Iozzelli, dopo una vita passata a Pistoia, è ora direttore sportivo a Chiusi: «Riduciamo le squadre e diamo valore ai settori giovanili»
Ridurre le partecipanti ai campionati di A2 e B, stimolando in queste categorie la creazione di squadre che siano davvero il serbatoio di giocatori per l’A1. Un modello, quello che Giulio Iozzelli propone dalle colonne di “TuttoSport”, per svecchiare e scuotere il basket italiano, che l’ex deus ex machina dei canestri pistoiesi sta contribuendo a mettere in piedi con i fatti sull’asse Reyer Venezia- San Giobbe Chiusi. Intervistato da Piero Guerrini, Iozzelli ha parlato in un’interessante intervista sull’edizione cartacea di oggi del quotidiano sportivo, dello stato dell’arte della collaborazione con la casa madre veneziana della matricola toscana di A2. Che nel girone Rosso, domenica torna in campo dopo un mese e lo scontro col Covid, per giocarsi l’accesso alle Final Eight di Coppa Italia.
«Io nel 2020 ho accettato l’avventura perché il progetto è molto interessante – dice Iozzelli, una vita al servizio dei canestri nostrani prima come braccio destro di Alfredo Piperno negli anni d’oro dell’Olimpia, poi ingegnere della scalata che ha riportato ai piani alti del Pistoia Basket – in Spagna, ma anche in altri Paesi, il satellite serve per sviluppare i giovani. Ovvio, bisogna anche ottenere risultati, mantenere la categoria. È questo il nostro obiettivo stagionale. Sopratutto in una A2 molto equilibrata». Finora sul lato sportivo la marcia di Chiusi, che nel 2018 era in serie D, ha sostenuto le ambizioni dei dogi del basket lagunare. Il presidente Federico Casarini e l’ex patron- sindaco Brugnaro, sempre attenti a cosa succede in Valdichiana dove Chiusi nello scorso giugno con coach Giovanni Bassi (l’ altro pistoiese protagonista di questa storia) ha conquistato la terza promozione in tre anni. Vincendo sul campo la B, dove era stata ripescata dopo la stagione sospesa per pandemia. Domenica la squadra dell’ex coach di Bottegone, Empoli e Palermo torna in campo dopo un mese causa Covid. Ma, con una gara da recuperare, la gara contro Latina può ancora spingerla alle Final Eight a cui Pistoia è già qualificata.
«Sarà una verifica- continua il direttore sportivo della cavalcata del Pistoia Basket dalla B1 alla A1- perché la scorsa settimana eravamo alle prese con il Covid. Inoltre qui non abbiamo ancora settore giovanile di alto livello dopo così poche stagioni, abbiamo costruito una squadra abbastanza profonda, ma in queste situazioni tutto è più difficile». Iozzelli parla di tempi allungati dal Covid ed intorno ai tre- quattro anni per fare di Chiusi il vero trampolino di lancio per i giovani Reyer, anche se ha fatto un po’ scalpore assistere proprio in settimana all’approdo di Casarin jr nella rivale Verona. L’enfant prodige, nonché figlio del presidente oro granata, ha scelto di chiudere la stagione in A2 ma alla squadra di Ramagli dopo l’inizio con pochi minuti a Treviso. «Davide- la risposta di Iozzelli in merito – sta ancora studiando, a casa, anche se noi si era pronti. Per la collaborazione, mi sento quasi ogni giorno con il presidente Federico Casarin. I ragazzi qui hanno tanti allenamenti individuali, sui fondamentali, oltre al lavoro in squadra e alle gare. Secondo me se A2 e B devono produrre giocatori, queste collaborazioni dovrebbero moltiplicarsi».
Pur col solito piglio educato e soprattutto ragionato, l’opinione di Iozzelli sull’A2 ritrovata nove anni dopo averla vinta con il Pistoia Basket, è una sostanziale bocciatura di come si è evoluto questo campionato. «L’ultima volta in A2 per me risaliva al 2013- le parole di Iozzelli- c’erano ancora 16 squadre…io ridurrei progressivamente le partecipanti per aumentare la qualità, soprattutto se si vuole creare un vero serbatoio di italiani per la A e la Nazionale. E anche sulla B tornerei un po’ al passato, quando cera una B da 2 gironi di 18 squadre e una B2. Riporterei un comunitario in A2. Aprirei a comunitari pure nei settori giovanili e ridurrei la formazione da 4 anni a 3 anni. Guarderei un po’ come si fa in Spagna». E nell’ormai annoso dibattito sulla crisi della Toscana del basket chiude: «Ci sono ancora settori giovanili che funzionano. Mancano gli imprenditori appassionati di un tempo».



