Fioccano i voti alti per i giocatori del Pistoia Basket, autori di un capolavoro in gara 5 contro Cantù. Della Rosa è il migliore
GIORGIO TESI GROUP PISTOIA
ZACH COPELAND 5,5 (13 punti in 24’). Il lampo del terzo quarto è di quelli potenti. Ma se la scarica di triple tirate fuori dal suo cilindro di prestigiatore dei canestri riaccende Pistoia, è sulla sua gara che scende troppo presto la notte. Il tecnico che gli vale l’uscita per cinque falli con 7’ da giocare poteva lasciare al buio l’attacco biancorosso, riacceso dalle triple salvavita di capitan Della Rosa.
MATTEO POLLONE 8 (18’ giocati). La zanzara delle risaie sente aria di casa e scorrazza nella natia terra sabauda come non faceva da tempo, senza fare sconti a nessuno. Nemmeno a David Logan, a cui Speedy Pollone si incolla addosso, togliendo ossigeno, fiducia e la corona di miglior realizzatore avuta in tutte le altre battaglie tra Pistoia e Cantù.
CARL WHEATLE 7,5 (15 punti in 36’). Può finalmente mettersi alle spalle la rabbia per la Fatal Verona che da un anno – parole sue – non lo fa dormire e lo ha spinto a cercare il riscatto. Concretizzato con un ruolo da protagonista nell’eliminazione eccellente di Cantù, dal primo al quinto atto dove gioca sempre, sfiora la doppia doppia con 9 rimbalzi (e 5 falli subiti), spingendo con la sua energia a tutto campo Pistoia in finale.
JORDON VARNADO 7,5 (20 punti in 36’). Piazza la terza doppia doppia in cinque gare, reagisce ad un inizio difficile in cui pare ingabbiato dalla difesa di casa ed è tra i supereroi del secondo tempo in cui non esce mai né fisicamente, né mentalmente dalla gara nonostante qualche sbavatura (3/7 ai liberi) e la pressione illimitata e non sempre garbata degli avversari.
DANIELE MAGRO 6,5 (11 punti in 25’). La torre veneta svetta anche in gara 5, confermandosi un fattore di questa sfida. Annulla Hunt, che pur pareva dominare all’inizio ma si tira fuori da solo gravandosi di falli, non cede un millimetro sotto i tabelloni, spingendo i suoi alla rimonta nel terzo quarto con 7 rimbalzi.
GIANLUCA DELLA ROSA 9 (12 punti in 22’). C’è Teseo che vince il temuto Minotauro, Davide che batte Golia e Della Rosa che sovrasta il mito Logan. Triple (4/5 da tre) ma anche tanta difesa nello show del play biancorosso, che rientra dopo l’uscita di Copeland e coglie l’attimo per scrivere la storia. O Capitano, mio capitano.
LORENZO SACCAGGI 6,5 (10’ giocati). E’ provato dall’infortunio alla spalla ma non si tira indietro. Dà una mano alla squadra come può, senza fronzoli e praticamente senza tiri, ma assicurando minuti di intensità e la sua grinta infinita.
ANGELO DEL CHIARO 5,5 (2 punti in 9’). Gioca poco e solo nella sofferta prima parte, in cui lo tradisce anche la manona fatata (1/5 al tiro) e non riesce ad entrare pienamente nel match.
GABRIELE BENETTI 7 (2 punti in 20’). Gioca tutta la decisiva parte finale della gara, lotta sottocanestro con una personalità che sta tornando fuori partita dopo partita.
ALL. NICOLA BRIENZA 10 – Stravince il confronto con un certo Meo Sacchetti, nasconde cerotti ed acciacchi dei suoi con una gestione magistrale di un gruppo di giocatori che per lui si butterebbero nel fuoco, ricordando un po’ la Nazionale del Poz. Ma visto che da qui a un bel po’ nei bar di Cantù avrà molto di cui farsi perdonare, meglio tenersi stretta la carta di credito ancora un po’. Anche perché ora c’è una meritatissima finale da giocare.
ACQUA VITASNELLA CANTU’
IL MIGLIORE – FRANCESCO STEFANELLI 6,5. L’ex enfant prodige di San Miniato prova a caricarsi la squadra sulle spalle, suonando la carica dopo il riposo e respingendo quasi da solo gli assalti di una rilanciata Pistoia.
IL PEGGIORE – DAVID LOGAN 4,5. Sente la responsabilità di esser arrivato in Brianza per fare la differenza ma soprattutto nel finale accentra fin troppo il gioco su di sé, nonostante una serataccia al tiro (3/15 dal campo) e la staffetta difensiva con cui Pistoia lo sfianca.
ALL. MEO SACCHETTI 5 – La rimonta di Pistoia, dopo 25’ in cui Cantù sembrava padrona del campo, fa vacillare di colpo tutte le certezze. Dopo una prima parte in cui si rivede la squadra operaia del campionato, Cantù torna a specchiarsi nel suo talento, peccando di vanità e individualismo.



