Delfino Pescia, l’entusiasmo di Luca Gribaldo: «In rosso-blu per crescere»

Arrivato in estate, coach Luca Gribaldo è carico per la nuova stagione: «Progetto lungimirante. Ringrazio il presidente Giannoni»

Uno dei volti nuovi dell’ambiziosa Pallavolo Delfino Pescia che sta prendendo forma è quello di Luca Gribaldo. Un profilo che, in realtà, non suona come novità assoluta nella città dei fiori.

Nel brillante passato da giocatore di Luca, abituato a schiacciare sui parquet di caratura nazionale, ci sono i trascorsi vissuti nella Pallavolo Pescia, allora presieduta da Enrico Losco, in Serie B2, trascinando la formazione all’epoca allenata da Giacomo Cucurnia e Maurizio Volpe ai playoff contro la Sisley Treviso (stagione 2004-2005). Gribaldo giocava nel ruolo di opposto e, inoltre, nel 2004, rientrò nel novero dei migliori atleti locali premiati dalla Città di Pescia durante la manifestazione “Lo Sport in Festa”, insieme a due componenti di quell’organico, Marco Romani e Alessandro Vannini.

Pescia, adesso, torna nel presente pallavolistico di Luca, un amore la cui fiamma di passione torna a bruciare ardentemente, come fu in passato. Nel progetto disegnato dalla società presieduta da Giovanni Giannoni, lo staff dirigenziale ha scelto di scommettere sull’allenatore ex Pieve, il quale, dopo aver valutato la succulenta offerta, ha risposto in modo affermativo, dividendo i suoi impegni tra settore giovanile maschile e femminile.

Determinazione, volontà, umiltà, spiccato “savoir-faire”, aggiunte ad un sorriso smagliante a trasmettere serenità e tranquillità… Questi sono alcuni dei tanti valori in possesso di coach Luca Gribaldo, che collimano perfettamente con la filosofia della Pallavolo Delfino Pescia.

Luca, cosa ti ha spinto ad accettare la proposta della Pallavolo Delfino Pescia?

«Ho scelto Pescia per il bellissimo progetto illustrato dal presidente Giovanni Giannoni, la sua lungimiranza nel voler creare uno staff tecnico di alta qualità. Ho chiesto di imparare a fare l’allenatore. Avendo giocato per 35 anni, allenare è completamente un altro mestiere, che comporta dinamiche diverse da quelle del giocatore. Cercavo una società che desse l’opportunità ad un aspirante coach di crescere: in questo senso, Giovanni mi ha coinvolto fin da subito, ed ho potuto conoscere Santi Francalanza, personaggio fantastico, con un’esperienza incredibile e le idee chiare, così come Sandro Becheroni, altra figura fondamentale del progetto in questione. Ad ogni singolo allenamento capisco quanto sia lunga la strada da percorrere. Mi ritengo davvero fortunato a far parte di questa società, perciò ringrazio molto il presidente per la possibilità che mi è stata offerta».

Il tuo lo possiamo definire quasi un ritorno, data la tua esperienza di giocatore a Pescia: che ricordi conservi di quegli anni e che piazza hai ritrovato?

«Pescia è sempre rimasta nel mio cuore: ho un legame quasi fraterno con il presidente di quella società, Enrico Losco, il quale, quando arrivai da Torino, fu il primo ad accogliermi, consentendo il mio ingresso nella squadra. Quando sono entrato al palazzetto, rivedendo gli spogliatoi, con la mente sono tornato nel 2004: fu un anno bellissimo per me, l’ultimo a chiudere un cerchio nella pallavolo di alto livello. In quella stagione ero il capitano della squadra e raggiungemmo i playoff di B2 contro la Sisley Treviso. Per me, inoltre, ci fu l’opportunità di attaccare i palloni alzati da Marco Falaschi, oggi secondo palleggiatore della Lube Civitanova, già all’epoca bravo e promettente. Sono tornato a Pescia perché il mio obiettivo è far sì che la società possa diventare un punto di riferimento importante in ambito di settore maschile: non capisco, infatti, perché, ad oggi, non esista in Valdinievole una scuola di pallavolo per ragazzi. Perciò è scattata la molla che mi ha portato ad intraprendere il percorso di allenatore per provare a favorire l’inserimento di più bambini in questo sport meraviglioso».

La Pallavolo Delfino ha riaperto al maschile nella stagione 2018-2019 raggiungendo in poco tempo un elevato numero di iscritti: è giusta la strada intrapresa dalla società?

«Assolutamente sì. Ammiro profondamente Alessandra Pellegrini per il lavoro straordinario che ha svolto, tenendo compatti i ragazzi che si sono affacciati e i gruppi costruiti. Ritengo che il passo successivo sia trasmettere ad ogni ragazzo, fin dall’accoglienza, la percezione di un sistema che funzioni, un progetto credibile, una società presente ed uno staff tecnico all’altezza, in grado di infondere sicurezza ed entusiasmo alle giovani leve, affinché ogni volta possano tornare a casa con la consapevolezza di essersi divertiti. Di ragazzi in zona ce ne sono, eccome. Non è vero che si iscrivono tutti a calcio o basket. A volte, forse, ciò che manca è un’offerta dettagliata o un programma serio. Avere dalla nostra parte un personaggio del calibro di Sandro Becheroni, che darà il benvenuto agli atleti dai 6 ai 13 anni, direi che sia un bel biglietto da visita, non certo spendibile da tutti».

Quanto è importante la comunicazione a livello giovanile?

«E’ fondamentale. Oggi, in virtù di un approccio all’attività motoria diverso da quello del passato, appare necessario invogliare i giovani, coinvolgerli, interagire, entrare in sintonia con loro, capire le loro esigenze e far sì che trovino nelle figure esperte dei punti di riferimento. E’ importante stare al passo della mentalità giovanile contemporanea».

Prima di arrivare a Pescia, sei stato per due stagioni a Pieve a Nievole: qual è stato il motivo che ti ha portato a lasciare il Montebianco?

«Innanzitutto preme ringraziare la società Pieve Volley, il presidente Saverio Severi ed il dirigente Gabriele Bruni per la fiducia, consentendomi di allenare due squadre, pur senza la necessaria esperienza. Il tutto è nato quasi per scherzo, quando portai uno dei miei due figli in palestra. La prima stagione fu molto particolare: dopo l’esonero di Pietro D’Onofrio, assunsi la guida di under 16 e Serie D maschile. Accettai con entusiasmo, sia pure con molte titubanze. Siamo arrivati ad un soffio dai playoff. Inoltre frequentai vari corsi per apprendere rudimenti sulla figura di allenatore.

L’anno scorso ho chiesto alla società di imparare da un tecnico navigato, quindi arrivò Roberto Donati, persona di grande esperienza. Poi, dopo il lockdown, capii da un messaggio che Donati non sarebbe rimasto a Pieve a Nievole. Iniziai a guardami attorno e il progetto del Pescia, orientato sul medio-lungo periodo, è sembrato più incline alle mie necessità. Ad esempio, la scelta della dirigenza rosso-blu di fare la Prima Divisione è un segnale importante: costruire qualcosa di solido, arrivando, un domani, a giocare la Serie D o Serie C con ragazzi cresciuti in casa. Ho accettato la proposta, comunicando, poi, la mia decisione a Pieve. Auguro al Montebianco le migliori fortune e sono sicuro che faranno molto bene. Ad ogni modo, penso di aver fatto una scelta intelligente, perché potrò crescere a fianco di persone esperte e preparate».

Infine, un plauso di Luca Gribaldo a Pistoia Sport, che fa sempre piacere:

«Complimenti per il lavoro che svolgete con grande impegno e passione. La comunicazione nello sport è fondamentale, nonché l’importanza di spiegare nel dettaglio i progetti di una società, quale fattore determinante che può invogliare un giovane ad approcciare verso la disciplina sportiva».

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