Il Pistoia Basket vince al PalaBakery di puro agonismo, ma anche d’astuzia. Bel duello tra i titani Morse e Magro
Una squadra forte e competitiva dev’essere in grado di cambiare pelle a seconda delle esigenze e delle situazioni, senza abdicare alla propria identità. C’è riuscito alla grande il Pistoia Basket in trasferta sul campo della Bakery Piacenza, tornando ad esultare dopo la sconfitta interna con Cantù. La gara rimane in equilibrio per 38′, risolvendosi soltanto nel finale a favore proprio della GTG, più solida e lucida dei suoi comunque più che validi avversari.
Per trovare i protagonisti di Pistoia non c’è bisogno di scavare granché a fondo della partita. Magro e Johnson segnano rispettivamente 21 e 20 punti, cioè insieme più della metà del box score finale. Tuttavia, come al solito non sono soltanto i canestri a indirizzare il risultato. Andiamo allora a leggere tra le righe cos’ha offerto l’incontro del PalaBakery in termini tattici, tornando anche (alla fine) sul concetto iniziale di adattabilità.
LA TENUTA DIFENSIVA E LE MANI LESTE DI PISTOIA, NONOSTANTE MORSE
In primis, al Pistoia Basket va il merito per aver concesso solo 70 punti ad una squadra che sette giorni prima nello stesso palazzetto ne aveva segnati 101 ad Orzinuovi. Tranne che per il terzo quarto in cui i padroni di casa ne mettono 26, negli altri parziali gli uomini del coach livornese ed ex Montecatini Campanella non riescono mai ad arrivare a 20. Il picco minimo è costituito dalla seconda frazione, con addirittura appena 11 punti segnati. Per completare il puzzle statistico, 11 sono anche le palle recuperate da Wheatle e soci.
L’anglo-italiano ne ruba da solo 3, gli altri maggiori azionisti sono Utomi, Johnson e Saccaggi con 2 furti a testa. Il gruzzoletto (reso ancor più raro dal saldo positivo con le 6 sole palle perse) sfiora la somma dei recuperi delle prime due giornate con Casale (5) e Cantù (7). Nel conteggio non possono poi rientrare le tre palle perse da Piacenza negli ultimi novanta secondi su passaggi finiti fuori campo, anche se a provocarle sono i giocatori della GTG ostacolando le linee di passaggio e mordendo le caviglie degli avversari.
Numeri dunque che trasudano agonismo ed efficienza difensiva, premiando l’atteggiamento combattivo e la malizia di Pistoia nello sporcare se non appunto nell’estinguere i possessi piacentini. La tesi non è smontata neppure dai 29 punti di un pressoché immarcabile Anthony Morse (anche se su di lui si poteva fare meglio), straripante in area ma a bersaglio anche col tiro dalla media-lunga distanza. Entusiasmante il duello titanico e dal sapore di serie A con Magro, che dopo aver subito dall’ex Varese 12 punti nei primi cinque minuti si rifà salendo di colpi e diventando determinante in attacco.
ATTACCO GTG NON SGARGIANTE MA RAPIDO E ASTUTO, COL VALORE AGGIUNTO DEI RIMBALZI OFFENSIVI
Quella inscenata dalla squadra di Brienza al PalaBakery è una fase offensiva né pirotecnica (4/21 da tre, 19%) né particolarmente armoniosa, bensì astuta e concreta. Si vede eccome l’impronta del tecnico canturino, che predilige una pallacanestro rapida con grande propensione per il contropiede primario o secondario a seconda delle situazioni. Stile emerso meno in casa con Cantù, o meglio interpretato proprio dall’Acqua San Bernardo protagonista di una brillante early offense.
I giocatori pistoiesi corrono tutti in campo aperto, persino il gigante Magro fluttua agile in verticale sul parquet. Questo nonostante la serata sottotono del principale acceleratore Saccaggi, seguito a vista da Lucarelli. Anche sull’attacco c’è un dato che lascia pochi dubbi: 67 tiri dal campo per il Pistoia Basket rispetto ai 52 della Bakery Piacenza. In pratica Pistoia ha corso di più, le azioni con la palla in mano sono durate meno e di conseguenza ha anche tirato di più della formazione di casa.
Comparazione su cui incide anche l’encomiabile lavoro svolto a rimbalzo d’attacco da parte dei biancorossi sponda toscana, come richiesto da Brienza. Ammontano a 10 i possessi aggiuntivi, 4 garantiti solo da Magro. Ben oltre i 7,5 di media delle prime due gare di campionato (tra i più bassi del girone verde) e dei 7,8 della splendida avventura in Supercoppa. Si torna di nuovo sull’agonismo, sulla voglia, ma anche sull’attenzione alla qualità della corsa a canestro per evitare l’oppressione della difesa schierata.
Ricapitolando, una GTG pimpante, grintosa e concreta, in grado di tener fede ai propri principi riuscendo però anche a trarre il massimo vantaggio possibile dalle varie contingenze. Palla profonda a Magro dentro, uscite dai blocchi di Johnson, uno contro uno di Utomi spalle a canestro. E lottare a rimbalzo. Non sempre si può essere belli da vedere, l’importante è trovare la via dell’efficacia adattandosi a ciò che affiora dal parquet.



