GTG-Treviglio, Bruno Cerella: «Giocare a Pistoia per me ha un valore speciale»

«Non appena entro in campo, la prima cosa che faccio è salutare la maglia di Matteo Bertolazzi» così l’esterno di Treviglio alla vigilia del match con Pistoia

Parla di Treviglio come progetto ambizioso e soprattutto scelta di vita che l’ha spinto a scendere in A2 dopo quasi 200 gare (e tre scudetti) in A1 dove tante volte è stato avversario di Pistoia. «I playoff con Milano nel 2014, come dimenticarseli» ci dice Bruno Cerella che pur di parquet importanti ne ha calcati, di gare di cartello tra finali scudetto e sfide di Eurolega ne ha giocate, ma in un amen snocciola a memoria il dream team di quella Pistoia che la sua Olimpia superò solo dopo aver penato le sue cinque giornate di Milano, involandosi poi verso lo scudetto: «C’era Deron Washington, JaJuan Johnson, Brad Wanamaker vero?- dice l’esterno di Bahia Bianca, uno dei colpacci estivi del sontuoso mercato del club della bassa bergamasca – poi Galanda, Meini. Vincere a Pistoia è sempre stato difficile, il pubblico si infuoca e gioca con la squadra. E’ un campo caldo che si fa ricordare…e poi per me ha un valore speciale giocare lì. Non appena entro in campo, la prima cosa che faccio è salutare la maglia di Matteo».

La grande amicizia con Matteo Bertolazzi, suo compagno di squadra a Casalpusterlengo, nell’unico intermezzo in A2 di 13 stagioni filate nella massima serie, ha fatto di Cerella un avversario “speciale” per i colori biancorossi. Era la stagione 2010/ 2011, Teo e Brunito, allora giovanotto di belle speranze arrivato da una delle maggiori basket city argentine per cercare l’America in Italia, erano inseparabili. A settembre saranno 10 anni dalla scomparsa dell’eterno 7 biancorosso e lo squarcio sul cuore è lo stesso nonostante gli omaggi e i tributi che naturalmente non si contano. Nel 2014 Pistoia Loves Basket gli dedica un’appendice dei dvd cult per gli innamorati dei canestri pistoiesi e la storia di Teo in questo angolo di mondo a cui regala emozioni intense e un’umanità sconfinata  ha la voce narrante dello stesso Cerella. Che non ci pensa un attimo e presta il tuo caldo timbro italo-argentino al ricordo dell’amico come proposto dalla Seven For You.

Gesti che non si dimenticano, quell’essenziale che è invisibile agli occhi che è impastato nel basket secondo il gaucho che ha scelto l’Italia come seconda casa. Volto copertina per antonomasia, sorriso, bicipiti e ciuffo da principe azzurro più che da piccolo principe, si può ben dire che gli avvistamenti mondani di Cerella abbiano dato al basket più visibilità di molte campagne marketing studiate a tavolino. Ma nonostante calamiti i paparazzi un po’ come il Poz ai tempi d’oro, Brunito sui giornali alla fine ci è sempre finito soprattutto per l’amore sconfinato per il basket, tradotto in un grande impegno dentro e fuori dal campo con la fondazione Slums Dunk. Dal 2011 insieme a Tommy Marino, Cerella porta la pallacanestro nelle periferie del mondo, là dove il destino di molti bambini cresciuti troppo in fretta sembra già scritto: «Stiamo preparando i camp estivi – dice l’esterno della Blu Basket- io andrò in Argentina, ci sarà un altro camp in Cambogia e nei quartieri di Milano. In dieci anni siamo partiti dal Kenya e ora siamo presenti in 4 continenti e questo è stato possibile grazie all’aiuto di tanti volontari e al sostegno di tante persone. E’ incredibile perché il nostro obiettivo non è quello di scoprire talenti ma di dare con il basket, nuove opportunità alle persone».

Opportunità che Bruno Cerella – una vera fucina di idee e di progetti come si evince dalla sua seguitissima pagina social- ha visto nella sfida di Treviglio. Ripartendo dalla provincia, lontana dal jet set della pallacanestro. «E’ stata per me una scelta di vita – continua l’esterno che dalle minors pugliesi è arrivato fino all’Eurolega – per avvicinarmi alla città che ho scelto per vivere che è Milano. Potevo chiudere la mia carriera in A1, con il mio ruolo che tutti conoscono, ma ho scelto di uscire dalla mia confort zone per mettermi in gioco e scegliere un’A2 che volesse fare una stagione vincente. La proprietà Mascio è molto ambiziosa e vorrebbe fare il salto di categoria».

Progetti sostenuti dal titolo simbolico di regina del mercato ma apparentemente rallentati dalla falsa partenza che ha lasciato a terra praticamente subito Michele Carrea, caricando Alex Finelli in regia per ridare benzina ad un motore che strada facendo ha dimostrato di essere davvero di grossa cilindrata. Il roster è una specie di album Panini di specialisti in promozioni. Da Napoli con furore ecco Marini e quel Lombardi protagonista di un’altra Pistoia da libro cuore come quella del Diablo I, Sacchetti junior da Verona più uno spauracchio biancorosso di prima categoria come Marco Giuri. Ma guai a pensare a Treviglio come un’Olimpia in miniatura, una parata di stelle illuminate dalle supernova Luca Vitali e  Bruno Cerella che si sfidano a chi brilla di più . «Sono molto contento per ora di questa stagione, siamo un gruppo super, possiamo divertirci- continua l’ex Milano e Venezia – la convivenza tra veterani e giovani sta andando bene, noi sappiamo di doverli accompagnare e questa è la nostra forza. Finora abbiamo avuto tanti alti e bassi, periodi buonissimi in cui sembravamo invincibili e abbiamo perso con le ultime in classifica. Tutto dipende dal nostro approccio mentale, sappiamo che possiamo fare belle partite contro i più forti e brutte prestazioni con squadre dal potenziale più basso. Dobbiamo rimanere umili, sapendo che in questa fase della stagione le partite finiscono con pochi punti di scarto e quindi dobbiamo stare attenti ai dettagli».

Domenica i punti valgono doppio, dice Brunito, 37 anni a luglio, inossidabile icona social ma soprattutto veterano della nostra pallacanestro: «A Pistoia arriviamo da una sconfitta con Forlì che ci pesa– chiude Cerella – potevamo essere primi da soli ed invece siamo nel gruppone. Fare punti in trasferta su un campo così caldo, con una squadra grintosa come Pistoia avrebbe un doppio valore in questa fase in cui l’obiettivo non può che essere quello di posizionarci il meglio possibile. Siamo le sei squadre che potenzialmente lottano per salire, pensiamo ad una gara alla volta per prepararci alla fase finale per arrivarci con la miglior condizione fisica e mentale. Sappiamo che domenica sarà dura, dovremo limitare la loro carica partendo dalla difesa. Ci sarà da divertirsi, sperando di vincere».

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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