Derby termale, la voce dietro le quinte di Gema ed Herons

Gli addetti alla comunicazione Matteo Baccellini e Filippo Laico sul derby di domenica: «Non ci sono favoriti» «Guarda che lo sei te!»

Sono sempre i soliti a parlare: presidenti, allenatori, giocatori, dirigenti, tra ex e attuali. Per una volta vogliamo dar voce a chi sta sempre dietro le quinte, ritagliandosi quasi mai uno spazio di primo piano. Uno è Filippo Laico, responsabile della comunicazione Fabo Herons; l’altro si occupa pure lui della comunicazione, ma è anche il telecronista ufficiale su Lnp Pass della Gema Montecatini ovvero Matteo Baccellini. Amici da oltre 25 anni grazie alla storica agenzia Tuttocalcio di Alfio Tofanelli, fucina di talenti a livello valdinievolino tra cui Sandro Sabatini. Da lì in poi Filippo e Matteo hanno intrapreso carriere diverse, tra Tirreno, Sky, Radio Sportiva e sempre tanto basket nello sfondo.

Al derby di domenica si ritrovano “rivali”, ruolo che rivestono solo per due giornate all’anno. Infatti durante il campionato seguono con rispetto e sportività le prove dell’altra squadra di Montecatini, dimostrando come il dualismo e la divisione in due fazioni del basket termale non conduca solo a esempi evitabili.

Partiamo subito: chi arriva favorito al derby e perché?

Filippo «Per definizione nei derby non ci sono favoriti!»

Matteo «Quest’anno penso che sono sicuramente favoriti loro, ma Gema è in una posizione di classifica di grande prestigio quindi non saprei…»

Ok non ne ricaviamo nulla. Cambiamo domanda: cosa ti fa più paura dell’altra o cosa ti ha impressionato?

Filippo: «La loro capacità e la loro compattezza nelle difficoltà. Un’exploit tipo vincere con la Pielle lo possono fare tutti, ma loro hanno mostrato una regolarità impressionante nel rendimento nonostante le assenze importanti. Inoltre hanno pescato giovani di qualità tipo Pirani, Corgnati e Dell’Anna che stanno disputando una stagione interessante».

Matteo «Niente paura: loro si confermano quelli pronosticati ad inizio stagione con una grandissima identità difensiva. Sanno mettere grande aggressività in ogni partita e in casa il percorso è netto. Un ruolino di tutto rispetto anche in trasferta rappresenta la compattezza e la continuità».

Barsotti o Del Re?

Filippo: «Per noi Barsotti è stato tutto: non solo un allenatore, ma una persona che ha deciso di sposare un progetto che non aveva ancora consistenza con grandissima umiltà. Federico si è messo a disposizione, da gonfiare i palloni a scegliere i giocatori».

Matteo: «Sono due tipi del tutto diversi. Federico è un amico che conosco da tanti anni quando allenava a Montecatini e ha questa grande capacità di imprimere il suo tipo di gioco redditizio. Del Re gioca sull’empatia, sul creare il gruppo ed è uno dei valori aggiunti di questo nuovo corso della Pallacanestro Montecatini. Sa cosa ottenere da ognuno con questa “livornesità” anomala. Se non avesse avuto un certo tipo di presa sul gruppo con le tante assenze avute non avremmo sfornato prestazioni di questo tipo».

Lulli o Luchi?

Filippo «Non conosco Lulli, ma conosco Luchi. Andrea è la persona che ha tre doti raccolte come caparbietà, lucidità ed energia: in una persona spesso non si trovano facilmente neanche una di queste, immaginarsi tutte e tre!».

Matteo «Non ho lavorato mai con Luchi. Lulli ha l’entusiasmo dalla sua parte, risultando una persona che non conosceva questo mondo e che in due anni si sta affidando ad altri, conoscendo sempre più cose».

Il tuo idolo rossoblù per eccellenza?

Filippo: «Andrea Niccolai anche perché l’ho visto giocare per la prima volta nel mini basket e mi ci sono anche allenato insieme, pur facendo parte entrambi di annate diverse: di lui ho un ricordo in particolare di una gara del minibasket. Parlando di rossoblù è impossibile non citare anche Raffaele Romano».

Matteo: «Non posso che dire la triade Niccolai-Boni-Meini in tre epoche diverse, ma che ricordo con parecchio piacere. Ho avuto il piacere poi con Guido di collaborarci anche al di fuori del campo e tutto questo è un piacere».

Il momento più difficile da responsabile alla comunicazione in questi due anni?

Filippo: «I momenti difficili ci sono sempre. Siamo un gruppo che lavora in sinergia tra comunicazione e marketing e che ci consente di essere sempre reattivi. A fine vittoria tutti esultano, ma io devo iniziare a lavorare. Quando vinci il lavoro aumenta, ma è la soddisfazione di fare questo lavoro».

Matteo:« L’intensità delle cose che devi fare a volte è pressante, ma io vivo tutto questo come una grande passione. Come in tutte le cose passionali ci metti il cuore, sia quando vinco che quando perdo. Certo, quando le cose girano bene il telefono squilla di più».

Cosa rubereste all’altra squadra?

Filippo «Io ruberei Matteo Baccellini così sappiamo a chi far fare le presentazioni invece che cercare gente da fuori!».

Matteo «Dovrei rispondere Filippo Laico, ma non farò così. Infatti a livello di campo toglierei a loro un giocatore come Marco Arrigoni che anche in Supercoppa contro di noi ha fatto un gran match».

Il ricordo più bello delle stracittadine termali degli ultimi due anni qual è?

Filippo: «La preparazione del derby del primo derby in assoluto del 16 marzo 2022 in cui perdemmo giocando molto male. Il preparare la gara nelle settimane prima però fu interessante per creare attenzione in una cosa mai esistita e che ebbe un seguito enorme».

Matteo: «Anche quel derby è per me il ricordo più bello. Era stato rinviato già due volte e quella sera eravamo – come saremo domenica – in emergenza, tra Bruni che giocò due minuti e altre defezioni. Di quell’anno il vero dispiacere fu giocare gara-5 a San Miniato: tutta la città perse qualcosa».

Infine, come va a finire la gara domenica?

Filippo «Mi auguro e son sicuro che sarà una bella e combattuta partita, che al fischio finale non rovinerò il rapporto che c’è già tra addetti ai lavori e giocatori delle due squadre».

Matteo «Mi aspetto una gara equilibrata, ma in casa sono gli Herons quindi ci si aspetta qualcosa di più da loro. Oddio, negli anni scorsi il fattore casalingo è stato spesso ribaltato…».

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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