Parla l’attaccante della Fenice: «I cambi in panchina non hanno dato modo di lavorare con calma. Bertini? Lotterà con noi fino alla fine»
Freddo questo gennaio in casa Fenice. L’ultima posizione in classifica, le troppe sconfitte e i continui cambi alla guida tecnica non stanno giovando alla società presieduta dalla patron Faralli. Il successo contro Fos Wimore del 13 gennaio è stato subito “annacquato” dal ko di Scandicci che ha gettato nuovamente la squadra in ultima posizione.
In attesa di ripartire con la trasferta di Arbor però la Fenice sta trascorrendo la prima di due settimane di riposo in campionato per la pausa tra il girone d’andata e di ritorno. Per l’occasione abbiamo fatto due chiacchiere con la banda classe 1996 Marta Mantellassi, da anni un punto fermo della società fuxiablu.
Due settimane di sosta: quanto ne aveva bisogno la Fenice?
«Parecchio! Mi sembra che siano state usate bene per fare un po’ di rodaggio con l’allenatore nuovo. Abbiamo fatto un test contro Nottolini e il 2 febbraio ne abbiamo uno a Pontedera. Speriamo a Reggio Emilia di ripartire subito con il piede giusto».
Ormai da qualche settimana alla guida c’è coach Bertini: che tipo è e come sta andando il suo ambientamento?
«Lui è sicuramente abituato a un livello più alto: ogni tanto mi sento un po’ “piccola” in certi allenamenti specifici e impegnativi. Non mi è mai capitato di esser allenata da chi ha giocato e allenato ad alti livelli, ma è stimolante. Tiene parecchio al suo lavoro e al nostro obiettivo. Negli allenamenti è sempre sudato, ci lancia i palloni e dà veramente il 100%. Se già di base abbiamo una persona che lotta fino in fondo, si “strappa la maglia” e che vorrebbe entrare in campo a giocare è un’ottima base di partenza. Conosce anche altre dinamiche con allenamenti più complicati quindi può essere un’arma per questo fine di stagione complicato».
Una stagione per niente facile per la Fenice: ultima posizione, tanti ko e tre cambi alla guida tecnica. Cos’è che non va?
«Spesso partiamo bene e poi molliamo. Anche vantaggi notevoli vengono “distrutti”, perdendo poi il set. Dobbiamo lottare fino in fondo, caratteristica a cui Vittorio tiene molto. Dopo un’ora circa di allenamento e di partita ci fa anche capire in che fase di gara saremmo per evitare un calo. Alla ripresa dobbiamo riuscire a non mollare neanche un punto perché molto spesso è quello decisivo del set e rimaniamo con un pugno di mosche in mano. Siamo noi le principali artefici dei nostri sbagli quindi dobbiamo metterci in testa di fare meno errori e spingere fino alla fine».
Sesta stagione per te alla Fenice: al momento è la più dura?
«Eh sì, perché non mi sono mai trovata così tante volte al perso personalmente. Essendo quella con più esperienza mi sento addosso anche più responsabilità. Tante volte vorrei cercare una soluzione che però spesso non trovo. Purtroppo è dura perché in campo penso di dare sempre il massimo, ma tante volte non è servito e ci si mangia le mani. Vorresti aiutare chi è più giovane: in quel momento ci provi, ma se non arrivano i risultati anche la persona aiutata non è soddisfatta».
Rispetto alle altre stagioni in cui avete lottato per la salvezza questa è diversa?
«Sì. Quando arrivò Ribechini nel dicembre 2021 c’era forse più esperienza come elementi del calibro di Martone e Sasselli. Le capacità sono magari pressoché uguali, ma dover assimilare tre allenatori in pochi mesi non è facile. Rispetto a quest’anno la differenza è impietosa: Barboni è durato un mese mentre Ribechini invece ebbe due mesi di riposo perché ci fu l’interruzione per Covid e il tempo ci aiutò. Ad oggi è una lotta contro il tempo perché devi sia lavorare, spingere, ma anche conoscersi e capire il nuovo allenatore. Quest’anno è avvenuto per tre volte e ci ha penalizzato».
Parliamo del girone: in zona salvezza su chi dovete fare la corsa?
«Secondo me c’è da ragionare contro chi possiamo permetterci di perdere i punti. Oltre alle prime 4 possiamo giocarcela con tutte e specialmente con le più forti nascono le gare più divertenti, dato perché giocando più serene si potrebbe riuscire a strappare qualche punto. Non c’è da fare calcoli, ma vincere e poi guardare la classifica. In termini di avversarie credo che contro avversari come Scandicci, Rinascita, Fossato, Arbor e Calenzano possiamo ottenere punti dopo aver battuto una squadra come Fos Wimore».
Nelle zone alte infine chi vedi favorita?
«Una squadra come Arnopolis – prima per tanto tempo – fa leva un po’ sempre sulle stesse giocatrici, mentre Versilia verrà fuori alla lunga. Mi sembra una bella squadra con tutte giocatrici d’esperienza che sanno come tutelarsi e come portarsi a fine stagione come le varie Orlandini, Mutti e Gorgoglione. Arezzo la vedo un passo indietro perché nell’individualità non mi sembrano eccezionali».
La stagione rimane ancora lunga: con il girone di ritorno ancora da “stappare” e una classifica molto corta nelle retrovie, tutto può ancora succedere.



