Difensore arcigno dal cuore grande: Pupeschi in strada per dare una mano dopo l’alluvione

Pupeschi, dal campo alla strada. Gesto nobile del difensore neroverde: «Ho sfruttato il week end per spalare il fango e aiutare i più bisognosi»

Fermarsi, respirare, agire. Movimenti involontari che Niccolò Pupeschi fa anche durante le partite, quando indossando la casacca neroverde marca con diligenza gli attaccanti avversari. Nel week end, però, il giocatore dell’Aglianese si è dovuto fermare sul serio a causa dell’alluvione che ha colpito la zona limitrofa a quella in cui abita, decidendo successivamente di scendere in campo, pardon, in strada, per dare una mano alle persone colpite duramente dai violentissimi temporali. Un gesto non banale, che viene dal cuore e quindi da lodare. Un po’ l’identikit del grande difensore: stoico, tutto d’un pezzo e a volte anche agonisticamente cattivo, che però allo stesso tempo cela un animo nobile, con la predisposizione al sacrificio e all’aiuto verso il prossimo.

LA PAURA, LA REAZIONE

Niccolò, partiamo dal racconto di questi ultimi giorni. Per te, come per molti altri, purtroppo sono stati assolutamente anormali

«Tutto è iniziato durante la serata di giovedì, quando dopo l’allenamento avevamo organizzato una cena di squadra a Montecatini. Già nel pomeriggio, rincasando, vedendo un traffico spropositato avevo intuito che stesse succedendo qualcosa di grave. Nel frattempo, infatti, iniziavano ad arrivare i messaggi da parte di alcuni compagni che davano forfait essendo impossibilitati a spostarsi con la macchina visto il gran temporale. Con chi era disponibile, comunque, la cena l’abbiamo fatta, salvo poi accorgerci a fine pasto che la situazione stava degenerando. A quel punto siamo saggiamente tornati a casa fiutando che di lì a poco le condizioni meteorologiche sarebbero peggiorate. Io però ho pensato che non convenisse lasciare la macchina per strada, decidendo quindi di portarla al centro commerciale I Gigli (che dista venti minuti a piedi da dove abito io) per metterla nel parcheggio sopraelevato…però non mi sarei mai aspettato di trovare uno scenario del genere».

Cioè?

«Lì la sicurezza mi ha subito raccomandato di non spostarmi, mettendo in guardia me e l’altro centinaio di persone che avevano avuto la mia stessa idea sui rischi che avremmo potuto correre qualora ci fossimo diretti verso Prato o Campi Bisenzio. A quel punto l’unica cosa saggia da fare era rimanere lì, e infatti ho passato nel centro commerciale l’intera nottata. Ho cercato di dormire qualche oretta in macchina aspettando che il temporale si fermasse, cosa che fortunatamente è successa l’indomani».

Essendo squalificato non hai preso parte alla trasferta sammarinese, ciò ti ha permesso di scendere in strada a spalare il fango assieme ai più bisognosi

«Esatto. Io mi trovo nel mezzo a Capalle Vecchio e Campi Bisenzio, due delle aree più colpite dall’alluvione. È stato un miracolo che nella mia zona non ci siano stati grossi danni, però persone a me care hanno visto l’inferno. La squalifica ricevuta nel turno infrasettimanale col Ravenna è stata l’occasione per poter dare una mano a chi ha perso tutto negli ultimi giorni, il mio è stato un gesto di solidarietà. Alcuni ragazzi che conosco avevano il garage o il pian terreno completamente allagati, era impossibile restare impassibili davanti al loro dolore. Il week end, quindi, l’ho passato a dare una mano in giro assieme a tante altre persone dal cuore grande. Purtroppo c’è ancora da fare tanto lavoro, le strade sembrano quelle di un film post-apocalittico, con divani, mobili e macchine ammassate ai lati e i cittadini in mezzo a spalare. Avendo giocato due anni in Abruzzo scenari del genere sfortunatamente non mi sono nuovi…speriamo di poter tornare presto alla normalità».

PAROLE DA LEADER

E tra l’altro questa situazione ha colpito in primo piano la stessa Aglianese

«Sì, anche Montemurlo ha infatti subito tanti danni. La società ci ha comunicato che finché la situazione lì non sarà ristabilita al 100% ci alleneremo nel campo della Zenith Prato. Ovviamente al momento non ci sono certezze, vediamo giorno per giorno come si evolvono le cose: questo alluvione sta condizionato anche il mondo calcio».

Veniamo al campo. Per ora sei partito quasi sempre titolare, esserlo a fianco di giocatori straordinari come quelli che avete in rosa non è da tutti: ti aspettavi questo impatto?

«Quando in estate ho accettato di venire ad Agliana l’ho fatto con grande entusiasmo e umiltà, proprio perché sapevo con chi avrei dovuto condividere lo spogliatoio. In difesa abbiamo tanti calciatori forti, quindi non è mai facile ritagliarsi un posto da titolare: a me, però, questo tipo di sfide stimolano tanto, il fatto di dover dare sempre il massimo in allenamento per poter giocare la domenica è elettrizzante. Durante tutta la mia carriera non mi sono mai adagiato sugli allori ricercando la confort zone, al contrario amo i nuovi inizi. Dal punto di vista calcistico, poi, a mio avviso si impara di più ascoltando e osservando mostri sacri come Iacoponi piuttosto che stare in un club minore in cui sai di avere il posto assicurato. Per ora le cose stanno andando bene, abbiamo cominciato la stagione col freno a mano tirato ma ora siamo in ripresa: sono fiducioso».

L’obiettivo è cambiato o è sempre il raggiungimento della Serie C?

«Diciamo che non ci poniamo limiti, l’importante è continuare a lavorare con questo spirito cercando di vincere tutte le domeniche. Ogni partita va affrontata come se fosse l’ultima, migliorando giorno dopo giorno e proseguendo nel percorso di crescita. Col passare del tempo la condizione fisica e l’affiatamento del gruppo crescono, ingredienti fondamentali per entrare in campo con la giusta attitudine. Non scordiamoci, infatti, che l’Aglianese in estate ha vissuto un restyling totale, in questi casi non è facile trovare subito l’amalgama. Cos’ha portato il ritorno di Baiano? Direi serenità e compattezza. Serenità perché il mister è bravissimo a mettere tutti a proprio agio, stimolando ognuno di noi. Per quanto riguarda la compattezza, invece, ci ha detto fin da subito che è uno dei suoi precetti fondamentali: in entrambe le fasi i reparti non devono scollarsi, dando sempre una mano al compagno. Ci ripete che un gruppo unito ottiene molto di più rispetto ad una squadra forte solamente sulla carta ma non coesa».

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