Davide Moretti: «A Pistoia sei anni bellissimi. Un legame ancora profondo»

Davide Moretti, oggi play di Varese, riavvolge il nastro dei ricordi legati a Pistoia: «Mi piacerebbe tornare a giocare al PalaCarrara»

L’attesa è ormai agli sgoccioli. Per alcuni è già terminata, per altri non lo sarà fino a domani. La Serie A ha già preso il via ma per Pistoia e Varese non lo sarà davvero fino alla palla a due delle 19:30 di mercoledì. Un inizio dal sapore ancor più speciale, dall’attesa ancora più spasmodica, per chi come Davide Moretti, oggi a Varese, ha vissuto a Pistoia sei anni indimenticabili.

GLI INIZI

Dal 2009 al 2015, il play nativo di Bologna ha vestito la canotta biancorossa dalle giovanili fino all’esordio in prima squadra. Arrivato in Toscana in concomitanza con il padre Paolo, in quegli anni coach della prima squadra, Moretti si è legato indissolubilmente alla città vivendola negli anni dell’adolescenza, creando connessioni ancora oggi profonde a distanza di anni.

Dopo due stagioni a Treviso, la forte scelta di volare oltreoceano per due anni di eccezionale formazione a Texas Tech difatti valsa la chiamata dell’Olimpia Milano al momento del ritorno in Italia. Una stagione in Lombardia più tardi, fatta di tanta concorrenza, il passaggio in prestito a Pesaro dove Moretti si ferma anche per un’altra stagione ritrovando continuità di condizione e di gioco.

LA SCELTA DI VARESE

Nell’estate appena passata la chiamata di Varese, giunta da un’ottima stagione e fresca di cambio in panchina con il newyorkese Tom Bialaszewski scelto come nuova guida tecnica. Un’annata potenzialmente importantissima per confermarsi e rilanciarsi definitivamente. «Stiamo caricando forte ma finalmente inizia una nuova stagione e sono contento», ha risposto Davide al più classico dei “Come stai?”, facendo trasparire un enorme desiderio di tornare a calcare il parquet del campionato dopo l’assaggio europeo.

«Sto bene sia con l’ambiente che con la società – ha aggiunto -. Mi sono ambientato molto in fretta anche nella squadra perché tanti sono ragazzi della mia età o addirittura anche più piccoli. A Varese poi si respira basket, è facile integrarsi. Ovunque vai ne senti parlare. La società è di primissimo livello, lavora bene ed è molto organizzata».

Come accennato, Varese ha già esordito ufficialmente in questa stagione giocando due sfide della fase di qualificazione della Champions League. Superata l’FMP Belgrado, l’Openjobmetis è caduta contro lo Cholet in semifinale dovendo accontentarsi della Europe Cup. «Nelle prime due partite ufficiali abbiamo avuto riscontri positivi. La prima giocata l’abbiamo discretamente e vinta, la seconda l’abbiamo giocata persino meglio ma abbiamo perso. Sicuramente ci hanno permesso di fare esperienza, serve molto ad una squadra giovane come la nostra. Oggi siamo tornati ad allenarci e sta andando tutto bene».

Proprio il palcoscenico continentale è stato una delle cause della scelta di sposare il progetto Varese. Uno dei simboli di una società ambiziosa e vogliosa di crescere vertiginosamente, la quale ha aggiunto al suo roster giocatori di spessore tra cui spicca ovviamente Willie Cauley-Stein. «Ho scelto Varese per le sue ambizioni, vogliono continuare sull’onda dell’ottimo anno scorso e giocheremo anche una coppa europea. Ci stiamo conoscendo piano piano, sono il quarto più vecchio e non mi è mai capitato. Si tratta di una situazione nuova per me, sono quello che ha giocato più anni nel campionato italiano di tutto il roster. Sono venuto qua per l’opportunità di giocare e perché abbiamo ambizioni simili».

L’ESPERIENZA OLTREOCEANO, POI MILANO E PESARO

Classe ’98, Davide Moretti con i suoi 25 anni compiuti il 25 marzo scorso, sarà difatti tra i giocatori con più esperienza nel nostro campionato. Una carriera avviata molto presto, un debutto precoce, ed alle spalle una serie di esperienze formative tra cui quella in un college degli Stati Uniti.

«La decisione di andare negli USA fu per diventare un giocatore migliore – ha raccontato -. Mi ha aiutato tantissimo. Ho raggiunto obiettivi importanti a Texas Tech, vincendo conference e centrando final four. È stato un percorso di cui vado fiero, ho più anni davanti a me che dietro e sono contento di aver già fatto queste stagioni. Tutti questi anni mi hanno dato un sacco di esperienza».

All’università del Texas è seguito il ritorno in Italia ed in particolare a Milano, dove il livello elevatissimo gli ha permesso di osservare da vicino campioni di caratura internazionale. Il passaggio a Pesaro è stato invece decisivo per ritrovare confidenza e minutaggio.

«A Milano mi sono allenato con campioni di Eurolega. Mi porto dietro tanto da ogni anno e durante quello ho potuto “rubare” tanto da compagni di quel livello. Gli anni di Pesaro invece mi hanno fatto tornare a giocare con continuità, sono tornato il giocatore che ero in precedenza. Ho ripreso fiducia e abbiamo fatto due volte i play-off. Traguardi di cui sono orgoglioso».

IL LEGAME CON PISTOIA

Il debutto in Serie A con la nuova maglia sarà per Moretti un turbinio di emozioni. A quelle legate al presente, si uniranno i ricordi del passato. Un momento unico nella sua carriera poiché per la prima volta vedrà Pistoia come una rivale da battere.

«Sarà bellissimo iniziare così, giocando contro Pistoia – ha ammesso -. Non ci ho mai giocato da avversario, tornare al PalaCarrara mi farà davvero piacere e dispiace di dover aspettare fino all’ultima di campionato ma sicuramente sarà belissimo. Un palazzetto caldo e un ambiente che vive di pallacanestro, non vedo l’ora di tornare ed è intanto già molto bello iniziare così la nuova stagione».

Arrivato ad appena 11 anni, nel 2009, Moretti è cresciuto con il biancorosso addosso. Sei anni incredibili per crescita personale e traguardi sportivi. Sei anni che lo hanno plasmato, migliorato e reso la persona ed il cestista che è oggi. Tanto che anche i successi passano quasi in secondo piano a pensare a tutto ciò che quel periodo ha voluto dire a livello umano.

«A Pistoia sono stati sei anni bellissimi. È normale ricordarsi della vittoria dello scudetto U17 e dell’esordio in Serie A ma stiamo anche parlando del posto in cui mi sono fermato di più nella mia vita. Seguendo mio padre allenatore cambiavo città ogni anno e per me era difficile fare amicizie e stabilirmi. A Pistoia invece sono stato a lungo e ho coltivato legami. Ogni volta che torno ho sensazioni ed emozioni forti».

«Sei anni sono tanti, sono cresciuto molto anche da un punto di vista umano in quel periodo – ha proseguito -. Ci sono ancora tante persone che sento, da Gianluca Della Rosa ai ragazzi dell’U17 di quell’anno. Quei due momenti sono l’apice, i ricordi singoli più belli, ma il legame e l’affetto che mi porto dietro delle persone conosciute a Pistoia sarà sempre con me. Penso ad esempio a Fabio Bongi, col quale ci facciamo delle gran chiacchierate ogni volta che ci vediamo. Tutte cose che mi porto dietro ancora e me le porterò per sempre».

IL RAPPORTO COL PADRE PAOLO

Rapporto unico nel suo genere è quello col padre. Una relazione particolareggiata dal coinvolgimento professionale affiancatosi alla vita di famiglia. A Pistoia, Davide e Paolo si sono ritrovati l’uno di fronte all’altro nello spogliatoio biancorosso ed insieme hanno vissuto il debutto in massima serie di Moretti.

«Ero molto giovane, avevo 16 anni. A quell’età ancora non sei un professionista, è difficile esserlo. Sono sicuramente capitate occasioni in cui ho capito come differenziare vita privata e professionale. Durante qualche allenamento mi veniva naturale adottare un rapporto più confidenziale, cosa che magari non avrei dovuto fare poiché alla fine ero un giocatore come gli altri. A quel punto poteva essermi fatto notare a casa con calma ed è anche da cose come questa che sono cresciuto come persona. Sicuramente il rapporto con mio padre è stato super, come lo è tuttora. Spero che un giorno, chissà, magari ci ritroveremo di nuovo giocatore e coach. Stavolta sarò un uomo maturo e con esperienza, se accadesse adesso sarei curioso di intraprendere questo percorso».

IL RITORNO IN A DI PISTOIA

L’affetto nei confronti di Pistoia è tornato a battere intensamente questa estate, con la squadra di Brienza impegnata nei play-off promozione di A2. Sfide che hanno risvegliato anche in Moretti la passione verso questi colori.

«Ho seguito le finali di A2 e ho tifato per Pistoia. La prima partita che vidi fu contro Cantù, la Gara 5 di semifinale. Per come stavano giocando e per come stavano insieme in campo ho avuto davvero la sensazione che sarebbe salita in Serie A. Dopo quella gara non avevo dubbi che ce l’avrebbero fatta, ho capito che sarebbero arrivati in fondo».

Pistoia si ritrova adesso in A1, a pochi mesi dalla magica notte di Torino, pronta a calpestare nuovamente i parquet del massimo campionato nazionale. Lo farà con una squadra forse dalla poca esperienza in A ma costruita rapidamente e con idee chiare. Per questo, secondo Moretti, una formazione da dover temere.

«Credo che l’allenatore e la dirigenza abbiano costruito una squadra puntando tanto sulle persone. Sul loro carisma, la loro voglia e grinta sul parquet. Ragazzi che in campo daranno tutto. Gianluca in questo senso, giocando per la sua città, ha una marcia in più sicuramente. Non sarà facile giocare contro Pistoia. Io credo che gli stranieri siano giocatori interessanti. Penso che Varnado, purtroppo adesso infortunato, ma anche la guardia Willis, siano giocatori in grado di fare la differenza. Sarà una partita tosta per noi, dovremo giocare al nostro ritmo per tutti e 40′ se vorremmo vincere».

IMMAGINARE IL FUTURO

Il focus è sulla stagione appena iniziata. Siamo soltanto all’alba dell’annata che verrà. Eppure anche il solo immaginarsi un giorno nuovamente a Pistoia, fa nascere nella mente di Davide un viaggio in un futuro caro. «Mi piacerebbe tornare a Pistoia. Tornare a giocare con la maglia di Pistoia al PalaCarrara è qualcosa che mi farebbe davvero piacere. Prenderei in considerazione la proposta all’istante se avessi un’offerta della società. Lo farei per tutta la serie di motivi di cui abbiamo parlato, per il mio legame con città e ambiente».

Una maglia per la quale però il sogno è vivo e continuo ogni giorno resta quella azzurra dell’Italia. Assaporata a fine 2020, la Nazionale resta l’obiettivo principale di Davide ogni qualvolta prende in mano la palla a spicchi. «È il mio obiettivo quotidiano. Penso alla maglia azzurra ogni giorno. È l’obiettivo a medio-lungo termine che mi sono prefissato. Lavoro e gioco con l’obiettivo di entrare nel giro della Nazionale e restare in pianta stabile negli anni a venire».

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