Giacomo Cardelli ad Agrigento: «Il progetto migliore per la mia crescita»

Nuova avventura per l’ex coach rossoblu Jack Cardelli: sarà primo assistente alla Fortitudo Agrigento, tra le realtà più prestigiose di serie B

Qualcuno forse avrebbe messo la mano sul fuoco che sarebbe rimasto a Montecatini, per proseguire l’avventura cominciata nel 2014, quando a soli 22 anni diventò secondo assistente in serie B. Invece Giacomo Cardelli, 7 anni dopo, ha scelto di affrontare una nuova sfida lontano da casa. Nel mezzo, un lungo ciclo in rossoblu al quale ha dato tutto e dal quale ha preso altrettanto, diventando un uomo e un allenatore di pallacanestro a tutti gli effetti. Alessandro Fantozzi, Andrea Niccolai, Federico Campanella, Alberto Tonfoni, i capo allenatori da cui ha assorbito trucchi e insegnamenti e ai quali ha offerto entusiasmo e impegno. Finché il primo allenatore di Montecatini è diventato proprio lui, a 27 anni in serie B, ad inizio febbraio 2020, prima della pandemia.

È rimasto anche durante la scorsa stagione in C Gold, godendo di piena fiducia da parte della società Montecatiniterme Basketball, testimone del suo percorso di crescita e maturazione professionale. Ha allenato tre giocatori più grandi di lui e due del suo millesimo, il 1992. Complice un po’ di malasorte, i risultati non sono andati oltre una salvezza tranquilla e tempestiva, acciuffata conseguendo un record di 6 vittorie e 2 sconfitte nella seconda fase retrocessione. Tutto sommato, l’idea di riprovarci per puntare più in alto, sempre coi soliti colori cuciti addosso, non sarebbe stata poi così strampalata. Ma riflettendo, Jack ha capito che il suo percorso di crescita sarebbe dovuto continuare ad altre latitudini.

L’opportunità si è manifestata in quel di Agrigento, in terra sicula. Città d’arte, che nel dream team all time vanta niente po’ po’ di meno che Luigi Pirandello, il filosofo Empedocle e a pieno titolo anche il maestro Camilleri, che nella provincia agrigentina è nato ed ha ambientato tante delle scorribande del suo commissario Montalbano. Ma Jack non è lì in visita turistica, bensì come vice allenatore della Fortitudo Agrigento, a fianco dell’head coach Michele Catalani (ex Lucca). Dal 2014 al 2020 il club di patron Moncada ha disputato sei stagioni di serie A2, rischiando anche di centrare la massima serie nel 2015. Lo scorso anno si è autoretrocesso in serie B per ragioni di sostenibilità finanziaria, ma i biancoazzurri l’A2 sono andati ad un passo dal riprendersela, cedendo solo in finale playoff con Chiusi.

Insomma, Jack Cardelli lascia Montecatini per un’esperienza accattivante e di alto livello, con cui si auspica di fare un passo in più dentro il mondo del basket professionistico, oltre che affinare le proprie competenze in ambito giovanile. Cerchiamo allora di capire da lui stesso cosa lo ha portato in Sicilia e quali sono le coordinate di questa sua nuova rotta cestistica e di vita.

Sei arrivato da poco. Quali sono le tue prime impressioni?

«Sì sono arrivato martedì, Agrigento è un posto stupendo. Qua si sta benissimo, davanti al nostro residence ci sono due campetti, una strada e poi il mare. Anche il Palazzetto è molto vicino ed è un ottimo impianto. Qui c’è tutto, è il posto perfetto per chi vuole fare il professionista. Oltretutto con la foresteria e il residence siamo tutti vicini giocatori e staff, quindi possiamo fare gruppo da subito».

Che te ne pare della squadra? Il roster in via di allestimento pare molto competitivo, come l’anno scorso del resto..

«La squadra è indubbiamente interessante, con grandi profili per la categoria come Grande, Chiarastella (confermati, nda), Bruno, Morici (nuovi innesti, nda) e giovani molto promettenti, si sta formando un bel roster. Sono tutti ragazzi che lavorano sodo, ogni mattina c’è qualcuno che vuole fare individuale. In questo i più grandi sono da esempio agli altri. Siamo in un girone insidioso, ci sono avversarie attrezzate come Sant’Antimo, Ruvo di Puglia, Taranto, Salerno, ma le possibilità per fare bene ci sono».

Veniamo alla tua scelta. Dopo 7 anni a casa hai deciso, avendone l’occasione, di cambiare contesto. Quali sono le ragioni che ti hanno spinto a farlo?

«La mia idea era quella di muovermi da casa, perché non volevo rimanere legato solo a Montecatini. Essendo da anni in buoni rapporti con Michele, c’eravamo sentiti e sapevo che ci sarebbe potuta essere quest’opportunità. Quando poi Agrigento ha formalizzato l’offerta ed è uscita la notizia, il mio procuratore è stato chiamato da tre o quattro allenatori che gli hanno chiesto sorpresi “ma lui si muove da Montecatini?”. Ecco, ho voluto svincolarmi da quest’associazione immediata, che alla lunga rischia di essere un freno per la carriera. Volendo fare questo lavoro mi voglio e mi devo mettere in gioco lontano da casa».

Cosa ti ha convinto ad accettare la proposta della Fortitudo Agrigento?

«Agrigento è una piazza meravigliosa, ha un bellissimo progetto e ci sono un’organizzazione e un’etica del lavoro importanti, che sono tutte credenziali che cercavo. Ho scelto il progetto migliore per la mia crescita. Michele di pallacanestro ne sa a bizzeffe, come ho detto lo conoscevo ma non c’avevo mai lavorato e sin dalle prime riunioni mi ha colpito positivamente. È stata una conferma della mia decisione».

Non sei più legato a Montecatini come allenatore, ma come persona e appassionato di basket sì. Che ne pensi della situazione che si è creata in con due club iscritti al medesimo campionato?

«Prima di tutto mi dispiace tantissimo perché il 5 gennaio non credo che potrò presenziare al derby, visto che noi giochiamo l’8. Sognavo lo mettessero a Natale tipo Christmas day in NBA. Da estraneo penso che entrambe abbiano fatto e stiano facendo due ottime squadre. Per il movimento cestistico cittadino però credo che questa doppia presenza non sia il massimo. Invece di due squadre che puntano al vertice della C Gold, se unisci i budget in teoria puoi fare una squadra da playoff di serie B. Unire le forze sarebbe stata la miglior soluzione, in questo modo invece ci sarà inevitabilmente una competizione interna. Anche se guardando le cose in modo realistico, non poteva andare che così. Ciò che mi preme di più in assoluto è che il basket a Montecatini cresca nel miglior modo possibile, tornando magari dove merita di stare».

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

RISPONDI

Inserisci il tuo commento
Il tuo nome

LE ULTIME

Leggi anche

Nico Basket, che colpo a Perugia: le rosanero vincono di un punto

Grande successo esterno della Nico Basket che espugna il parquet del team umbro e rilancia le ambizioni in...

Pubblicato il bando per la riqualificazione dell’impianto sportivo “Edy Morandi”

L'avviso riguardante l'Edy Morandi comprende l'affidamento in concessione della progettazione esecutiva, l'esecuzione dei lavori di riqualificazione e la...

Seconda, Olimpia – San Felice atto quarto: sarà la volta buona?

Visto il meteo favorevole, Olimpia e San Felice dovrebbero finalmente disputare il loro derby dopo un mese di...

Volley C, ritorno al successo del Bottegone, Blu Volley sempre prima

Due bei 3-0: quello del Bottegone su La Bulletta rianima la salvezza, quello della Blu a Firenze la...