Il play della Fabo, eroe di gara-5 a Ruvo, si racconta dopo un periodo no («Desideravo solo giocare a basket») e la finale alle porte
Se sei a terra non strisciare mai
Se ti diranno, “Sei finito”, non ci credere
Devi contare solo su di te
Probabilmente Gianluca Carpanzano, guardia-play della Fabo Herons, deve aver ascoltato tante volte in questi ultimi mesi Uno su mille di Gianni Morandi. Il brano del 1985 permise al cantante di Monghidoro dopo un lungo periodo di “silenzio” di ripresentarsi sulla ribalta dimostrando – come i quasi 40 anni seguenti lo hanno confermato – di poter tornare più forte di prima. Anche Gianluca ha seguito le orme del cantante emiliano e passo dopo passo ha ripreso il posto che si meritava nelle rotazioni rossoblù. Il classe ’95 in questo periodo di riabilitazione ha anche imparato che “la vita è come una marea/ti porta in secca e in alto mare/come la luna va”.
Crediamo che prima di scendere in campo mercoledì sera il buon Carpanzano abbia deciso di guardare la luna barese – forse è un po’ simile alla sua catanzarese – e abbia scelto di vestire i panni del protagonista, indossando la sua tipica fascetta in testa caratteristica, un po’ come la maschera di Batman o la calzamaglia dell’Uomo Ragno. E così come quest’ultimo era stato sconfitto – secondo Repetto e Pezzali – da quelli della mala o dalle pubblicità, il buon Carpa negli ultimi periodi era stato un po’ giù per le sue tante assenze nelle distinte della gara della Fabo o per qualche mugugno di troppo del “loggione” termale” quando le cose non funzionavano e lui era in campo.
Quando però nelle strade di Montecatini, citando sempre la hit del 1992, “c’è panico ormai” a causa del 2-0 di Ruvo nella serie, il buon calabrese non ha ascoltato “gli appelli alla calma in tv”, ma l’accorato invito al tifo del presidente Luchi presentandosi ancora più carico in gara-3 e 4. Una bomba in entrambi i match, ma ancora qualche critica di troppo. No problem. Gianluca stava preparandosi per la bella in Puglia in cui la sua stella ha brillato più di tutte confezionando 20 punti, 5 rimbalzi e zittendo anche i più critici.
Protagonista di gara-5 con una delle più belle (o la più bella?) da quando sei alla Fabo: cosa stai provando?
«Sono sicuramente contento, ma più che per la prestazione, per il passaggio del turno. Era il nostro obiettivo e ha dato un senso alla nostra prova; fossimo stati eliminati non avrebbe avuto molto valore. Rimango comunque concentrato sul finale di stagione: manca ancora un pezzo importante».
Cosa vi siete detti dopo gara-2 in cui eravate a un passo dall’eliminazione dopo la seconda rimonta subìta da Ruvo?
«Contrariamente a quello che si può pensare, eravamo fiduciosi. Avevamo dimostrato di essere al loro livello e di poterli battere nonostante le due sconfitte. Eravamo convinti di ritornare a Ruvo per giocarci gara 5: bastava solo limare 2-3 errori, cosi come abbiamo fatto».
Facciamo un passo indietro a livello stagionale: cosa hai provato quando sei stato fuori per tanti mesi mesi, non guarivi e sei dovuto anche ritornare a casa?
«È stato un periodo molto difficile, ma l’unica cosa che desideravo era giocare a basket e stare in campo a lottare con i miei compagni. Meritavo l’opportunità di vivere queste partite dal lato giusto delle linee, ma non trovavo una strada. Per fortuna dopo una serie di vicissitudini sono riuscito a rientrare con un solo obiettivo in testa e adesso ci siamo quasi».
Poi finalmente il ritorno in campo contro Mestre: che emozione hai provato al rientro sul parquet nei play-off con i primi canestri?
«Ho provato la stessa sensazione di un esordio: non è stato semplice gestire le emozioni, soprattutto per il livello in campo e le mie condizioni ancora da testare. Partita dopo partita però ritrovavo il feeling e la fiducia giusta fino alla mia ultima prestazione».
Cosa vuol dire per te e per la squadra giocarvi questa finale?
«Per me è un cerchio che si chiude: non ho mai mollato e potevo farlo decine di volte. Adesso ho quell’opportunità che tanto desideravo e per la squadra è un sogno costruito con le nostre mani.
Tante squadre ad agosto vogliono arrivare qui, ma solo 4 ci riescono. Abbiamo fatto un bel percorso fatto di alti e bassi, ma adesso ci siamo, vogliamo tagliare quella retina per il popolo rossoblù».




