Nel secondo tempo al PalaSerradimigni l’Estra ha fatto un nuovo passo indietro disunendosi e affidandosi ancora ai solisti
Non esistono cure miracolose, ma solo soluzioni da provare a percorrere. Anche perché questa Estra Pistoia, fortunatamente, non ha ancora bisogno di chissà quale incantesimo sparato dalla bacchetta del mago di turno. Che si tratti di Dante Calabria, di Tommaso Della Rosa o di Zare Markovski, l’importante è non aumentare ulteriormente i rimpianti in questo primo scorcio di campionato. Venezia, Varese e adesso Sassari. Tutte gare su cui i biancorossi toscani potevano mettere le mani e che invece, per motivi non dissimili, sono andate all’avversaria di turno.
Tre opportunità sprecate contro altrettante squadre in palese difficoltà tecnica e morale. Lungi da chi scrive affermare che dovessero essere vinte tutte, ma anche un solo successo in più oggi darebbe ancora più serenità all’Estra e al suo percorso. In un avvio di Serie A dove praticamente tutte le compagini votate alla lotta salvezza hanno palesato fragilità figlie di scelte estive poco lungimiranti, anche una Pistoia evidentemente imperfetta avrebbe potuto approfittarne. E il poco cinismo o killer instinct non è sufficiente a spiegare.
CHI È MANCATO
Al PalaSerradimigni, nella prima in panchina di coach Zare Markovski, l’obiettivo era e doveva essere confermare l’ottima prova di squadra nella vittoria casalinga con Reggio Emilia. Compito che in Sardegna è riuscito a metà, al netto delle difficoltà tecniche insite nella partita. In primis perché Sassari dispone di un talento nei singoli che doveva comunque essere gestito. Alla luce dei 40’, il solo Sokolowski non è mai riuscito ad entrare in partita, mentre Halilovic è stato una comparsa. Prima Fobbs, poi Bendzius e infine Bibbins sono riusciti a mettere la loro impronta sulla gara. Senza parlare di un Renfro che, dopo essere stato tra i più discussi in casa Dinamo, è stato un fattore in entrambe le fasi.
Da qui si passa a Pistoia, che in questa gara è stata terribilmente orfana di due giocatori chiave: Brajkovic e Forrest. Il pivot austriaco non è riuscito ad incidere con la sua maggiore fisicità, al contrario della partita di Masnago, altro impegno in cui doveva confrontarsi solo e soltanto con lunghi atipici. L’esterno di Pompano Beach è invece sparito di nuovo dai radar, come puntualmente accade quando la palla non gira abbastanza. Può sembrare un esercizio antipatico, ma non si può non guardare alla loro prestazione senza coinvolgere anche un sistema di gioco che ha fatto un oggettivo passo indietro.
Rimane ancora da capire che cosa può portare un giocatore come Childs a questa squadra, in termini di benefici. Finora l’ex Trapani non ha convinto a livello difensivo e si è mostrato fin troppo discontinuo in attacco. Le sue doti di rimbalzista non si discutono: ad oggi è il quarto del campionato, dietro solo a mostri sacri come Kabengele e Bilan e al talento Faye, oltre ad essere davanti ad altri specialisti quali Paulicap, Mawugbe e Owens. Di fatto incarna uno dei concetti cardine espressi da coach Markovski, ma la sua situazione, unita a quella di Eric Paschall, rimane incerta e ancora lontana da una definizione.
SE FANNO TUTTO LORO…
Non si può che concludere con il duo che si è letteralmente preso la scena al PalaSerradimigni. Semaj Christon ha giganteggiato nel terzo quarto, mettendo in mostra il proprio talento nel costruirsi i tiri dal palleggio. Azioni e punti di bravura che hanno perlomeno ritardato la rimonta sassarese. Una chiave tecnica preziosa ma non sufficiente quando Bendzius e compagni hanno cominciato a crederci. E qui si torna al punto di sempre, sebbene vada detto che l’ex Brescia abbia anche effettuato qualche tentativo in più di coinvolgere i compagni. Alcune iniziative che, tuttavia, non lo hanno tramutato nella perfetta combo guard.
Discorso diverso per Maverick Rowan. Divisivo così come diviso a metà tra l’essere trascinatore e affossatore dell’Estra. Difficile capire se, della partita di Sassari, rimarranno più le sue triple o i suoi tiri improbabili nel momento più di sofferenza, così come i falli ingenui commessi nel finale (il quarto più del quinto, al limite dell’antisportivo). Visto il risultato, tuttavia, i dubbi dovrebbero diminuire. Segue il quesito: ve lo ricordate Corey Hawkins? Giocatore senza dubbio talentuoso visto a Pistoia nel 2016/17, con tanti punti nelle mani ma tagliato dopo sole sei partite. Sarà più facile ricordare Tony Mitchell, atleta ancora più impressionate fisicamente e tecnicamente, e come finì la sua stagione in via Fermi. Questo per chiarire un punto, senza passare per detrattori di un giocatore che ha comunque dimostrato di poter calcare il pur polveroso palcoscenico della Serie A: a Pistoia, così come ormai nella maggior parte delle piazze cestistiche italiane, non si può vivere del “passa la palla ad uno e spera che segni”.
Non si potrà di certo vivere, così, domenica prossima quando al PalaCarrara verrà l’ancora imbattuta Trento, poco prima dello stop al campionato per la pausa nazionali. Una sosta che a questo punto diventa cruciale per rimettere insieme le idee e stabilire le giuste linee guida per il futuro. Bisognerà evitare di giocare un terzo quarto da 32 punti subiti dopo averne presi 29 nell’intero primo tempo. Bisognerà rimettere tutti nelle condizioni di incidere e lasciar perdere gerarchie che, in una squadra come questa, lasciano il tempo che trovano. Non sarà semplice, ma coach Markovski e il suo staff hanno la competenza per rendere definitivo un modo di stare in campo che per ora si è visto solo a corrente alternata.



