Aglianese-Pistoiese è alle porte. Pietro Tempesti a 360°: «L’esordio col Monza, il periodo in arancione e quello in neroverde. Vi dico tutto»
Due anni e mezzo alla Pistoiese e la forte sensazione che il rapporto si sia interrotto troppo presto. La storia era di quelle perfette: nato a Pistoia, cresciuto a Pistoia, arrivato giovanissimo alla Pistoiese e…e poi quella voglia di affermarsi in arancione che non riesce a trovare conferma sul campo. Due stagioni e mezzo fra alti e bassi fino e l’addio in concomitanza con l’arrivo della nuova società. Un vero peccato. Pietro Tempesti -energico centrocampista attualmente in forze al Signa in Eccellenza– racconta il dietro le quinte del periodo vissuto con la maglia arancione.
Per lui quello resta comunque un sogno, un ricordo da conservare e da portare sempre con sé. Nonostante il passaggio all’Aglianese non ci sono dubbi: domenica (in vista del super derby del “Bellucci“) Pietro tiferà per l’olandesina. D’altronde, come ammette lui stesso, «al cuor non si comanda».
LEGAME INDISSOLUBILE
Cosa significa per un ragazzo nato e cresciuto in questa città diventare un giocatore della Pistoiese?
«Sicuramente è un cosa stupenda, che vorrebbero tutti. Indossare la maglia che rappresenta la propria città vuoi o non vuoi ti condiziona, giochi con uno spirito diverso. Ho passato un periodo unico alla Pistoiese, in cui sono cresciuto sotto tanti punti di vista, proprio per questo ho sempre cercato di dare il meglio di me e spero che da fuori si sia percepito. A maggior ragione quando da piccolo segui la squadra e la tifi, arrivare poi a giocarci ti sembra un sogno ad occhi aperti. Non a caso sono ancora molto legato alla società, seguo gli arancioni ogni volta che posso e sono rimasto in contatto con tanti miei ex compagni. Insomma, penso che dalle mie parole si capisca: quello in arancione è stato un viaggio bellissimo…anche se avrei voluto fosse durato di più».
Ecco appunto: cos’è che è andato storto secondo te?
«Onestamente non saprei. All’inizio, dopo l’esordio col Monza, ero nel pieno delle mie forze anche perché mister Pancaro mi stava dando fiducia. In quel momento mi sentivo al top, sia fisicamente che mentalmente. Purtroppo però l’infortunio alla caviglia fu un duro colpo. Dopo lo stop forzato non sono più riuscito a tornare al meglio, e come se non bastasse successivamente ci si è messo di mezzo pure il Covid. La stagione seguente, nonostante la dirigenza mi avesse rinnovato la propria fiducia, ho faticato a trovare continuità. Certamente anche per colpa mia. Il tutto si è concluso con il passaggio societario e l’arrivo di un nuovo direttore sportivo che non mi ha dato la possibilità di dimostrare quanto valevo. Diciamo che ho capito di essere fuori dal progetto tecnico: quello è stato senza dubbio un momento molto triste per me».
ALTI E BASSI
Hai cambiato molti mister alla Pistoiese: qual è quello che ti ha fatto crescere di più?
«Fra tutti sceglierei due nomi: Pancaro e Frustalupi. Il primo mi ha dato tanta fiducia e penso sia stato uno degli allenatori che mi ha fatto maturare maggiormente. All’epoca ero molto giovane e non avevo mai giocato, di conseguenza la sua scelta di mandarmi in campo fu una scommessa che si sentì di fare, e di questo lo ringrazio tutt’ora. Frustalupi è stato fondamentale perché in un momento non facile ha deciso comunque di concedermi tanto minutaggio facendo vedere che teneva a me. In generale penso che aver cambiato così tanti allenatori non mi abbia aiutato, anche perché ovviamente devi riadattarti ogni volta e questo può portarti a perdere un po’ di continuità, come effettivamente è successo. Certamente una delle cause del mio rendimento altalenante è stata proprio questa».
Se dovessi scegliere, qual è il migliore e il peggiore ricordo in arancione?
«Per quanto riguarda il miglior momento non ho dubbi: l’esordio con il Monza. Quel pomeriggio è stato qualcosa di unico. Avevo tanta pressione addosso ma ho risposto con un’ottima prestazione sul campo. Alla fine non abbiamo vinto ma a livello individuale quella partita è stata indimenticabile. Ricordo anche la traversa…tutt’oggi quel tiro che sbatte sul legno mi fa venire un nodo alla gola, se invece fosse entrato chissà cosa sarebbe successo. Come peggior ricordo direi l’anno del centenario. Quella doveva essere una stagione importante per il club proprio perché si raggiungeva un traguardo storico, invece è finita nel peggiore dei modi con la retrocessione. Dopo una prima parte di campionato discreta la situazione è peggiorata. Tutti ci auguravamo di vivere il centenario come la città meritava, vedere che le cose non andavano è stato doloroso».
DOPO LA PISTOIESE: AGLIANESE E SIGNA
Veniamo al capitolo Aglianese: come hai vissuto il passaggio in neroverde?
«Come ho detto fui portato ad andarmene dalla Pistoiese, e in quel momento si presentò l’opzione Aglianese che reputavo un’ottima chance. Inoltre il derby vero e proprio, secondo me, è quello col Prato, quindi trasferirmi ad Agliana non mi è sembrato un particolare tradimento. La dirigenza neroverde mi aveva dimostrato il proprio interesse, e anche a livello personale stavo attraversando un momento in cui dovevo assolutamente ritrovarmi. All’Aglianese mi sono ambientato benissimo fin da subito nonostante non sia riuscito ad esprimere tutto il mio potenziale: penso sia dipeso anche dal fatto che scendere di categoria non è stato facile, soprattutto a livello mentale. Ad ogni modo ho sempre piacere che i neroverdi vincano, tranne contro una squadra…la Pistoiese. Dato che al cuor non si comanda domenica tiferò senza dubbio per gli arancioni, quei colori per me rappresentano qualcosa di unico».
Ora sei al Signa in Eccellenza: quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto a trasferiti lì?
«Dopo la parentesi ad Agliana avevo ricevuto varie offerte da società di serie D, ma nessuna di queste mi convinceva al 100%. La proposta del Signa, invece, era perfetta per tanti motivi. In primis perché in squadra c’è anche mio fratello Lorenzo, in secondo luogo perché con i gialloblu ho l’opportunità di ritrovare soprattutto tranquillità e spensieratezza. Finora l’esperienza è assolutamente positiva, anche perché tutti, dal presidente ai compagni, mi hanno subito accolto nel migliore dei modi. Mi è infatti dispiaciuto tantissimo perdere la finale di Coppa Italia (0-1 contro il Certaldo) proprio perché, se pur in pochi mesi, ho già sviluppato un grande legame con questo club. Mi avrebbe reso incredibilmente orgoglioso riuscire a portare a casa un trofeo del genere. I nostri tifosi per la categoria sono un lusso, anche loro meritavano una vittoria importante».




