Estra Pistoia, il fondo è stato toccato: adesso tutti insieme per svoltare

La sconfitta contro Ruvo, per come è giunta, non lascia più appelli. Con Buva il primo passo del club: ora tocca all’Estra e anche al pubblico

Meglio iniziare perentoriamente e senza troppi giri di parole: quando si perde, si è tutti sconfitti. Non esistono piccoli gruppi vincitori che possono pensare di estraniarsi dai risultati negativi. Se perde l’Estra, insomma, perde Pistoia e perdono i pistoiesi. Contro la Crifo Wines Ruvo di Puglia alla LumoSquare è stato toccato il fondo: una sconfitta ridimensionata nel finale ma che rimarrà nella mente più per quei quarti centrali di totale spaesamento e nulla tecnico che per la rimonta sfiorata nei minuti finali. Il basket è rimasto, anche stavolta, uno sport giusto ed equo nel lasciare la posta in palio ai pugliesi e un’altra cocente delusione ai biancorossi.

UNA GARA “PARADOSSALE”

L’Estra, come in altre occasioni, si è sciolta al primo palesarsi delle difficoltà e si è completamente smembrata nel momento in cui tutto era ancora perfettamente aggiustabile. Una costante di una stagione che adesso pone la compagine toscana dinanzi alle proprie responsabilità e mancanze. Il cambio in panchina non ha sortito l’effetto sperato, anzi pare che i biancorossi siano stati messi ancora più in difficoltà dal dover assorbire nuovi concetti e adattare alcuni meccanismi. E come spesso succede nello sport, dopo che è saltato l’allenatore, sono i giocatori a dover dimostrare di meritarsi il posto. E ciò che si è visto contro Ruvo non lascia spazio a molte interpretazioni.

Guardando a mente fredda le statistiche è oggettivamente difficile osservare, non comprendere, alcuni numeri paradossali. L’Estra ha stravinto la lotta a rimbalzo (41-27), riuscendo addirittura a raccogliere ben 12 possessi extra in attacco, e ha pure finito con una valutazione pari a quella degli avversari (86). Stiamo parlando di una squadra che, nonostante ciò, è finita sotto anche di 21 punti e che ha iniziato il quarto periodo sul -19. Un paradosso, appunto, seppur spiegabile. Perché se a questi numeri ci aggiungi i momenti di incapacità prolungata a livello realizzativo, tutto torna come per magia. Da una parte iniziative personali fin troppo velleitarie, dall’altra tiri aperti che non sono andati a segno: l’emorragia è stata solo una conseguenza.

Ruvo si era presentata non potendo schierare il neoacquisto Russ Smith, ossia un’aggiunta che potrebbe rappresentare quel quid in più per ottenere l’obiettivo stagionale, e ha poi perso il proprio pivot titolare Jacopo Borra per un infortunio alla caviglia che, per fortuna, pare non lo costringerà a fermarsi a lungo. Ma tanto è bastato agli uomini di coach Rajola per mettere la gara sui giusti binari, giocando un basket essenziale e affidandosi al talento di Brooks ed al sempreverde Musso. Ma anche al classe 2006 scuola Olimpia Milano Miccoli, un altro acquisto a stagione in corso che sta pagando i dividendi vista anche la scommessa di prendere un giocatore reduce dalla rottura del legamento crociato e con una sola stagione di B Nazionale (ad Agrigento) alle spalle. Dinanzi a questi giocatori in particolare le resistenze dell’Estra sono state spesso nulle, anche con una difesa a zona d’emergenza che è comunque stata punita.

ESTRA, URGE CAMBIARE

E così il mirino torna inevitabilmente ad indirizzarsi sulla squadra. Con quest’ennesima non-gara possiamo ritenere, a ragione, conclusa l’esperienza di Seneca Knight a Pistoia. Il nativo di New Orleans, a detta della società, per ora non verrà tagliato, sebbene l’interesse di entrambe le parti sarebbe liberarlo e permettergli di cercare nuove sfide. Ma è altrettanto vero che non saranno certo l’accantonamento dell’ex Newcastle e l’arrivo di Ivan Buva a risolvere ogni cosa. Le valutazioni promesse dal dt biancorosso Martelossi non potranno che riguardare diversi elementi. Con l’uscita forzata dalle rotazioni di Knight, adesso il focus sarà sul rientrante Luca Campogrande, anch’egli apparso come un oggetto misterioso per larga parte della stagione, e su un Nicolò Dellosto che adesso potrà tornare nel suo ruolo naturale dopo essersi tanto speso nel 4.

Con Buva nuovo centro e Zanotti scalato da ala grande, sarà importante anche capire l’affidabilità dei ricambi. Se Magro potrà ancora dare il suo apporto con un minutaggio improntato alla gestione delle sue energie, non sembrano invece profilarsi tempi di rivalsa per Alessandrini, sempre più ai margini delle rotazioni. Insomma, non sono poche le questioni attuali intorno al roster biancorosso, ma questo in realtà si sapeva già da diverse settimane. E l’impressione è che anche coach Stefano Sacripanti abbia alla fine confermato al club la necessità di operare qualche cambiamento. Le falle erano ormai fin troppo evidenti per essere ancora gestite senza alcun intervento deciso. L’Estra non può continuare ad essere così dipendente dalle giocate di Jazz Johnson, che continua ad essere l’unico a dare imprevedibilità alle azioni e tra i pochi ad aprire spazi ai compagni ma che sta anche iniziando a non reggere più questo ingrato compito.

Questo per dire che, sì, anche il Folletto di Portland non può essere esente da critiche, così come tutto il resto dei suoi compagni. Ma è altrettanto vero che, insieme a capitan Saccaggi, sta portando da troppo tempo la maggior parte del peso sulle spalle: i loro minutaggi nelle ultime gare sono la conferma del fatto che, senza il 15 e il 22, Pistoia si ritrova proprio senza armi. Ecco perché, purtroppo, un’altra valutazione da fare sarà la possibilità di cercare un esterno in grado di essere più un’alternativa che un cambio. Detto dell’incognita Campogrande, per ora i più giovani Gallo e Stoch non hanno fatto ulteriori step di crescita. Duole dirlo, più che su altri punti, ma dinanzi alla necessità di risalire la classifica anche loro sono a chiamati a dare più garanzie nel breve termine.

SQUADRA E PUBBLICO: INSIEME O SI MUORE

Della squadra, dunque, si è detto. Senza troppi giri di parole, solo un cambiamento radicale dell’assetto può far raggiungere a Pistoia l’obiettivo stagionale. Un cambiamento in termini di equilibri e di atteggiamento in campo. Con l’ingaggio di Buva il club ha dato un primo importante segnale di voler raddrizzare la stagione prima di giungere a situazioni davvero difficili da recuperare. Ma anche un’ammissione che qualcosa, evidentemente, non ha funzionato in estate nella costruzione della squadra. Le scelte, a posteriori, ovviamente sono sempre più criticabili: questo è sicuro quanto il fatto che, durante la pre-season, in pochi avessero espresso dubbi sulla capacità di questa squadra di raggiungere l’obiettivo salvezza.

Che l’Estra avesse un roster con dei limiti e non molto talento diffuso era cosa ben nota. Per inciso, semmai non ci si ricordasse, a Pistoia raramente si sono visti gli squadroni. A fare la differenza, purtroppo, è stato scoprire che questo gruppo difettava più di personalità e anima che di mera capacità cestistica. Quelle qualità che poi, sempre rifacendosi allo storico, sono state anche il segreto di molti successi in via Fermi. Con i giusti cambiamenti, la speranza è che gare come quella con Ruvo non si vedano più e che i biancorossi inizino a giocarsi veramente le proprie carte in questo campionato. E che coach Sacripanti non debba più ammettere davanti alle telecamere di aver visto i propri giocatori impauriti.

E visto che, come detto all’inizio, si perde tutti insieme, a cambiare dovrà essere anche il pubblico. Dopo un 2025 pesante da tutti i punti di vista, ogni reazione sdegnata è perfettamente comprensibile. Ma da settimane la LumoSquare appare più mezza vuota che mezza piena, con un’atmosfera a precedere la gara che rasenta la calma piatta. I recenti risultati non aiutano di certo ma è onestamente utopistico credere che i fischi e i cori di disapprovazione (partiti già dal secondo quarto, come con Avellino, dopo un sostegno decisamente blando) producano una reazione in un gruppo già dimostratosi mentalmente fragile. Un appello ai tifosi: se davvero si vuole il bene del Pistoia Basket, allora oggi più che mai è necessario ridare la spinta a questa squadra. Finché non si farà questo, ingoiando anche l’orgoglio e andando oltre alcune recenti decisioni del club, con relative simpatie e antipatie, allora il tanto celebrato spettacolo di via Fermi rimarrà solo un ricordo. Anche perché a Pistoia, con tutti i cambi che si potranno fare, non si costruirà mai una squadra che non abbia bisogno del proprio pubblico.

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