Matteo Corgnati, un play classe 2004 che ha già dimostrato il suo valore. «Coach Del Re pretende tanto. Qua devo sudarmi ogni minuto»
Che il talento ci fosse in molti già lo pensavano. Il confronto diretto con i mostri sacri Tommaso Marino e Juan Carlos Casini ha però detto che Matteo Corgnati è sufficientemente provvisto anche di personalità e sfrontatezza. Doti non scontate e soprattutto difficilmente allenabili che il pubblico del PalaTerme ha scoperto in una calda domenica di inizio autunno, quando all’esordio con la canotta della Gema Pallacanestro Montecatini contro Legnano il play classe 2004 proveniente da Alba ha dimostrato una volta di più di essere meritevole della considerazione di coach Marco Del Re.
Matteo, che sensazioni si provano a giocare al PalaTerme?
«E’ un impianto super. Ci avevo già giocato l’anno scorso, ma da avversario, e devo dire che quando il pubblico di casa è dalla tua parte ti dà una carica incredibile, anche se devo ancora abituarmi un po’ a giocare con il tifo organizzato che ti segue e ti incita. Ad Alba non avevamo i tifosi…»
Ti aspettavi forse qualcosa di più da Legnano?
«Legnano è stata esattamente la squadra che mi aspettavo di trovare, una formazione fortissima nonostante l’assenza di Raivio che è stato il colpo principale del loro mercato. Piuttosto siamo stati molto bravi noi a crederci anche sul -17 e a riuscire a fermare il loro attacco nel secondo tempo della partita. E’ stato un esordio super ma non dobbiamo fermarci».
Per te, piemontese doc, è la prima esperienza lontano da casa. Come ti stai trovando a Montecatini?
«L’ambientamento prosegue bene direi, sia in campo che fuori. E’ la prima esperienza fuori regione per me visto che, essendo di Torino, quando giocavo ad Alba ero a un’ora e mezza da casa e non voglio dire che è dura, ma fa sicuramente un po’ strano. Qui però mi hanno accolto tutti molto bene, la società non ci fa mancare nulla, in campo mi diverto e il coach mi tiene in grande considerazione».
Quali sono le differenze principali fra giocare in una realtà come quella di Alba e quella in cui sei approdato?
«Al di là della categoria, che comunque rappresenta un upgrade per la mia carriera, qui è tutto diverso. Qui devo conquistarmi ogni singolo minuto sul parquet lavorando duro e dimostrando di essere all’altezza di questo gruppo. Ho dovuto cambiare radicalmente anche il modo con cui rapportarmi con i miei compagni di squadra, perché se prima eravamo tutti coetanei ora sono io il più giovane: loro mi danno tanti consigli e io cerco di imparare da loro il più possibile».
Qual è il giocatore a cui stai cercando di “rubare” più segreti?
«Cerco di ascoltare e osservare attentamente tutti i miei compagni, per affinità di ruolo però quello con cui mi alleno più a stretto contatto ovviamente è Nicola Savoldelli, che già mi sta insegnando alcuni trucchi del mestiere».
Cosa ti chiede coach Del Re quando sei in campo?
«Lui vuole che interpreti il ruolo di playmaker secondo le mie caratteristiche, che sono un po’ diverse da quelle di Savoldelli dato che nasco come guardia. Sono un giocatore di gamba e quindi insiste molto con me sul fatto che debba mettere tanta energia sul parquet e garantire alla squadra un cambio di passo. Con lui mi trovo bene, sento la sua fiducia e questo mi spinge a dare il massimo ogni volta che scendo in campo».



