«Gli scontri diretti persi al PalaCarrara? Non me li spiego ma il nostro campo non è mai stato un fattore per questa squadra» dice Gianluca Della Rosa. E su Moretti: «Forse sta provando a pungerci nell’orgoglio»
Basterebbe la faccia di Gianluca Della Rosa per capire che il play biancorosso starebbe volentieri da un’altra parte piuttosto che davanti ai giornalisti, dopo l’ennesimo ko (a Trento) con annessa prestazione a dir poco altalenante di gran parte della squadra, e prima dell’ennesima sfida (contro Cantù) da dentro o fuori. Difficile se non difficilissima visti i valori espressi da Pistoia e Cantù nel girone di ritorno (OriOra 1 vittoria, 11 perse, Acqua San Bernardo 9 vinte, 3 perse), vitale ai fini di una classifica che a tre giornate dalla fine da drammatica potrebbe saper già di tragico. Invece “Della”, il capitano più giovane della serie A, il capitano cresciuto tra curva ed Academy biancorossa, è lì come sempre. E’ lì a metterci la faccia come troppo spesso è stato chiamato a fare in questa stagione. E’ a metterci la faccia non solo per una squadra che a Trento non è piaciuta nell’atteggiamento, arrendevole con punte di indolenza vedi l’uscita dal campo di Mitchell dopo i falli e il mezzo gestaccio di Crosariol alla panchina negli ultimi istanti di gara.
E’ lì a metterci la faccia (anche per la società) anche dopo i missili terra aria che Paolo Moretti ha scelto di scagliare dalle pagine nazionali de “La Gazzetta dello Sport”. Evidenziando dopo le due sconfitte che hanno ridimensionato l’impresa di Bologna a lampo nella notte, che all’OriOra “manca umiltà e spirito di sacrificio, che si predilige l’io al noi”. Parole forti a nemmeno un mese dal suo insediamento con una squadra già ultima in classifica, che a lui chiedeva un miracolo, sapendo quanto fosse difficile. “Con queste parole il coach forse sta provando a pungerci nell’orgoglio- dice Della- per stimolarci. Forse qualcuno può sentirsi colpito punto. Non lo so. Io dico solo che la squadra c’è, abbiamo tutti la stessa idea che è provare a vincere tre gare che ancora nonostante tutto possono valere la salvezza”.
A chi gli chiede se a Trento siano mancate le motivazioni soprattutto a qualcuno, a chi gli chiede se l’aria sia davvero così pesante come le parole di Moretti fanno pensare, Della risponde da ragazzo abituato a lottare. Che cerca di capire come mai sul campo le cose non vadano e non va a caccia di altri capi espriatori. “Non credo che a Trento qualcuno non ci abbia creduto- dice il play pistoiese- è stata l’ennesima gara in cui ce la giochiamo e con l’ennesimo blackout che arriva e la spezza. Il mio vero rammarico è non esser mai riusciti a spezzare le partite, soprattutto in casa, come è successo a Bologna. Poi quando perdi può esserci del nervosismo, che può far pensar male al di fuori”. Soprattutto in casa. Quando il capitano ripercorre i tre scontri diretti persi nel girone di ritorno davanti al pubblico di via Fermi, la faccia è quella arrabbiata che abbiamo visto tante volte a fine gara. Dopo i cazzotti dati sulla ringhiera che delimita la panchina biancorossa e la gradinata, da chi vorrebbe dare sempre più del 100%. Come lui fa sempre, nelle gare più brillanti come in quelle piuttosto ruvide come le ultime in cui Moore e Craft hanno preso il sopravvento sulla cabina di regia pistoiese.
“I tre scontri diretti persi, come me li spiego? – dice Della – non me li spiego. Il PalaCarrara è sempre stato quello che ho vissuto in tante grandi sfide da tifoso. Un campo caldo in cui giochi alla morte anche perché c’è lo sprone del tifo. Nella mia mente pensavo che quegli scontri diretti li avremmo vinti tutti. Invece il fattore campo non c’è mai stato. Eppure nonostante tutto siamo ancora in corsa e finchè c’è speranza, continueremo a lottare”. Ribadisce che la squadra si sta allenando “come deve fare, spesso con un allenamento al giorno come è di regola a fine stagione”. Ma anche lui alla fine si fa scappare due parole, indicative su questo momento. “Amor proprio” che in maniera più partecipe, da capitano, da giocatore che non chiama fuori da quest’annata sportivamente deludente, chiama tutti alle proprie responsabilità. “Le altre perdono?- chiude Della- noi giochiamo in casa e loro in trasferta, mi viene da dire che possiamo giocarcela più noi. Ma bisogna vincere, lo dico da tempo. Bisogna avere un po’ d’amor proprio noi giocatori”. Per sé stessi e per la maglia, che significa storia e passione.


