Il 15 aprile 2001 Franco Ballerini appese la bici al chiodo con una splendida ovazione alla Roubaix, nonostante un piazzamento anonimo
Di solito le standing ovation si riservano ai primi classificati, ma qualche eccezione ogni tanto è lecita. Franco Ballerini a Roubaix giusto vent’anni fa fu una di queste. Franco infatti quel giorno giunse trentaduesimo, ma il pubblico l’accolse come se fosse nel pieno della sua terza vittoria nella classica dei pavé. Un onore che è riservato solo ai grandi e a chi è entrato nel cuore del pubblico, proprio come Ballerini.
CUORE DA CLASSICA
Franco fin dall’inizio della sua carriera aveva capito che non sarebbe stato un corridore da Grandi Giri. Resistere per tre settimane di gara su alti livelli, con tutti i problemi di allergia ed asma (che si facevano sentire soprattutto a maggio in pieno Giro d’Italia), era semplicemente impossibile. Forse avrebbe avuto qualche chance in determinate tappe, ma il ruolo del protagonista non sarebbe mai stato suo. Per recitare in grande stile aveva bisogno di un teatro che ospitasse un solo grande evento all’anno, una classica dunque.
LA DELUSIONE DEL 1993
La migliore per le sue caratteristiche da forte passista non poteva che essere la Parigi-Roubaix: la corsa degli interminabili tratti di pavé, il cui arrivo è da sempre il giro completo del velodromo nel centro della cittadina dell’Alta Francia. Fu proprio quel giro infernale che gli costò caro nel 1993, l’anno della sua prima recita da protagonista in Francia dal suo esordio nel 1989. Andò in fuga a pochi chilometri dal traguardo, ma si portò appresso il francese Douclos-Lassalle.
Ballerini pensava di poterlo battere comunque in volata, ma il rivale aveva le gambe meno cotte e vinse. Una beffa che Franco salutò così: «Dante era fiorentino come me, ma nemmeno lui avrebbe mai potuto inventare un girone infernale come questo velodromo. Ero certo al 100% della vittoria…». Spesso una sconfitta così, per chi si lascia vincere dal rimpianto, finisce per divenire il classico treno mancato che poi non si ripresenta mai più. Per Ballerini invece divenne la lezione da non scordare.
I TRIONFI, 1995 E 1998
Due anni dopo la delusione, Franco capì che era la sua giornata, ma stavolta decise di non invitare nessuno alla sua ruota. A 37 chilometri dal Velodromo non si voltò più indietro: restò da solo a spingere sui pedali e a resistere alle infinite vibrazioni del terreno dissestato. Solo a pochi metri dalla linea di arrivo si lasciò andare: gli altri giunsero due minuti dopo che aveva alzato le braccia al cielo nel tripudio di Roubaix. Ballerini ce l’aveva fatta, quindici anni dopo l’ultimo trionfo italiano firmato Francesco Moser.
Per qualcuno quel trionfo sembrava il classico guizzo isolato, ma il Ballero tre anni dopo trovò il modo di smentire anche questa impressione. Il successo nella Pasqua 1998 fu ancora più epico, visto l’incipit di quel giorno. Franco infatti forò dopo pochi chilometri e perse parecchio terreno dai primi. Una situazione che spesso porta ad un’inevitabile resa anticipata, a cui però il Ballero non pensò nemmeno lontanamente. Si rimise sui pedali e dopo qualche chilometro riprese il gruppo principale, per poi partire in contropiede a 67 dall’arrivo. La sua azione fu così perentoria che la selezione fu inesorabile, sino ai meno 17, quando restò solo, come nel 1995.
A cambiare rispetto a quell’anno fu solo il distacco dal secondo classificato: quattro minuti e mezzo. Ballerini si era ripetuto, con ancora maggior forza della prima volta. Per l’Italia e la Mapei fu un’altra giornata memorabile, migliorata ancor di più dal fatto che il secondo fosse Matteo Tafi, l’uomo che l’anno dopo succederà a Franco nell’albo d’oro. Tafi è peraltro l’ultimo italiano ad aver vinto alla Roubaix: dopo il suo trionfo nel 1999, tolti i podi di Pieri, Ballan e Pozzato, l’inno di Mameli non è più risuonato nel Velodromo.
BALLERINI CORRE ANCORA
L’ultima volta che un italiano fu salutato come un vincitore fu proprio nel 2001. Ballerini aveva deciso che l’ultima sua recita doveva essere proprio alla Roubaix. Ad aspettarlo c’era l’ammiraglia della Nazionale, che gli era stata promessa dal grande Alfredo Martini. Ancor prima di togliersi soddisfazioni da CT, Franco voleva cogliere un’ultima grande impresa, ma non ci riuscì. Per il pubblico però fu come se l’avesse fatta. Franco si commosse e aprì la giacca: un semplice e sentito “Merci Roubaix” era scritto sulla sua canottiera della Mapei.

Una volta superato il traguardo Ballerini alzò la sua biciletta, che Pistoia Sport ebbe il piacere di esporre nella mostra “Pistoia tra Sport e Storia” nel 2017, e salutò per l’ultima volta il Velodromo. Un momento indimenticabile nonostante fosse giunto ben lontano dai primi, ancora forte tuttora. Il Ballero da undici anni non c’è più, ma a Roubaix, quando la classica tornerà in autunno dopo l’annullamento del 2020 e il rinvio di quest’anno, è come se fosse sempre in gara, pronto ad essere salutato da tutto il pubblico. Pure con un trentaduesimo posto.



