Pistoia Sport vi accompagna alla scoperta della XVI edizione dei Dialoghi di Pistoia. Brevi annotazioni a margine degli incontri
Giorno 1 – Venerdì 23 maggio
Alessandro Bergonzoni – Arrivano i dunque (Avannotti, sole Blu e la storia della giovane Saracinesca) (teatro Manzoni, ore 21)
Gli spettacoli di Alessandro Bergonzoni sono un incessante e instancabile meta-discorso, una discesa senza fine nella fabbrica industriosa del linguaggio. Inanellando una catena vertiginosa e surreale di parole, intese sia come morfemi che come elementi minimi del discorso, l’autore accompagna lo spettatore in una “crealtà” irreale ma non per questo irrealistica, sovversiva in quanto (realtà) sovvertita.
Il linguaggio, ci dice Wittgenstein, è una forma di rappresentazione del mondo: sovvertire il linguaggio, sforzare i suoi limiti fino ad ampliarli o addirittura cancellarli, non è molto diverso da cambiare il mondo (o almeno la sua rappresentazione). Per questo l’universo di Bergonzoni è pieno di diavolerie realizzabili ma mai realizzate, come i razzi boomerang che colpiscono coloro che li lanciano, oppure di malattie inspiegabili come la congiungivite, che unisce tutte e tutti stabilendo un collegamento sincero e profondo tra ciascuno di noi.
Bergonzoni scherza, gioca, istrionico e sicuro di sé, ma il contorno è quello dolceamaro della satira sociale. Troppo odio, troppo dolore nel nostro “stare al mondo”: guerra a Gaza, in Siria e in Sudan; morte nel Mediterraneo. L’autore bolognese esalta le libertà, cita Julian Assange ed esorta alla diserzione. Lo spettacolo si chiude con il suono angosciante di una sirena antiaerea: ultimo e definitivo esercizio di immedesimazione alla guerra, alla disperazione di chi in questo preciso momento in Palestina si trova sotto le bombe e non sa dove rifugiarsi. “Sbellichiamoci – chiude Bergonzoni – ridiamo a crepapelle, ma smettiamo di fare la guerra”.
Giorno 2 – Sabato 24 maggio
Andrea Staid – Dare forma al mondo. La lezione di piante e animali (teatro Manzoni, ore 10)
Antropologo, docente ed editor, Andrea Staid è una delle voci più interessanti del dibattito etnografico sul nostro Occidente. Da tempo la sua attenzione si concentra sui sistemi di vita e di pianificazione delle metropoli contemporanee, con particolare riguardo per le tante e troppe aree di marginalità che si sono formate negli ultimi decenni all’interno delle nostre società. Con Dare forma al mondo, testo pubblicato per la serie Dialoghi di Pistoia edita da Utet e dal quale è tratto l’incontro odierno, l’autore ligure esplora l’universo della progettazione (industriale, architettonica e urbanistica) in maniera originale e innovativa, ribaltando alcuni paradigmi consolidati della cultura occidentale.
Sin dalla rivoluzione neolitica, quando gli umani abbandonarono la vita da cacciatori-raccoglitori per dedicarsi all’agricoltura e alla pastorizia, la nostra specie ha assunto su di sé la prerogativa della progettazione, stabilendo un principio di alterità tra ciò che è umano e ciò che invece non lo è (piante, animali non-umani, ambienti). Fu il principio di quella trasformazione – prima lenta, poi sempre più rapida e inesorabile – che oggi ci porta a parlare di Antropocene, ovvero di una era geologica profondamente condizionata dall’agire umano.
Questa dicotomia tra umano e non-umano, culturale e naturale, non appartiene al “design multinaturalista” proposto da Andrea Staid, che già nel nome porta un paradigma cooperativo di tutt’altro segno. L’antropologo ligure ci accompagna alla scoperta della progettazione non-umana di uccelli e insetti, mostrando come questi esseri minuti abbiano sviluppato capacità progettuali davvero ragguardevoli, sia a livello estetico che sociale. Come l’uccello tessitore, che costruisce un nido permeabile alle altre specie animali, senza egoismi; oppure come le vespe, la cui abilità tecnico-architettonica permette loro di trasformare la cellulosa degli alberi in vero e proprio cartone a uso edilizio. Adattamento, cooperazione e accoglienza: sono questi i principi del design non-umano dai quali dovremmo prendere spunto per un futuro più giusto e sostenibile.



