L’ex direttore sportivo della Pistoiese torna a parlare ripercorrendo le sue stagioni al Melani e analizzando questi primi mesi dell’era Iorio
«Le mie idee sono diverse da quelle della società» con queste parole, esattamente un anno fa, Gianni Rosati salutava la Pistoiese dopo essere arrivato in arancione il 20 gennaio 2022 a seguito del passaggio delle quote della Us Pistoiese 1921 dalla famiglia Ferrari all’imprenditore tedesco Stefan Lehmann.
Con una situazione di classifica a dir poco deficitaria, il direttore sportivo marchigiano si mise subito a lavoro riuscendo in poco tempo ad allestire una squadra competitiva che alla fine però dovette arrendersi ai playout contro l’Imolese che condannò la Pistoiese alla retrocessione in serie D. «La mia più grande rabbia – ha commentato Rosati – è quella di non essere riusciti a salvarsi nel primo anno di serie C. Ho fatto un grande errore, ed è quello di voler aspettare Barillà e non prendere Carpani che mister Alessandrini voleva a tutti i costi. Probabilmente ci saremo salvati. In quell’anno poi sono successe tante cose, come per esempio le letture sbagliate dei secondi tempi di Gubbio e Viterbo che ci hanno portato a pareggiare entrambe le partite. Tutte queste combinazioni mi hanno amareggiato, perchè la squadra era forte e lo dimostrano Moretti che è alla Cremonese, Seculin e Martina a Trapani, Di Massimo che segna sempre col Gubbio, insomma non meritavamo la retrocessione».
«Nella stagione successiva – ha proseguito l’ex direttore sportivo orange – la promozione è sfumata dopo aver lottato fino alla fine con la Giana Erminio che ha avuto l’exploit di quattro o cinque giocatori che negli anni precedenti avevano fatto poco o niente, mentre in quell’anno hanno fatto la differenza. Poi ci sono state un insieme di cose, come per esempio un inizio non proprio brillante, non certo per demeriti di mister Cascione, e quella partita col Forlì che non ci hanno permesso di rigiocare».
Anche lontano dalla città, Rosati non perde di vista la sua ex squadra e gli arancioni di mister Giacomarro li vede cosi: «Secondo me – ha spiegato Rosati – improntare una squadra nuova con calciatori che vengono tutti da altri gironi diversi, dove si gioca di più sull’aspetto tecnico e meno sul piano fisico, è stato azzardato. Vedo il calcio in maniera diversa, per esempio sulla questione del portiere. Non conosco gli under della Pistoiese ma io prediligo sempre un portiere esperto. La prima regola del calcio è quella di non prendere gol e l’over tra i pali ti assicura dieci punti in più, mentre il portiere giovane te li toglie. Sia per vincere che per salvarti devi avere l’asse centrale importante a partire dal portiere. Per il resto mi sembra che stanno sulla falsa riga di quello che hanno promesso. Hanno comunque approntato una squadra costosa e che punta a vincere».
Oggi ha salutato anche Andrea Caponi che nella stagione precedente è stato argomento di discussione tra Rosati e il patron Maurizio De Simone: «Caponi? Insieme alla società hanno fatto questa scelta e credo che con la Pistoiese si sia definitivamente chiuso un cerchio. A me piuttosto è risultato strano anche che fosse tornato. Per quanto mi riguarda, invece, io la mia scelta l’avevo fatta. Mi mancava un calciatore al centrocampo però avevo dato la squadra in mano a Tanasa, serviva un palleggiatore e volevo prendere Maldonado».
Due esperienze in arancione a distanza di venti anni che Gianni Rosati ha vissuto in maniera diversa: «Sono legato alla città e ai colori sociali. Indipendentemente da tutto ho trascorso due anni meravigliosi, perchè a differenza della prima esperienza in serie B dove abitavo a Carpi, ho vissuto la città, la tranquillità della gente e gli amici. In più ho avuto anche diverse soddisfazioni, visto che tanti giocatori adesso militano in serie C e in B».
Se potesse tornare indietro nel tempo chissà se Gianni Rosati accetterebbe di nuovo di affrontare l’avventura con De Simone: «Potrebbe anche essere – sorride l’ex direttore sportivo orange – , ma con Bozzi, Banchi e Vannucci mi sarei sentito più sicuro».



