Grazie alla proposta della vicesindaca Giachi, la memoria di Nencini vivrà per sempre anche a Firenze (e vicino a quella di Gino Bartali)
Dopo il ritorno della cronoscalata a lui dedicata e la realizzazione di un libro a lui dedicato, con firma di suo figlio Giovanni, Gastone Nencini sarà ricordato anche a Firenze. Il Comune infatti, grazie alla delibera proposta dalla vicesindaca Cristina Giachi, intitolerà una piazza in sua memoria.
Un ottimo modo per onorare i 90 anni dalla sua nascita e i 60 anni dalla vittoria al Tour de France, festeggiata sugli Champs-Élysées il 17 luglio 1960. Inoltre, a dare ulteriore lustro all’iniziativa c’è anche la scelta della piazza (all’incrocio fra viale Giannotti e via di Ripoli): è davanti a quella dedicata a Gino Bartali.
LE PAROLE DELLA VICESINDACA
«Il 2020 è un anno significativo per questo campione. – Ha ricordato la vicesindaca Giachi – 90 anni dalla sua nascita, 60 anni appunto dalla straordinaria vittoria al Tour de France, 40 anni dalla sua morte. È giusto rendere omaggio a uomo che ha saputo con passione, coraggio, forza e integrità, dare il meglio di sé in bicicletta e nella vita. Per questo abbiamo accolto la richiesta presentata dall’Associazione Giglio Amico onlus e avallata dalla famiglia Nencini». «Non dimentichiamo – ha aggiunto – che la piazza è stata scelta nel Quartiere dove ha vissuto e dove aveva sede la Società sportiva Oltrarno, per la quale ha corso».
UNA CARRIERA IN DISCESA (E IN SALITA)
Nencini è tra i sette italiani ad avere vinto il Tour (con Bottecchia, Bartali, Coppi, Gimondi, Pantani e Nibali). Oltre a quel successo trionfò anche al Giro del 1957 e giunse altre due volte sul podio della Corsa Rosa dopo varie sfortune. Il primo nel 1955 quando una foratura sul San Pellegrino gli fece perdere la leadership. Ne approfittarono il vincitore finale Fiorenzo Magni e Fausto Coppi (poi secondo). Il secondo nel 1960 in cui, dopo una spettacolare fuga nella discesa del Gavia in direzione Bormio, arrivò dietro ad Anquetil nella generale per soli 28 secondi.
Fu proprio l’onta di quella sconfitta millimetrica a dargli la spinta decisiva per il successo al Tour. Gastone era soprannominato “Il Leone del Mugello” per la sua proverbiale abilità in salita e soprattutto in discesa, di cui è stato un assoluto specialista. Si ritirò cinque anni dopo quel magico Tour, ma la sua vita lontano dalle corse purtroppo durò poco. Quando era alla soglia dei suoi 50 anni, una lunga malattia lo portò via, nel 1980.
Anche quarant’anni dopo il suo addio il suo ricordo, grazie alla famiglia e agli amici nella sua Barberino, non si è mai spento. Adesso, col riconoscimento di Firenze, è diventato a tutti gli effetti immortale. Omaggiarlo insieme ad un altro mito come Bartali nella città dell’Arte per eccellenza è semplicemente splendido.


