. Spero di poter raggiungere tutto quello che ci siamo prefissati, perché questo gruppo se lo merita».

Il numero 4 ex-Virtus Salerno è estremamente soddisfatto della sua personale stagione, la prima a Montecatini. Nello scacchiere di coach Marco Del Re è un giocatore che, pur uscendo dalla panchina, non fa mai mancare il suo contributo in attacco ed in difesa segnando in svariati modi: «Sta andando benissimo, sono contentissimo di essere qui. Non ho niente da recriminare sulla mia stagione al momento: la società mi ha dato piena fiducia e sto apprezzando molto questa cosa, inoltre approvo e condivido in pieno il progetto. Quello che posso fare è continuare a lavorare e migliorare, solo così possono arrivare i risultati. Quando il mio nome viene chiamato per entrare in campo cerco sempre di dare il massimo, poi a volte ci posso riuscire di più e a volte di meno ma, come dico sempre, dando sempre il massimo le cose prima o poi arrivano. Non è semplice giocare in squadre di questo genere che giocano sempre per vincere, ci vuole pazienza ma in fondo serve solo farsi trovare pronto ogni volta che il coach ha bisogno di me».

«ESPERIENZA CHE TI CAMBIA LA VITA»

La storia di Acunzo ha però una particolarità che può condividere con pochissimi cestisti italiani. L’ala de La T Gema ha avuto l’enorme opportunità di poter giocare per ben sei anni negli Stati Uniti d’America. Nella fattispecie ha militato gli ultimi due anni di liceo (alla Kennedy Catholic High School) e tutti e quattro gli anni disponibili da regolamento nella Ncaa, il campionato universitario americano, diviso tra i college di Toledo, Robert Morris e Youngstown State. Come ci è arrivato lì? Ascoltiamo il racconto di questa avventura: «Avevo diciassette anni e chi mi seguiva al tempo mi accennò che c’era questa possibilità, che divenne ufficiale una volta finita la mia stagione nelle giovanili di Siena. Non lo nego, è stata una decisione difficile. Però giocare in America per un ragazzo è il sogno più grande che ci sia, con la possibilità un po’ più vicina di provare a raggiungere qualcosa di impensabile. I cancelli verso il massimo campionato statunitense e mondiale non si sono aperti ma il solo aver vissuto un simile contesto è stata una possibilità straordinaria».

«Ho giocato sia in high school che al college, in entrambe ho avuto la fortuna di vincere trofei. E’ difficile descrivere a parole quanto l’America mi abbia fatto crescere come persona oltre che come giocatore, è stata un’esperienza fantastica ma anche molto dura, almeno mi ha permesso di imparare una lingua in più come l’inglese. Mi ha anche fatto accontentare la mia famiglia ottenendo un titolo di studio importante, infatti mi sono laureato in economia e marketing, alla Youngstown State University. Ricorderò sempre il primo giorno, mi sono presentato in questo campus grandissimo e iper-dispersivo con più di 15mila persone. Mi sono ritrovato in questa vera e propria cittadella ed ero completamente spaesato, menomale che avevo delle persone a seguirmi perché altrimenti mi sarei perso al primo giorno. Un altro aneddoto che posso raccontare è stato il giorno della mia prima spesa: i centri commerciali come quello li avevo visti solo nei film. E’ un’esperienza che rifarei. A chi volesse intraprenderla consiglio di prepararsi molto bene, la mentalità è molto difficile e, nello sport che faccio io, il livello è molto alto. Ma consiglio pure di godersela perché è qualcosa che ti cambia la vita».

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