Addio a Baronti, Luca Scinto racconta il grande mecenate delle due ruote

Il ds storico della formazione di San Baronto ci racconta a cuore aperto Giuliano Baronti, presidente della Neri Sottoli scomparso mercoledì scorso

Il ciclismo italiano piange uno dei suoi più devoti mecenati, categoria oramai a rischio estinzione. Giuliano Baronti infatti, con la sua Neri Sottoli, ha sempre risposto presente quando c’erano le due ruote da far correre, sia a livello giovanile che a livello professionistico. Ha cominciato nel 1977, con la fondazione della Mastromarco, e non ha mai smesso, visto che solo pochi giorni fa la sua azienda aveva sponsorizzato il GP Neri Sottoli.it a La Stella di Vinci.

Un amore ed una passione per i pedali unici, che in pochi nell’Italia odierna hanno conservato. Per descrivere meglio la sua figura nel mondo del ciclismo e non solo, abbiamo contatto un suo fidato braccio destro: Luca Scinto. Luca è stato il ds storico del team di San Baronto, gestito da Angelo Citracca, che ha sempre avuto nella Neri Sottoli uno sponsor fidato e presente, anche nei momenti più difficili e delicati.

«BARONTI PRESENTE ANCHE NEI MOMENTI PIÙ BUI»

«Ho perso un vero amico – esordisce commosso Scinto –. Giuliano non era un semplice sponsor, ma anche un confidente che era sempre pronto a darti consigli, soprattutto nei momenti più duri. Con la nostra squadra ha collaborato per più di vent’anni, e nel periodo in cui sono stato a contatto con lui non ho mai smesso di ammirare la sua cordialità e la sua infinita ricchezza di valori umani e sportivi. Non mi stupisco se in fabbrica molti piangevano quando hanno saputo del suo addio. So che tanti penseranno che è scontato parlar bene di una persona quando muore, tuttavia v’assicuro che sarà un’impresa trovare qualcuno che rimarrà indifferente alla notizia. Lo piangeranno tutti, non solo la famiglia e la sua azienda».

AMORE A 360 GRADI

In particolar modo Baronti lascerà un grande vuoto nel mondo del ciclismo, di cui era certamente uno degli ultimi grandi mecenati. Su quest’aspetto Scinto sottolinea la sua attenzione a tutto tondo, anche, se non soprattutto, sulle categorie giovanili: «Quando c’era un’idea per un nuovo evento nel pistoiese, a qualsiasi livello, era sempre pronto. Diceva: “Vieni pure in azienda il giorno X all’ora Y”, ma era comunque pronto anche a ricevere in anticipo! Persino nell’ultimo periodo, quando la malattia ha iniziato ad incattivirsi, era pieno d’idee e progetti per nuove corse o collaborazioni».

Tra i suoi impegni più assidui e adorati c’era senz’altro il GP Industria & Artigianato di Larciano, il quale ha sempre avuto in Baronti un partner importante. «Quando la corsa riusciva bene e portava corridori importanti – rivela Scinto – esultava come se la sua squadra l’avesse già vinta. Ci credeva tanto in quest’evento, pure quando ha perso un pochino d’appeal qualche stagione fa. Se Larciano è divenuta una meta del ciclismo internazionale tanto lo deve, fra le altre cose, anche al lavoro e alla passione di Giuliano».

CHI SUPERAVA LA FATICA ERA GIÀ UN SUO IDOLO

Baronti non faceva distinzione neanche nei momenti di gioia: poteva esultare per un successo in una gara dilettanti così come per un titolo italiano, tripudio che Giovanni Visconti gli ha regalato addirittura per tre volte, di cui due di fila. Non aveva idoli o prediletti: per lui chiunque sapesse vincere la fatica sui pedali era da rispettare e onorare.

Luca Scinto sperava d’averlo al suo fianco ancora per tanto tempo: «Due anni fa io ed Angelo gli regalammo una targa per i vent’anni di collaborazione con noi. Eravamo certi che quella sarebbe stata la prima di tante e che avremmo dovuto già preparare quella per i 25 ed un’altra ancora per i 30 anni. Non ha mai smesso d’amare il ciclismo e penso proprio che non cesserà di seguirlo nemmeno da lassù».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe 1993, laureato nel 2018 in Scienze Politiche. Sviluppa la passione per lo sport in tenera età grazie alle discese fra i pali stretti di Tomba ed alle scalate sui monti italiani e francesi di Pantani. Nel mezzo, consapevole del cammino impervio che l'attende, inizia i suoi due grandi culti: l'Inter e la Ferrari. Ha due grandi sogni impossibili (o quasi): Leclerc campione del Mondo ed i Titans al Super Bowl.

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