Alla viglia di Forlì-Pistoia i fratelli Pollone raccontano aneddoti e curiosità, ripensando al cortile dove tutto cominciò diversi anni fa
Per la mamma e il papà di Luca e Matteo Pollone domenica sarà festa ad ogni canestro, che segni Pistoia o che a infilare la palla nel cesto sia Forlì. Arriveranno da Vercelli a sostenere i figli avversari per la prima volta in una gara ufficiale ad alto livello. Tra l’altro molto attesa e per nulla scontata come la sfida tra due piazze rivali, ricche di storia e calore, come Pistoia e Forlì. Con una maglietta rossa e una bianca, i signori Pollone potranno fare felici entrambi i pargoli, eppure sarà difficile che il clima da mezzo derby che si respirerà all’Unieuro Arena rimanga fuori dalla porta di casa. O dalle chiacchere del fans club non ufficiale dei Pollone Bros pronto ad invadere domenica l’entroterra romagnolo in trasferta dal Piemonte.«Ci saranno i nostri genitori – anticipa Matteo Pollone – ma partiranno dalla nostra Vercelli anche tanti nostri amici comuni». «Arriveranno sicuramente quelli a cui siamo più legati – conferma Luca- e soprattutto quelli che da sempre giocano con noi in cortile, ogni estate».
Là, dove, tra i condomini della città che interrompe campagne di sconfinato risaie, Luca e Matteo sono cresciuti più nel mito dei genitori baskettari, piuttosto che in quello della Pro Vercelli e dei suoi sette Scudetti nel calcio dei pionieri di inizio Novecento. «Da piccoli andavamo a vedere giocare papà e anche mamma è stata una giocatrice -racconta l’esterno dell’Unieuro-. Noi due poi giocavamo in ogni momento libero nel cortile del nostro condominio dove c’era un canestro». Una sfida particolare che i due fratelli proveranno a non sentire troppo anche se stavolta la gara Pollone contro Pollone varrà più di una birra o di una pizza scommessa sull’ultimo canestro da segnare prima di salirei casa per cena. «Tra di noi ci sono due anni di differenza -dice l’esterno pistoiese- ma da quando ho ricordo giochiamo degli uno contro uno, ai campetti o in cortile, ovunque. Siamo competitivi entrambi e negli anni abbiamo dato vita a sfide anche dure. Se da un lato sarà strano ritrovarmi Luca come avversario, per esperienza dopo essermi trovato davanti tanti amici, dico che quando si alza la palla a due non ci fai più troppo caso a chi affronti». Stessa cosa anche per Luca, che non promette favori al fratello più piccolo: «Sarà una sfida divertente quella di domenica, non ci faremo carezze in campo».
La famiglia, i valori autentici della provincia, lo studio portato avanti insieme al basket. Due bravi ragazzi, come li ha descritti il loro mentore Federico Danna che li ha portati giovanissimi in una delle province nobili del basket piemontese (Biella nda). 25 anni Luca, guardia della rinnovata formazione forlivese che ha la stessa voglia di riscatto del suo coach, l’ex Fortitudo, Antimo Martino. Dopo stagioni in crescendo ha la sua grande occasione davanti, come Matteo, ventitrenne , anche lui esterno, appena arrivato da Biella eppure già perfettamente in sintonia con la scanzonata ambizione dei Brienzas’ boy. Entrambi indicano nella difesa il punto forte dell’altro, con Matteo che avverte i compagni a stare attenti al tiro di Luca che invece teme aggressività e rapidità del fratellino. Messi alle strette sui difetti del congiunto, Matteo punge Luca sul pick n’roll mentre l’esterno forlivese riconosce che la guardia pistoiese “è migliorata molto al tiro”. Domenica saranno rivali, ma sono stati e continuano ad essere ispirazione e stimolo l’uno per l’altro. «Lui –confessa Matteo riguardo al fratello- si è laureato in ingegneria, sono orgoglioso di questo suo traguardo e anche io sto studiando per raggiungerlo. Sono stato anche molto contento che abbia ottenuto due stagioni fa la promozione dalla B con Chiusi e che giochi in A2. In queste ultime stagioni ha avuto davvero una grande crescita sotto molti punti di vista e fin dai suoi primi anni a Biella l’ho sempre visto come il modello da seguire».
«Più che insegnargli qualcosa- chiude Luca- ho sempre avuto l’aspirazione di scoprire le cose e poi dargli consigli, quando me li chiedeva, sulle situazioni che si trovava ad affrontare anche Matteo. Lui mi ha insegnato che per poter giocare contro di lui non potevo mettere la palla per terra, al massimo tirare dopo un palleggio. Così ho iniziato a tirare anche un po’ più da fuori. Per ora non sto facendo molto canestro, ma spero di sbloccarmi presto». Dal campetto d’asfalto alla prima volta contro in A2, domenica per i Pollone cambia tutto. O forse nulla, alla fin fine per loro non sarà molto diverso dall’essere a giocare sotto casa, a Vercelli, con amici e genitori lì vicino a guardarli. Loro due, due canestri e quel sogno a spicchi diventato realtà.



