Davide Moretti ha vissuto una domenica speciale, iniziata con un incontro familiare nella sala conferenze della Giorgio Tesi Group. Ecco i passaggi salienti
Davide che accarezza la retina con triple da otto metri. Davide che si avvita a canestro, superando avversari a tre ante con quell’estro da talento puro. Davide che smista assist, o meglio, cioccolatini che i compagni scartano e scaraventano nella retina facendo esplodere palazzetti da ventimila posti stracolmi. Il film della super stagione di Davide Moretti a Texas Tech, dal titolo di conference al premio come studente modello fino alla storica finale Ncaa, scorre nella sala conferenze della Giorgio Tesi Group. Emoziona e fa partire un applauso spontaneo. «Ma la foto più importante è questa» scherza Giacomo Galanda, deus ex machina della prima parte del Davide Moretti day (la seconda è stata in serata al PalaCarrara), indicando la foto di gruppo dello scudetto Under 17 vinto dal Pistoia Basket nel 2015 trascinato dai punti di quel ragazzo riccioluto il cui talento ha sempre contato di più del cognome importante. Davide sorride e conferma: «In America ripetono sempre una frase – dice – non scordare da dove vieni. E io non lo scordo. Io qui sento le mie radici sportive ma anche accademiche: vedo la signora Chetoni che mi ha fatto tante ripetizioni di tedesco e latino, vedo Fabio e Luca (Bongi e Civinini, ndr) con cui ho fatto ore di allenamento prima di entrare a scuola. Sono in Italia da due giorni e prima di tutto sono venuto qua: non per caso».
La presenza di babbo Paolo, che sceglie di rimanere tra il pubblico del familiare incontro con la stampa fortemente voluto dalla Tesi Group, ha sicuramente aiutato a fare di Pistoia la prima tappa del “giro d’Italia” che porterà Davide lunedì nella redazione della Gazzetta dello Sport, poi a Bologna, Treviso, e Roseto. Tutte piazze a cui è legato per vari motivi e che lo aspettano per tributargli il giusto riconoscimento. Piazze tra cui Pistoia ha un posto d’onore: le due finali scudetto con Under 19 e Under 17 tinta di tricolore, l’esordio in prima squadra nemmeno diciassettenne, nell’ultimo anno di sponsorizzazione per la serie A1 dell’azienda di Fabrio Tesi che ha voluto ospitare il “ritorno a casa” dell’ex enfant prodige biancorosso che dopo 4 anni torna come uno degli italiani del momento sotto la retina. Tesi Group che nel Pistoia Basket ha uno dei partner del progetto Junior, a sostegno dei vivai sportivi e dei giovani che si impegnano nello sport e nello studio. «Avere Davide come testimonial è una grande soddisfazione – continua Galanda che poi sveste i panni del portavoce dell’azienda per cui lavora e si mette quelli di consigliere federale – quando si investe nei giovani, i risultati arrivano. Se ci crediamo, l’Italia può essere protagonista».
All’azienda Tesi, Davide regala il pallone delle finali universitarie, autografandolo con dedica a Fabrizio a favore di telecamera. All’”italian boy” che ha conquistato l’America, viene consegnata una targa ma Davide apprezza soprattutto le fettuccine del pranzo. «Se poi durante l’anno me ne mandate un pacchettino» scherza mentre racconta la “giornata tipo” di quell’America che i suoi coetanei vedono al massimo nelle serie tv. Sveglia alle 8, colazione, pesi e lavoro individuale prima e dopo le lezioni, pranzo, allenamento con la squadra in una tirata di dieci ore fino al rientro a casa intorno alle 18. All’interno del campus di Lubbock, una cittadella da 40 mila studenti nel deserto del Texas, ci si sposta con i mezzi pubblici o in bici. «Studio e sport non interferiscono – dice – tutto è strutturato intorno agli impegni scolastici». Un ritmo frenetico a cui Davide non si è abituato subito, anzi “i primi due mesi dell’anno scorso sono stati durissimi”. Ma piano piano la “saudade” è iniziata a passare, il mal di testa dopo le lezioni di matematica in inglese pure e da lì è la “missione” di Davide Moretti è ufficialmente partita. Missione, termine a metà tra la dura etica militare e la dedizione certosina dei religiosi, è il termine che questo giovane uomo usa per dire quanto tiene al suo sogno a stelle e strisce. «Il mio futuro? Rimanere di là più il più possibile. Penso sempre di essere in missione, penso solo a giocare e studiare. La scorsa stagione all’inizio giocavo poco, ma sapevo di non essere quello che poteva stare in campo 6-7 minuti. Così mi sono fiondato in palestra a lavorare». E i risultati sono evidenti visto che, al secondo anno, Davide da rookie è diventato una scommessa vinta da Texas Tech. «Certo che consiglierei la mia esperienza- continua- avevo la possibilità di andarci a finire l’high school ma personalmente sono contento di essere andato in Ncaa dopo due anni in Legadue (a Treviso, ndr). L’aver giocato a 16 anni contro americani di 30 mi ha aiutato molto». A giugno ripartirà per gli States perché ripartiranno gli allenamenti (che in estate iniziano alle 6) con la nuova squadra. Pronto a saltare sul primo aereo nel caso arrivasse una certa chiamata. «La Nazionale? Sarebbe un onore – risponde alla domanda sulla disponibilità alla chiamata azzurra per i Mondiali estivi – vesto la maglia azzurra da 7 estati. Sacchetti mi ha chiamato ad un raduno un anno fa. Farà le sue valutazioni ma io ci spero. Sappia che il mio telefono è sempre acceso».




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