Domenico Giacomarro lascia la Pistoiese sesta in classifica ma con poche certezze sul piano tecnico. Ed è di nuovo fatale Imola
Quando comincia l’avventura di un nuovo allenatore, viene spontaneo domandarsi da cosa questo possa ripartire e, contestualmente, che cosa abbia lasciato in eredità il predecessore. La certezza da cui iniziare è che Domenico Giacomarro ha concluso la propria avventura in arancione con più dubbi che certezze. Dubbi che si snodano in vari aspetti, non solo in quello prettamente legato al rettangolo verde e agli errori commessi, anche se ce ne sono diversi e di fatto mai riconosciuti dallo stesso allenatore. Partiamo però da una prima analisi meramente statistica di quanto fatto da Giacomarro sulla panchina della Pistoiese andando ad osservare i numeri.
I DATI
Sesto posto in classifica per la Pistoiese, frutto di quattro vittorie, altrettanti pareggi e due sconfitte. 16 i punti raccolti in 10 giornate, con la media di 1,6 punti a partita. La prima, ovvero il Tau Altopascio, viaggia a ben altre medie, con 25 punti raccolti sui 30 disponibili, ma hanno fatto meglio degli arancioni anche le big Forlì e Ravenna, rispettivamente 21 e 19 gettoni, la sorpresa Sasso Marconi (18) e il Lentigione (17). Dei 16 punti, nove sono arrivati al “Melani”, frutto di tre vittorie in quattro gare giocate, mentre in trasferta è andata peggio, con soli sette punti in sei match e appena un successo. 12 le reti realizzate (settimo attacco del girone), sette quelle subite (seconda miglior difesa dopo Forlì e Tuttocuoio). Complessivamente, un ruolino di marcia che non arriva alla sufficienza, considerando le aspettative di partenza del club e gli investimenti estivi. Il tempo per recuperare c’è, ma prima ci sarà da ricucire il margine con la vetta e ciò richiederà un grande sforzo sia fisico che mentale.
IL PERCORSO DEI SINGOLI
Analizzando invece il percorso dei singoli, c’è da dire come circa un terzo della rosa non abbia avuto un rendimento all’altezza delle aspettative. Le responsabilità vanno ovviamente divise tra Giacomarro e i giocatori stessi, ma è innegabile che da calciatori come Greselin, Kharmoud, Lauria, Pinzauti e Tascini fosse lecito attendersi qualcosa in più. Senza dimenticare coloro che non vestono più l’arancione come Caponi, Cardella e Tanasa. Le situazioni dei singoli differenziano per ognuno dei giocatori nominati, ma sarebbe impossibile fare un’analisi particolareggiata per ogni calciatore. Tra le note positive ci sono invece alcuni giovani come Cecchini, Diodato e Grilli, ma anche over come Polvani, Basanisi e Sparacello. Tutti loro, chi più, chi meno, hanno dato un buon apporto alla squadra nei due mesi di gestione Giacomarro. Uno degli obiettivi di Villa sarà quindi quello di alzare il livello di chi fino ad oggi ha reso meno, portando la Pistoiese ad avere la cosiddetta “rosa di venti titolari“.
UN GIOCO NON CONVINCENTE
Uno degli aspetti su cui Giacomarro ha ricevuto maggiori critiche riguarda il gioco espresso. Tante, troppe volte, l’Olandesina si è affidata allo schema del lancio lungo dalla difesa verso l’attaccante (Sparacello), nel tentativo di alzare il baricentro e fornire palloni buoni per l’arrivo in corsa dei centrocampisti. Un’idea tattica sulla carta interessante ma che quasi mai ha trovato riscontro concreto nei fatti. La Pistoiese si è infatti spesso trovata a pagare a caro prezzo l’eccessiva distanza tra i reparti, in particolare quello di centrocampo ed attacco. Le mezzali hanno segnato poco (due gol Basanisi, uno Grilli e Kharmoud), ma ancora peggio è andata agli attaccanti, col solo Sparacello in grado di avere un rendimento costante nell’arco delle settimane. Di contro, si è vista una buona fase difensiva di reparto e nei singoli, anche se con l’assenza di Bertolo, bravo nei fondamentali difensivi, meno in quelli di impostazione dal basso, qualcosa ha iniziato a scricchiolare.
LE CONCLUSIONI
Ciò che Giacomarro lascia in eredità a Villa è una squadra brava ad occupare con tanti uomini la propria metà campo, votata ad un gioco più concreto che “spettacolare”. Una formazione tipicamente da Serie D, capace di risolvere le partite con un guizzo o grazie agli episodi. Un undici, quello arancione, abile nell’eseguire alcune giocate tipiche del 3-5-2, col coinvolgimento costante degli esterni e il già citato lavoro sporco delle due punte. Dall’altro lato però alla Pistoiese è spesso mancato un piano B, un qualcosa di estemporaneo che potesse dare una svolta improvvisa alla partita. Una “colpa” che sicuramente va a Giacomarro ma anche alle caratteristiche della rosa, con pochissimi giocatori, escluso Larhrib, abili nel dribbling e capaci di creare superiorità numerica. A prescindere dal modulo, sarà compito di Alberto Villa restituire verve all’Olandesina e trovare la tanto agognata continuità di risultati.
ANCORA “FATAL IMOLA”
In chiusura merita spazio anche un ricorso storico che ha ormai assunto il contorno del dramma sportivo per la Pistoiese. Giacomarro ha guidato per l’ultima volta la squadra ad Imola, proprio come lo scorso anno era successo a Manolo Manoni. In quel caso il ko rimediato al “Galli”, unito all’allontanamento del diesse Rosati, portò il tecnico marchigiano ad un prematuro esonero da parte del garante De Simone. Curiosamente, la gara fu giocata il 1 novembre, appena due giorni prima del match di quest’anno. Non andò bene nemmeno a Marco Alessandrini il 15 maggio 2022, quando la sconfitta di misura coi rossoblu condannò la Pistoiese alla retrocessione. E anche in quel caso, Alessandrini chiuse la sua parentesi in panchina proprio ad Imola.




