Con l’ultimo ko dell’Estra arriva lo spettro dell’A2. Ma è solo la naturale conseguenza di una stagione sbagliata nelle scelte e negli uomini
L’Estra Pistoia si arrende anche a Treviso tra le mura del PalaCarrara ed è, per la prima volta dall’inizio della stagione, in piena zona retrocessione. Come detto in altre occasioni e aggiornandolo all’oggi, risulta già sorprendente che ciò sia successo “solo” alla diciottesima giornata di campionato e non prima. Inutile girarci attorno: sin dal principio di quest’annata in via Fermi le prospettive sono state tutt’altro che rosee e, ad ogni nuova puntata di quella che è diventata un’autentica telenovela di dubbio gusto, tali impressioni hanno ricevuto ulteriore conferma.
E ciò succede anche all’indomani di una sconfitta che, pur non svettando eccessivamente tra le diverse topiche concesse in stagione, per la suddetta situazione di classifica può diventare il simbolo dell’intera annata. L’immagine, l’istantanea di un fallimento. Anche perché, sia in campo che fuori da esso, sembra ormai di assistere a dei costanti déjà-vu. Per intendersi, nelle dichiarazioni post-partita, solo le diverse fattezze fisiche hanno permesso di distinguere coach Gasper Okorn dai suoi predecessori Dante Calabria e Zare Markovski. Il copione invece, quello di un allenatore che ha ormai compreso a pieno la situazione nella sua gravità, è sempre lo stesso.
UN’ESTRA A METÀ
Ciò che deve destare più preoccupazione del ko con Treviso è che, come sottolineato da coach Okorn, l’Estra ha giocato per tre quarti la partita che doveva giocare. Nei primi trenta minuti abbiamo assistito ad una truppa biancorossa che ha davvero messo intensità ed impegno, cercando di limitare la Nutribullet e mettendo anche spesso il muso avanti. Alla voce punti subiti: all’intervallo lungo erano 47 e per vederne meno si deve tornare indietro al 14 dicembre. Alla fine del terzo quarto, invece, erano 63: in questo caso si arriva all’11 novembre. Questo intanto per dire che l’atteggiamento della squadra è stato tutto tranne che inconsapevole dell’urgenza di vincere la gara.
Pistoia ha mostrato voglia di combattere e di buttarsi su ogni pallone, salvo poi capitolare nel quarto periodo dove la maggiore qualità degli uomini di Vitucci è emersa. Questo è il punto, per quanto possa risultare più facile credere che i biancorossi hanno semplicemente mollato mentalmente. Ciò che veramente deve far paura è che la gara con Treviso ha ribadito i limiti della squadra e, soprattutto, dei singoli. Christon e Forrest, ossia le principali bocche da fuoco della squadra, si sono confermati entrambi come due giocatori che, al netto del talento, non possono svolgere fino in fondo le mansioni che il loro ruolo imporrebbe. Troppo istintivi e poco ragionatori come play, troppo leggeri e poco risoluti come guardie. E ci stiamo limitando all’attacco.
Kemp invece, un’altra delle note più liete, ha poche soluzioni e, per le sue non spiccate capacità al tiro, non può aprire il campo. Cosa che invece sa fare Silins, salvo però incidere raramente a rimbalzo e in difesa. Dell’ultimo arrivato Cooke erano ben noti, anche prima dell’arrivo a Pistoia, i pochi pregi e le diverse pecche. E mentre il gruppo italiano contro Treviso è comunque andato in doppia cifra con capitan Della Rosa e Benetti (cosa tra l’altro successa in sole due altre occasioni) ed Eric Paschall non è più visto come un’alternativa, inutile tornare sul capitolo Maverick Rowan. Farlo risulterebbe ormai scontato e ripetitivo e, come abbiamo visto, si sta vivacchiando da troppo tempo a pensare che tutti i problemi tecnici dell’Estra nascano e muoiano con lui. Certo è che, se giochi 37′ e segni solo 3 punti, te la cavi solo se ti chiami Dennis Rodman.
TEMPO DI GIUDIZI
A cosa serve, adesso, fare una disamina così poco confortante della squadra biancorossa? Semplicemente a mettere in chiaro, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che nessun elemento del roster ad oggi, in questo contesto, è esente da critiche oggettive. Non dal punto di vista dell’impegno, ma sul piano squisitamente tecnico. Che perda per dettagli o che venga stracciata dalle Milano e Trapani di turno, poco cambia. Questa è l’Estra Pistoia e tale sarà fino al termine della stagione. Un ultimo disperato ritorno sul mercato sarebbe solo l’ennesima ammissione di resa, mascherata alla bell’e meglio per rimandare l’inevitabile verità.
Tre allenatori e quindici giocatori tesserati da inizio stagione, nove sconfitte di fila e quindi oltre due mesi senza vincere. Terza peggior difesa (89.4 punti subiti di media) e terza peggior valutazione complessiva (83.2) del campionato, oltre che penultima squadra per rimbalzi concessi di media (41.2 a gara). Questi sono i numeri della Pistoia del presidente Ron Rowan, che col passare delle settimane ha ormai esaurito qualsiasi tipo di giustificazione, come mostrato ampiamente nella sua ultima apparizione ai microfoni. Attorno a lui e alle sue scelte il cerchio si è ormai ristretto e il tempo dei giudizi è maturo. Manca solo l’epilogo, quello che tutti i pistoiesi vorrebbero scongiurare.
Ma lo sport, purtroppo e per fortuna, non concede sconti o attenuanti. Non lo fa nel presente e non lo farà nel futuro, qualunque esso sia. E, ancora, non le applica neanche al passato, con discutibili dietrologie. Per essere più chiari, potrebbero essere maturi anche i tempi per vedere spazzata definitivamente via la convinzione, nata non si sa su quali basi, che l’Estra di quest’anno sia tecnicamente più forte e talentuosa di quella della scorsa stagione. Meglio portar rispetto a quella squadra e a chi l’ha messa in piedi. E iniziare ad essere intellettualmente onesti su questa e su chi l’ha formata. Al resto ci penserà il campo.


