Dietro l’impresa dell’Estra contro l’Olimpia Milano non ci sono solo le prestazioni dei singoli. In attesa che tutti lo riconoscano
«Se non sei una squadra forte, a Milano non vinci mai». Una considerazione che chi scrive ha raccolto nelle ore immediatamente successive alla vittoria del Mediolanum Forum nella nona giornata di campionato. Un “inno alla gioia”, potremmo dire scomodando Beethoven, che può anche tradursi in entusiasmo oltre la ragione. Perché sulla forza dell’Estra Pistoia avremo modo di giudicare lungo il campionato, ma intanto non possiamo non guardare al collettivo biancorosso senza usare l’altra parola, non meno banale: squadra.
LA FORZA DEI SINGOLI
Coach Nicola Brienza, nel post-partita, ha riconosciuto il peso dei singoli nel risultato finale, ma ha molto più volentieri parlato di quanto il gruppo sia rimasto compatto e coeso nel quarto periodo, quando l’Olimpia ha comunque provato ad evitare il verdetto. Possiamo parlare quanto vogliamo dei demeriti degli uomini di coach Messina e anche di quest’ultimo, sport che nel capoluogo lombardo e non solo in queste ore praticano in molti, ma siamo sicuri che basterebbero a chiudere la questione? D’altronde questa è la riflessione standard delle metropoli cestistiche dinanzi alla debacle contro una piccola realtà. Meglio credere che i campioni d’Italia in carica siano stati vittime di un offuscamento collettivo, piuttosto che riconoscere meriti ad una squadra il cui monte ingaggi non arriva nemmeno a coprire quello di Nikola Mirotic, non ritenuto necessario per sbrigare la “pratica Pistoia”.
Intanto alla Scala del basket chi si è presentato subito con l’abito da sera giusto è stato Payton Willis, un semisconosciuto quasi ventiseienne dell’Arkansas mai preso in considerazione al Draft e con solo una stagione in Europa alle spalle. 31 punti col 62,5% da dentro l’area e il 46,2% da fuori: canestri nati per lo più da tiri di talento e pochi apertissimi. Nel secondo tempo, poi, anche Charlie Moore ha deciso di fare un cambio di outfit, complice il fatto che la difesa meneghina ha iniziato a concentrarsi maggiormente sul suo compagno. I 28 punti, uniti ai 6 assist, del play di Chicago ci restituiscono un giocatore in grado di sbloccarsi nel momento del bisogno, come già successo con la tripla che ha condannato Sassari nello scorso turno.
ESTRA, UN GRUPPO DIVENTATO SQUADRA
Ma, come già detto in precedenza, non potevano bastare i 59 punti dei due esterni per espugnare il Forum. Non dopo un primo tempo dove il pronostico era stato ampiamente rispettato e con un Jordon Varnado costretto ad uscire per infortunio, l’ennesimo di questa stagione. Per l’MVP della scorsa stagione si parla di almeno 45 giorni ai box: tanti, troppi per pensare che Pistoia possa cavarsela come ieri sera senza che non venga aggiunto momentaneamente qualcuno alle rotazioni (magari un Grant Basile che avrebbe piacere ad una seconda opportunità in Toscana?).
Ad Assago il gruppo ha risposto presente in toto. Il mantra brienziano del “Prima la difesa” è stato applicato alla perfezione lasciando a Milano solo 28 punti nel secondo tempo: nessuno era riuscito a fare tanto in questo campionato contro una squadra che di media ne segna 42.1 tra terzo e quarto periodo. Merito di un Carl Wheatle che francobolla Maodo Lo per tutta la gara, di un Derek Ogbeide che cresce alla distanza e ruba qualsiasi rimbalzo a Poythress e Kamagate, di un Ryan Hawkins generosissimo sotto le plance e di un Lorenzo Saccaggi alla sua prima al Forum con il coltello tra i denti.
“SIGNORI, AVEVATE LA MIA ATTENZIONE…”
Solo un gruppo che possa chiamarsi squadra può rientrare dagli spogliatoi con la consapevolezza di poter ancora dire la sua in una partita che non pare avere sbocchi favorevoli. È ora che anche la stampa nazionale specializzata faccia almeno questa equazione, piuttosto che concentrarsi sui time-out richiesti da Messina, scatenandone tra l’altro le ire. Al ritorno, a febbraio, sarà sicuramente un’altra Olimpia, in missione per il three-peat e con maggiori equilibri interni. Vedremo se, allora, riterranno opportuno schierare la loro stella e se Pistoia, parafrasando Di Caprio in Django Unchained, oltre alla curiosità avrà anche l’attenzione che merita da parte di tutti. A Cesare quel che è di Cesare.



