Derby Gema-Herons: nuovi volti, nuove variabili tattiche

Domenica il derby di ritorno in scena al PalaTerme. Gli innesti aprono scenari inediti, tanti spunti per Del Re e Barsotti

Ogni partita fa storia a sé. Uno dei ritornelli più triti e ritriti nello sport, soprattutto quello di squadra. Che poi come tutti i luoghi comuni va contestualizzato e spiegato, ma in fin dei conti è anche abbastanza vero, tra l’altro. Ed è tanto vero quante più variabili ci sono in ballo, a poter indirizzare la gara in un modo o in un altro. Gema ed Herons sono due squadroni e infatti dominano il campionato di C Gold dall’inizio. Sono squadroni perché sono forti e completi, sia dal lato tecnico e di talento, che da quello fisico e atletico. Per il resto si sa, giocano in modo molto differente. Sotto controllo Gema, a ritmo forsennato gli Herons. Lento e rock, per citare Celentano. Ma il campionato ci dice che per ora sono due ritmi entrambi vincenti, perché piano o forte che sia l’importante è andare a tempo e ballare bene. All’andata a prevalere è stata Gema, che ha saputo imporre nettamente il proprio modo di stare in campo a degli aironi timidi e disorientati.

Ma quella che abbiamo visto il 16 marzo è solo una delle molteplici partite e storie che possono scaturire dall’incrocio delle due compagini rossoblù. E tra tutti i possibili derby che si giocavano e continuano ancora a giocarsi un posto nella realtà, è probabilmente uno dei meno equilibrati. Difficile infatti credere che i Barsotti boys non abbiano fatto tesoro della lezione. Com’è altrettanto poco probabile che i leoni di coach Del Re si facciano prendere dall’ansia e dalla paura, lasciando campo libero al riscatto degli avversari. E allora, immaginando una sorta di pareggio agonistico e mentale, che derby sarà in campo? Il bello è che le risposte possono essere talmente tante che a pensarci viene il mal di testa. A maggior ragione con l’inserimento dei due nuovi innesti, Sollazzo per coloro che domenica saranno in casa e Radunic per coloro che saranno formalmente in trasferta.

GEMA, SOLLAZZO JOLLY EXTRA-LUSSO. VINCERÀ LUI IL BALLOTTAGGIO CON MARENGO?

Adam Michael Sollazzo, che domenica scorsa in casa con Prato ha debuttato in scioltezza con 25 punti e tripla doppia, con i campionati regionali non c’entra proprio un bel niente. Ha il corpo di un’ala grande, il cervello di un playmaker e le mani di una point guard, in pratica è un jolly sensazionale. Anche perché si sposa a meraviglia con Rasio. Non è ancora dato sapere chi tra l’italo-americano e capitan Marengo, assente già con Prato ma leader imprescindibile del gruppo, sia il prescelto per la convocazione. Come ha fatto presente il ds Meini, il turnover tra atleti di formazione non italiana è limitato a loro in quanto “Ponti” di fatto resta l’unico lungo del roster.

L’impatto di “Nando” è incontestabile, fatto sta che dopo l’esordio di domenica tenere fuori l’ex Treviglio risulta complicato. Perciò, col rischio di sbagliare previsione, azzardiamo un Sollazzo avanti nel ballottaggio. Come già sottolineato, il numero 43 può giocare con tutti creando per sé e gli altri. I nuovi compagni devono solo abituarsi a muoversi maggiormente senza palla, dato che il 32enne ama inventare soprattutto dal palleggio, alternando fronte e spalle a canestro. Se chiuso, di bocche da fuoco sugli scarichi Gema ne ha diverse. Neri e Ghiarè in primis.

RADUNIC, IL GULLIVER DEL BASKET LILLIPUZIANO TARGATO HERONS

L’approdo di Matej Radunic alla corte degli Herons richiama un po’ il celebre viaggio di Gulliver a Lilliput, capolavoro di letteratura ideato da Jonathan Swift. Non tanto per le dimensioni ridotte degli aironi, prima del croato privi comunque di un centro di ruolo, ma più che altro per la pronunciata identità di small ball assorbita ormai dalla squadra. Uno stile, quello di andare il più spesso possibile al massimo, che per forza di cose con Radunic va gestito con più attenzione e parsimonia. Nella trasferta di Castello è stato così, anche se nel derby il classe ’96 avrà una settimana in più di allenamenti nelle gambe. Col gigante di Pola non sempre si può andare a mille, se si vuole sfruttare la sua stazza e la sua qualità nei pressi delle plance è necessario ibridarsi un minimo, inserendo un po’ di lento nel rock abituale.

Per carità, vietato snaturarsi, sarebbe controproducente. È proprio l’estensione del catalogo di velocità e assetti a poter fare la differenza. Con Radunic in campo gli Herons possono permettersi di schierare negli esterni giocatori alti e duttili come Obiekwe, Casoni o anche Paunovic, prediligendo una pallacanestro “grande” di stampo slavo, che poi è anche la direzione del basket moderno specialmente oltreoceano. Al contempo, la torre proveniente dal campionato Ucraino potrebbe anche agire da unico pilastro in un quintetto piccolo dedito a spalleggiarlo e a girargli intorno, servendolo e facendosi servire, data la visione di gioco del compagno. Magari anche contro la zona, a cui verosimilmente coach Del Re si affiderà in più occasioni come nel derby d’andata. Senza Radunic via libera ai soliti aironi Looney Tunes. Nel mezzo tra gli opposti, un intero spettro di gradazioni.

LA SPERANZA DI VEDERNE DELLE BELLE

Sì, ogni partita fa storia a sé. Tra il primo posto in palio e gli scenari aperti dai nuovi innesti, gli elementi in grado di combinarsi determinando l’intreccio di questo derby sono innumerevoli. Per carità, può uscirne anche una gara bruttina, ma gettando uno sguardo ai protagonisti ci si augura il contrario. Che sia cioè un tripudio di gesta tecniche e agonistiche. E perché no, anche un clinique di scelte tattiche. In fondo coach e giocatori lo sanno, dagli spalti non c’è gioco più divertente di immaginarsi al loro posto.

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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