Due chiacchiere con Nicola Savoldelli, playmaker classe 1997 della Gema: «Bella vittoria contro Oleggio, ma la strada è ancora lunga»
Che sia fondamentale o un passaggio di poco conto questa vittoria pre-natalizia della Gema Montecatini contro Oleggio ce lo dirà il proseguo di stagione. Il successo intanto fa rialzare un po’ la testa alla squadra del presidente Cardelli e ai suoi protagonisti. Uno di questi è il playmaker Nicola Savoldelli, classe 1997, al primo anno a Montecatini.
Partiamo da sabato: battendo Oleggio il Natale è un po’ più sereno
«Sì direi assolutamente di sì, abbiamo preso fiducia. Questa partita è servita per sbloccare quel periodo buio che stavamo affrontando. La vittoria non cambia tanto sulla classifica, ma sulle prossime 3 settimane nelle quali poi affronteremo altre 2 partite prima dell’inizio del girone di ritorno. Eravamo concentrati sul dover giocare al 110% davanti al nostro pubblico e il clima fantastico ci ha aiutato tanto».
Il momento era delicato
«Più che altro lo è sempre perché non siamo ancora “guariti” del tutto, come pensavamo di essere già ad inizio stagione. Dopo il buon momento iniziale con la vittoria contro la Libertas e nel derby contro gli Herons il mio ritorno pensavo infondesse una carica in più all’ambiente. Poi però è successo un qualcosa che ancora non ci è chiaro. Infatti sono arrivate le 5 sconfitte di fila, tutte uguali: te la giocavi nei primi due quarti poi arrivava il momento di buio e le squadre ti superavano senza problemi».
Cos’è che non andava con coach Origlio e cosa ha cercato di cambiare Angelucci?
«Mi son sempre trovato benissimo con Origlio, avevo un rapporto bellissimo. Poi certo ci son cose che succedono e quando si perdono le partite invece che mandare via i giocatori si punta tutti il dito verso una persona sola, l’allenatore. Ora però dobbiamo guardare al bene della squadra. Angelucci? Fin da subito ha pensato più all’aspetto mentale che all’aspetto tattico, privilegiando il divertirsi e lo stare bene insieme».
Com’è il clima nello spogliatoio ora?
«Sempre stato sereno, ma dobbiamo lavorare tanto sulla nostra testa, sulla concentrazione, perché questo è un fattore importantissimo per togliersi delle soddisfazioni. L’obiettivo principale è trovare la nostra identità che in un gruppo creato quasi da zero a inizio stagione difficilmente arriva con lo schioccare delle dita».
Infatti tra coach e giocatori è stata un’estate nuova per la Gema
«Sì, ma non ho faticato ad integrarmi. La nostra piazza è diversa dalle altre perché qui si mastica basket 24h su 24 con una società che ti mette a disposizione tutto il necessario per allenarti con tranquillità. Noi dobbiamo pensare solo a dare il massimo e sono sicuro che quando lo faremo ci divertiremo molto. Sembra tardi ormai? L’anno scorso a Bergamo abbiamo trovato la nostra identità a febbraio e a fine anno ci siamo giocati la semifinale play-off a gara-5 per andare in A2…».
A cosa dovrete stare attenti nel girone di ritorno?
«Per quello che penso dovremmo lavorare su noi stessi senza avere paura degli avversari. Le cose che sono successe in questo mese e mezzo non devono succedere più così come quei break in cui si spegneva la luce e e avversarie ci superavano agilmente».
Infine un pronostico per il proseguo del campionato?
«Vedo le due livornesi e Vigevano avanti alle altre, ma al di sotto c’è una bagarre clamorosa. Tutte sono battibili e giocando la nostra migliore pallacanestro potremo avere la meglio».



