In attesa di un incontro con gli interessati, veniamo quindi a spiegare chi siamo.
Il nostro centro vanta un rispetto per i cavalli che la stessa Enpa, nel 2012 ha riconosciuto, tanto da portare tre animali sequestrati da maltrattamento proprio a noi per far sì che potessero avere un futuro. Ricordiamo un puledro che soffriva di malnutrizione molto grave e un altro con enormi problemi di mascalcia ai quali ci fu detto dalla stessa Enpa, non era possibile dare il primolatte per mancanza di fondi e neppure cure agli zoccoli perché gli animali sotto sequestro non potevano essere toccati. Ci siamo presi ugualmente carico degli animali, salvandoli da morte certa, non per interesse personale ma per rispetto per un esser così nobile, li abbiamo rimessi in piedi, curati con le nostre energie in quanto i fondi che sarebbero serviti al loro sostentamento non erano in grado di coprire le spese veterinarie che necessitavano. Quando l’Enpa è tornata a riprendere gli animali li ha trovati in perfette condizioni, come è possibile leggere nelle relazioni comunali sul caso.
Nelle previsite del 2013 e del 2014 un rappresentante dell’Enpa era presente eppure non sono state riscontrate le tante non conformità che oggi ci accusano di avere avuto, dal 2014 in poi nessuno è più tornato, solo parole, solo accuse.
Peccato perché avrebbero potuto vedere con i propri occhi le cure che quotidianamente vengono apposte ai nostri animali, per fare alcuni esempi, e sfido molti dei possessori di equini a seguire un protocollo di questo tipo, dopo ogni sessione di allenamento (parliamo di circa un’ora, non di più), i cavalli vengono trattati con massaggi, ghiaccio, arnica, lavati e sistemati con le migliori attenzioni; ogni mese, tutti i cavalli presenti, a prescindere dal protocollo comunale, vengono visitati da veterinari competenti.
Nel nostro centro, visto che veniamo accusati di pensare al guadagno materiale, ci sono animali salvati dai maltrattamenti, scelte personali che non ci piace neppure sbandierare ai quattro venti ma quando è troppo è troppo. Baby, una cavalla che oggi ha 29 anni e che è diventata la mascotte dei bambini che vengono a trovarci, l’abbiamo “adottata” perché morente, in condizioni terribili ed oggi, alla sua veneranda età, è coccolata da tutti e portata ad esempio di quella che è la nostra filosofia con i cavalli che prima di tutto è una passione, è un sentimento che va oltre quello che viene strumentalizzato come interesse.
“Non potevamo vederla in quelle condizioni”, dichiara Chiara Bartoletti, figlia di Claudio Bartoletti, proprietario del centro, “i cavalli ci danno tanto e ci sembrava il minimo restituire quello che potevamo in termini di rispetto e cura così l’abbiamo presa con noi, curata, nutrita, ed oggi è la beniamina dei bambini”
Spesso veniamo chiamati per aiutare cavalli in difficoltà e non vi dico le condizioni in cui troviamo cavalli tenuti a detta dei proprietari “come figli”, senza la minima cognizione delle necessità di questi animali.
Ma veniamo ai cavalli della Giostra. L’opinione pubblica pensa che dietro la scelta di questi animali ci siano politiche economiche mirate, interessi, “soldi che girano”. Lo sapete chi sono i nostri cavalli? Scarti di ippodromo, cavalli problematici destinati al macello, cavalli maltrattati che proviamo in ogni modo a recuperare. E sapete cosa accade a questi cavalli appena mettono piede nel nostro centro? Nel loro libretto passano da cavalli destinati al macello, a cavalli “a vita”, ovvero animali che non potranno più essere uccisi per la carne e dei quali ci prendiamo cura o affidiamo a persone con le giuste competenze una volta finita la loro carriera agonistica , carriera che comunque consta di una, due gare l’anno, allenamenti brevi, tante cure e altissimi controlli medici, non parliamo di animali maltrattati o messi in condizioni di sforzi fisici e mentali abnormi.
Possiamo garantire che la salute dei nostri cavalli è nettamente superiore alla stragrande maggioranza di cavalli destinati a vivere a vita in un box di 3 mt per 3 quando va bene, mossi ogni tanto, sfruttati nei maneggi, nutriti solamente a fieno, non seguiti da veterinari e senza più la muscolatura che consenta loro di vivere una vita lontano dai malanni fisici e dal dolore. Una garanzia che ci piacerebbe, ripetiamo, venisse valutata personalmente da coloro che ci criticano sulla base di un fatto, tragico, tragicissimo ,dal quale, come molte altre persone in molti altri campi, non siamo stati purtroppo esenti e del quale, indipendentemente dalle decisioni che verranno prese, nessuno di noi si libererà facilmente perché quello che rimane dentro, non sbandierabile sui giornali, è un dolore personale che solo chi ha la sensibilità di voler capire può sfiorare. Non può certo comprenderlo chi strumentalizza un evento come la Giostra dell’Orso tappandosi gli occhi di fronte alle nefandezze che esistono in tema equino sullo stesso territorio e con le quali ci battiamo con i fatti e non con le parole ogni giorno, che cerca di far presa sull’opinione pubblica sfruttando la morte di due cavalli, strumentalizzandola nel modo più subdolo e demagogico possibile e che, da quanto tiene veramente alla causa, non si prende neppure la briga di valutare personalmente quello che dice.
Non solo, vorrebbe legiferare anche su “tempi di sicurezza”, su prestazioni, su velocità presunte, senza conoscere NIENTE di biomeccanica equina, di morfologia, di equitazione in generale, solo parole per portare avanti interessi trasversali, fare propaganda, accendere gli animi sensibili che non conoscono la verità. Chi sono i buoni e chi sono i cattivi in questa vicenda? Verificatelo con i vostri occhi oppure continuate a puntare il dito ma ricordate che quando puntate un dito verso qualcuno, tre dita sono puntate verso di voi.



