Alla scoperta di “Gioco come sono”, il nuovo libro di Gigi Datome e Francesco Carotti: una narrazione trasversale, da Olbia a Istanbul, in cui trova posto anche qualche vecchia conoscenza pistoiese
In campo con la maglia azzurra finora si è visto poco per un problema fisico, ma Gigi Datome – rigorosamente Luigi per la mamma, Gigione per tutti – è stato comunque protagonista dell’estate nell’insolita veste di scrittore. Il suo “Gioco come sono” scritto con l’ex giornalista, ora dirigente della Virtus Roma, Francesco Carotti, è uno dei libri più letti sotto l’ombrellone. Lo testimoniano le tantissime foto postate dallo stesso capitano azzurro sui social, raccogliendo quelle scattate dai tifosi-lettori che si sono portati su spiagge da sogno e verdi montagne il libro di uno dei giocatori più rappresentativi del basket italiano degli ultimi 15 anni.
Una generazione imbrigliata in una fase delicata di quello che una volta era il Bel Paese anche sotto canestro, ma vogliosa di scuotere il torpore azzurro che dura da troppo tempo consapevole che la Nazionale traina tutto il movimento.
La sofferenza delle occasioni perse o sfiorate (vedi Preolimpico di Torino nel 2016) con Azzurra è una delle tante sfumature che compongono l’arcobaleno di emozioni che Gigi Datome regala nel suo libro, insieme all’apoteosi dell’Eurolega vinta con il Fenerbache, alle montagne russe dell’esperienza Nba e alla grinta di un ragazzo partito giovanissimo dalla Santa Croce Olbia per conquistare “il continente” a suon di rimbalzi e canestri.
17 euro sono poco più di un paio di aperitivi, ma chissà come mai scritti sulla terza di copertina di un libro sembrano un piccolo sacrificio. Se amate il basket, per prepararvi ai Mondiali e soprattutto per godervi questo splendido sport da vari punti di vista, il sacrificio sarà ripagato pagina dopo pagina.
Ogni baskettaro italiano ci troverà anche un po’ di sé e della propria squadra del cuore: basta vedere il lungo indice dei nomi finali, meticolosamente riportato stile libri di storia dell’arte delle superiori, con la pagina di riferimento. “Gioco come sono” infatti si può cominciare anche partendo da come mai Gigione cita Patti Smith o Pamela Anderson, Maurizio Crozza o Enrico Mentana, Herman Hesse o Gianfranco Zola. Ma anche – parlando di giocatori che hanno tinto la loro carriera di biancorosso – come e perché il capitano azzurro parla di Gek Galanda. O dell’amico Lollo D’Ercole, citato non certo a caso insieme a Bobby Jones e Olek Czyz. La ragione non è difficile e il racconto di quell’icredibile stagione capitolina in cui Totti e De Rossi facevano il tifo per la Virtus operaia di capitan Gigione arrivata ad un passo dallo scudetto, è uno dei più belli. C’è pure Jarvis Varnado e ci sono tantissimi nomi familiari a chi vive di basket. Da Kobe, a King James, da Michael Jordan a Allen Iverson fino alla generazione degli italiani vincenti “on the road” a cui manca (ancora) il sussulto azzurro. Da Danny Boy a Beli, da Ale Gentile, al “Gallo”.
C’è una Istanbul di cui sembra di sentire i mille odori e le mille sfaccettature di una metropoli sospesa tra mondi e culture diverse e c’è una Sardegna dal mare blu, come se l’avesse disegnato “il Fattori in vacanza”. Dei macchiaioli, la scrittura di “Gioco come sono” ha la stessa forza espressiva: getta qua e là macchie di passione senza voler per forza rifinire l’immagine e lustrarla, raccontando con efficacia un personaggio che ci ricorda in questi tempi duri, come mai ci piaccia tanto questo giochino a cui personaggi come Gigi Datome servono come il pane.



