Estra Pistoia, la chiamavano “Cenerentola”

Dopo sei mesi da quell’impresa contro Cantù, l’Estra Pistoia è tornata al PalaFerraris e ha dimostrato, semplicemente, di essere più forte

Al PalaFerraris ieri sera si è idealmente chiuso un cerchio, per l’Estra Pistoia. È stata una sorta di viaggio andata e ritorno, con gli eroi che tornano sul luogo di una grande battaglia e comprendono a fondo cosa sono stati in grado di realizzare. Era l’8 giugno di quest’anno, infatti, quando abbiamo assistito ad un finale che non doveva accadere. No, Pistoia non “doveva” battere Cantù in quella semifinale play-off. Poteva, certo, resistere ad una squadra più profonda e più forte e giocarsela fino alla fine, ma la sua vittoria non era prevista. Anche perché, dopo quell’impresa, i cancelli della Serie A non potevano che spalancarsi.

Sono passati sei mesi da quella serata pre-estiva, ma è come se il tempo si fosse fermato. Come se le cose che venivano dette allora siano rimaste ad echeggiare nell’aria. Pistoia ha grande cuore ed è allenata bene, ma dove vuole andare così corta? Complimenti a Pistoia per la vittoria, ma è l’avversaria di turno che l’ha persa. Venezia, Milano, Napoli: tutte come Cantù allora, tutte grandi che hanno concesso un po’ di gloria alla “Cenerentola” di turno. Alla faccia della generosità, verrebbe a questo punto da pensare. Dopo la vittoria contro Tortona, la quarta di fila e addirittura la sesta nelle ultime sette gare, cosa avranno da dire queste voci?

Cosa avranno da dire ad una squadra che si è presentata incompleta per l’ennesima sfida, con Jordon Varnado e Ryan Hawkins fuori per infortunio? O, magari, con un Gerry Blakes in più ma anche spaesato e con evidenti difficoltà a leggere i movimenti dei compagni. Pistoia, per la precisione, regala agli avversari un americano da ben due partite e mezzo e ieri sera non ha potuto fare altro che concedere una manciata di secondi di riposo a Wheatle e un paio di minuti a Willis. Va bene, visto che lo abbiamo citato, parliamo di quest’ultimo: la sua prova è stata strepitosa, oltre ogni immaginazione. Se ci voltiamo indietro nella storia, solo Terran Petteway fu capace di compiere qualcosa di ancora più eclatante. Contro Trento, il 20 novembre 2016, fece 10/14 da tre e mise insieme 43 punti contro i 36 col 9/13 di Willis.

Possiamo allora parlare di singoli che spostano gli equilibri e ci potremmo spiegare il segreto di questa Estra Pistoia. Charlie Moore, ancora al comando della classifica marcatori, ieri ha preso le redini della squadra nel terzo quarto e ha poi chiuso con 24 punti e 7 assist. Difficile negare l’impatto dei due piccoli biancorossi. Ma, sempre parlando di Moore, come si possono spiegare i 16 minuti che il play di Chicago ha passato in panchina? Può una squadra corta e limitata fare a meno del suo leader tecnico per così tanto tempo?

Come spesso succede, chi si approccia a Pistoia senza conoscerne la storia (neanche recente) e le persone che le gravitano dentro e attorno, invece che guardare la luna tende a fermarsi al dito che gliela indica. Perché altrimenti parlerebbero di un sistema di gioco, quello collaudato da coach Nicola Brienza, che nell’intensità fisica e nella difesa coatta trova il proprio vigore anche nella metacampo offensiva. O, come fatto anche dall’allenatore biancorosso nel post-partita, parlerebbero anche dell’ambizione inesauribile di questo gruppo.

Un gruppo che si è cementato negli anni attorno a capitan Gianluca Della Rosa, a Lorenzo Saccaggi, a Carl Wheatle e ad Angelo Del Chiaro. Sì, proprio quei ragazzi che ieri hanno messo insieme per la causa 25 punti, 11 rimbalzi, 4 assist e 3 palle recuperate. Sì, proprio quei ragazzi che sono, ammettiamolo, coloro che vengono messi all’indice quando si parla dei limiti di Pistoia. E che invece sono il segreto di questa serie di successi, iniziata proprio lì a Casale Monferrato, sei mesi fa. Continuate pure a chiamarli “Cenerentola”, attenti però che, alla fine, non vi rubino il principe.  

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