Quattro chiacchiere con la guardia toscana in forza a Rieti, che domenica ospiterà Pistoia per la prima giornata di serie A2
Veder sbocciare un talento è sempre uno spettacolo. Lo sanno bene a San Miniato, dove Francesco Stefanelli è stato protagonista di un percorso di crescita di rara limpidezza, che nell’estate 2017 gli ha offerto l’opportunità di approdare in serie A2 a 22 anni. Durante il primo anno di serie cadetta a Tortona non solo regge con personalità l’urto col salto di categoria, ma porta anche la sua squadra alla vittoria della Coppa Italia, ricevendo la nomina di MVP delle finali.
Poi sul più bello la lesione al legamento crociato del ginocchio destro, perché il corpo umano non è una macchina perfetta e capita che ce lo ricordi quando sembra quasi di toccare il cielo con un dito. Un intervento chirurgico, tanta riabilitazione e a gennaio 2019 arriva la chiamata di Biella, con cui torna al basket giocato. A campionato finito il corteggiamento di Rieti, che lo mette al centro di un progetto ambizioso.
Nonostante una pubalgia ne limiti le potenzialità nella prima parte della passata stagione, col tempo trova continuità e prestazioni brillanti, che gli valgono la conferma. Adesso il classe 1995 si sente nel posto giusto e al momento giusto per lasciarsi alle spalle il disorientamento e l’amarezza degli ultimi due anni. Ne abbiamo parlato con lui, a pochi giorni dalla prima giornata di serie A2 girone rosso che vedrà la sua NPC Rieti ospitare la GTG Pistoia.
Sei reduce dall’esperienza in Supercoppa terminata ai quarti di finale con la sconfitta contro Scafati. Che bilancio ti senti di fare?
«È stata un’esperienza che abbiamo vissuto con soddisfazione, visto che è stata la prima volta in cui Rieti è arrivata alla fase finale del torneo. Giocare i quarti è stato bello, purtroppo abbiamo avuto dei problemi fisici che c’hanno un po’ condizionato. In generale abbiamo comunque disputato una buona partita».
Domenica inizia il campionato, quali sono le condizioni fisiche e mentali con cui la squadra si presenta ai blocchi di partenza?
«Come dicevo nelle ultime settimane abbiamo avuto problemi fisici diffusi fra tutti i giocatori, soprattutto nel reparto italiani, di conseguenza c’è chi è più avanti di forma e chi più indietro. Col fatto che ci stiamo allenando al completo solo da poco siamo una squadra che si deve ancora scoprire. Comunque il gruppo mi piace molto, è composto da giocatori molto intelligenti e guidata dallo stesso allenatore dell’anno scorso. Lo conosco e so sia che basket prediliga sia che tipo di persone voglia attorno. A mio avviso è una squadra costruita molto bene, poi chiaramente in questa stagione atipica è tutto da vedere».
Al PalaSojourner arriva la GTG Pistoia. Incontrerai Saccaggi, Wheatle Sims e coach Michele Carrea, tutti ex compagni di avventura a Biella. Anche Zucca è stato tuo compagno a Rieti l’anno scorso. Come vedi questa prima giornata?
«Pistoia è una squadra di altissimo livello, costruita per fare molto bene e fare un campionato di vertice. Ha un allenatore molto preparato e dei giocatori altrettanto forti. A partire da Saccaggi, con cui ho giocato insieme a Biella e che conosco molto bene, è un ottimo playmaker per la categoria. Marks e Sims sono grandi realizzatori, tra l’altro Sims in passato è stato anche qui a Rieti quindi ci terrà particolarmente a fare bene. E poi giocatori solidissimi come Poletti, Wheatle, Della Rosa e altri giovani interessanti.
Vantano un roster ricco di energia e di talento, per noi sarà una delle partite più difficili del campionato. Giocare con il PalaSojourner pieno sarebbe stata un’altra cosa, ma l’assenza del pubblico è una novità per tutti e non solo per noi. È una partita che non ha pronostico, sicuramente vincere contro Pistoia ci darebbe un’iniezione di fiducia importante. Mi auguro che sia una bella partita e che le squadre siano entrambe al completo».
Si scontreranno due squadre di grande fisicità, sarà una gara a chi terrà ritmi più elevati?
«Non lo so. Loro hanno palleggiatori che fanno viaggiare veloce la palla ma hanno anche grandi doti atletiche. Noi siamo molto grossi e puntiamo tanto sull’aggressività in difesa, quindi sarà sicuramente una partita fisica. Allo stesso tempo credo che verrà fuori anche la tattica, magari certe letture che possono avere un ruolo chiave e su cui lavoreremo fino a domenica».
Nelle ultime stagioni hai subito infortuni che non ti hanno permesso di giocare oppure quando hai giocato ti hanno impedito di farlo a mente libera. Quali sono le tue aspettative personali per questa nuova stagione?
«Negli ultimi anni sono stato sfortunato, ho avuto guai fisici importanti e soprattutto duraturi. Per ultimo ho sofferto di pubalgia, che mi ha dato continuo dolore e mi ha limitato molto. Quest’anno spero di non incorrere in infortuni e di avere continuità. Gli ultimi tre anni sono stati pesanti, per tenere duro mentalmente mi ci sono volute tanta autostima e tanta forza di volontà. Ho bisogno di ritrovare serenità, con quella sono sicuro che riuscirò a dare il meglio per me stesso e per la squadra».
Spesso da guardia ti trovi a marcare americani dalle grandi doti atletiche e realizzative, cercare di limitarli è una sfida che ti esalta?
«Assolutamente. Quando sono arrivato in questa categoria, a Tortona, mi sono focalizzato proprio sull’impatto difensivo. È una caratteristica che ho sviluppato lì e poi mi sono portato dietro, riuscire a limitare un giocatore forte ti dà tanta energia e fiducia da poter utilizzare anche in attacco. Che sia americano o non, marcare il miglior attaccante avversario è una sfida che mi piace tantissimo. Ovviamente non mi piace solo quello, cerco sempre di dare un contributo completo sui due lati del campo».
Per restare ad alti livelli è fondamentale non accontentarsi mai, qual è l’aspetto sul quale senti di dover migliorare di più?
«Devo cercare di fare uno step successivo dal punto di vista mentale quando non mi trovo in condizioni fisiche ottimali. Dopo tutto quello che ho passato curo il mio corpo con la massima attenzione, però se capita qualche problema o qualche fastidio anche temporaneo devo capire che non casca il mondo e rimanere più tranquillo».
Chiudiamo con le tue radici cestistiche. Sei cresciuto ed esploso nella tua San Miniato: quanto hanno contato nel tuo percorso gli allenatori che hai avuto? Mi riferisco in particolare a Bruno Ialuna e Federico Barsotti.
«Hanno avuto un ruolo fondamentale. Ho vinto con entrambi un campionato, con Bruno quello di C2 e con Federico quello di C1. Sono stati anni di grandi emozioni e traguardi. Bruno mi ha fatto esordire nel mondo dei senior a soli 15 anni, dandomi per primo l’opportunità di crescere tra i grandi. Con Federico ho vissuto un percorso importante fino ad arrivare ed essere il giocatore di punta della squadra in serie B, pur avendo ancora tutto da dimostrare nella categoria. Sono state delle stagioni bellissime».



