Una chiacchierata con Gemma Bianciardi della Blu Volley: «Con Bracci tre salti di qualità. Dopo il duro inizio ora diremo la nostra!»
Dopo un inizio difficoltoso è arrivata la prima vittoria per la Blu Volley e ai nostri microfoni eccoci a parlare con la centrale Gemma Bianciardi, vero punto fisso della squadra di Bracci in questo inizio di campionato. «Sono molto ottimista, lo ammetto» esordisce proprio Bianciardi. «Credo che il peggio sia alle spalle. Ci serviva soltanto una vittoria per sbloccarsi e finalmente è arrivata. Fino ad ora avevamo avuto soltanto brutte sconfitte e vedevamo tutto nero, ma già da qualche giorno c’è più distensione negli allenamenti dove riusciamo anche a scherzare».
Cos’è che non funzionava? «Sicuramente non c’era una continuità, non si riusciva a fare scambi lunghi, ci si innervosiva a non buttare palla in terra. Inoltre doveva amalgamarsi un gruppo nuovo di 12 giocatrici che non avevano mai giocato insieme e non era semplice. Così piano piano, allenamento dopo allenamento si è trovata sempre un’intesa migliore anche con l’alzatrice che nelle prime partite era mancata. Le prestazioni a poco a poco sono migliorate e finalmente è arrivata la vittoria di sabato! Lì tutto è girato alla perfezione e il punto finale con il nastro che ci ha dato una mano è stato una risposta alla sfortuna iniziale».
Quali sono le differenze oltre il Covid che hai trovato in questa stagione? «Nonostante il gruppo sia stato totalmente rivoluzionato, è il primo anno dove mi trovo veramente bene con tutte le ragazze. Vedo inoltre un bel gruppo con un grande affiatamento, prerogative per una bella stagione. L’arrivo di un grande allenatore come Marco Bracci ci ha fatto fare dei grandi passi in avanti. Inoltre la scelta della società penso sia stata chiara nel selezionare un certo livello di giocatrici: c’è voglia di salire!».
«La stagione non era personalmente iniziata bene» confessa Bianciardi «tra Covid e problemi personali che hanno riguardato anche il mio ragazzo. Tra uno stop e altri problemi fisici non sembrava potesse iniziare nel modo migliore il campionato, ma piano piano mi sono e ci siamo riprese. La stagione è comunque ancora lunga, possiamo e dobbiamo rifarci dato che abbiamo tutte le carte in regola per fare un girone di ritorno da vera squadra e affrontare anche l’altra fase con la giusta cattiveria».
Come nasce la tua fast letale? «Non è una novità degli ultimi anni, ce l’ho sempre avuta, è la caratteristica che più mi si addice. Ho comunque dei margini di miglioramento e autocritica come sono credo di poter fare di meglio. Non è facile comunque la fast perché serve un’intesa importante con l’alzatrice che si sviluppa dopo tanti allenamenti. Rimane comunque il mio colpo migliore perché adoro giocare veloce. Se si pensa poi che da piccola ho fatto danza non ci si crede! Infatti è durata poco quell’esperienza, non era il mio sport. Sul parquet mi esprimo meglio!».
In cosa credi di poter migliorare e in cosa ti senti migliorata? «Sicuramente rispetto al passato mi sento di avere e di trasmettere in campo un’energia positiva. Sono più tranquilla e cerco di trasmetterla alle mie compagne, anche a quelle più umorali. In passato non era così perché nei momenti di difficoltà sbuffavo, non riuscivo a riprendere la concentrazione mentre ora sono molto più zen. Sul fronte opposto invece se devo trovare una caratteristica in cui penso di poter migliorare sicuramente dico il muro perché non sempre mi riesce al top».
UN TUFFO NEL PASSATO
Com’è stata la tua vita con la pallavolo? «Intensa sicuramente! Gioco da quando avevo 13 anni perché prima non potevo per un problema alla mano. Fin da piccola devi fare però un po’ di rinunce come le gite e i compleanni il sabato sera che ti fanno sentire in quel momento lontana dai compagni di classe. Quella è una parte della vita che un po’ mi è mancata, ma non ho rimpianti. Non ho avuto debiti, nè sono mai stata bocciata, ma sicuramente senza la pallavolo il mio profitto a scuola sarebbe sicuramente stato superiore, non lo nego! (ride, nda)».
«Dalla fine delle superiori poi ho iniziato a girare giocando a Trieste e Acqui Terme» continua Bianciardi. «Se la prima città è parecchio chiusa e non concede grandi divertimenti, nell’altra ho fatto una gran bell’esperienza. In seguito sono tornata nelle mie zone e ho lavorato in un’azienda di moda per 10 ore con il tempo libero che lasciavo per il volley. In seguito ho trovato un’azienda di integrazione via web che mi ha permesso di lavorare anche stando a casa. Ultimamente con questa emergenza sanitaria ho molto lavoro perché l’interesse delle persone verso la forma fisica e il benessere è aumentato quindi sono piena d’impegni!».
EMOZIONI SPORTIVE E MUSICALI
Il momento più bello nella tua carriera pallavolistica? «La vittoria del campionato di B2 nel 2013-14 con la Nottolini. In quell’annata ricordo un gruppo incredibile, dentro e fuori dal campo tanto da andare a ballare sempre insieme e rimanere a dormire spesso a casa di qualcuna. Lì ho conosciuto il libero più forte di tutti, Maila Venturi che non a caso ora gioca in A1 nel Bisonte Firenze. Ricordo la vittoria ai play-off contro Castelfranco quando dopo aver vinto fuori casa perdemmo tra le mura amiche…per poi conquistare la promozione ancora a Castelfranco!».
Quale canzone accosteresti alla tua vita da pallavolista? «La prima canzone che mi viene in mente quando penso alla pallavolo è Samba De Janeiro di Bellini. Il motivo? Da piccola per caricarmi guardavo fissa su Youtube il video del pallavolista Giba e questa era la colonna sonora del video che alla fine mi è entrata in testa. Altri due pezzi più recenti invece che mi fanno entrare nel mood-volley rimangono Ride it di Regard e Ti è mai successo? dei Negramaro».
Come vedi Gemma Bianciardi tra 15-20 anni? «Sicuramente una donna super in carriera, indaffaratissima con il lavoro. Non penso di arrivare a 40 anni giocando come fanno alcune, ma son sicura che fino a che il mio corpo mi farà giocare e sarò di grado di rendere al meglio non abbandonerò il parquet. Dal punto di visto sportivo comunque ritengo di essermi già tolta tante soddisfazioni. Oddio, ci sarebbe l’ultima: vincere un campionato di B1 e passare in A2. Fatto quello posso anche appendere le scarpette al chiodo!».



